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Botta e risposta fra Sole 24 Ore e Cmc

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Centodieci aziende in affari con la CMC di Ravenna sono sotto inchiesta in Kenya e in Nepal. Così inizia il post di Alessandro Plateroti del Sole 24 Ore pubblicato su Facebook

 

Centodieci aziende in affari con la CMC di Ravenna sono sotto inchiesta penale in Kenya e in Nepal per associazione a delinquere, appropriazione indebita e truffa ai danni dell’erario. In poco più di 4 mesi, almeno 14 tecnici italiani alle dipendenze della CMC sono stati privati dei passaporti e bloccati alla frontiera da quattro diverse nazioni che avevano assegnato appalti all’azienda cooperativa ravennate.

In Kenya, dove la CMC è indagata per corruzione nelle gare d’appalto, sono già state chieste le dimissioni di quattro ministri per i loro rapporti con i mediatori inglesi della CMC e i suoi rappresentanti nel paese africano. A Nairobi, dove il caso CMC è stato affidato al nucleo di polizia contro il crimine organizzato, il governo ha disposto il blocco dei conti correnti dopo averli trovati senza un dollaro: secondo l’accusa, la cooperativa italiana avrebbe trasferito illegalmente almeno 200 milioni di dollari prima a Londra e poi a Milano senza aver aperto nemmeno un cantiere dopo quasi due anni dall’avvio dei progetti. Più che una crisi societaria, la bancarotta della CMC rischia di diventare uno scandalo internazionale.

Quella che avete letto è la sintesi della mia inchiesta sul crack della più grande azienda cooperativa delle costruzioni in Italia. Quello che ho scoperto dovrebbe far riflettere la Lega delle cooperative e quel che resta della sinistra italiana, azionista di fatto del sistema coop. Di solito, i giornali si occupano di crisi aziendali solo quando riguardano il settore privato, o scandali bancari. Per questo mi sono dedicato alla vicenda CMC: par condicio.

Fino alla scorsa primavera, cioè tre mesi prima del fallimento, i dirigenti CMC assicuravano a tutti che la cooperativa era sana e competitiva. Ora ha 900 milioni di debiti da ripagare, cantieri da chiudere e operai da licenziare: oltre alle cause dei creditori e del mercato. Cose del genere non fanno onore al movimento cooperativo: la crisi era ben nota a tutti in Lega Coop, ma la totale assenza di governance nei rapporti tra le aziende cooperative e la loro “holding di sistema” è una mancanza gravissima per chi rivendica una “diversità etica, culturale ed economica” rispetto alle imprese private.

La cattiva abitudine di lavare i panni sporchi in famiglia, evidentemente, è ancora ben radicata nel mondo cooperativo. Ma quando una cooperativa opera su scala internazionale, vince contratti milionari all’estero e si presenta come un esempio di competenza e correttezza, la cultura del “fare e non dire”, come quella del “dire ma non fare” diventa un boomerang: per la coop, i dipendenti e l’immagine del Paese.

(post tratto dal profilo Facebook di Alessandro Plateroti)

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QUI ALCUNI STRALCI DELL’INCHIESTA PUBBLICATA OGGI SUL SOLE 24 ORE

La Cmc, ha scoperto Il Sole 24 Ore, ha problemi ben più grossi di quanto si stato rivelato pubblicamente finora. In poco più di 4 mesi, e soprattutto con l’avvio del concordato, almeno 14 tecnici italiani alle dipendenze della cooperativa sono stati privati dei passaporti e bloccati alla frontiera da quattro diverse nazioni che avevano commissionato lavori alla Cmc: ora accusano tutti l’azienda di violazioni contrattuali, pretendendo in alcuni casi il risarcimento dei danni. E non è tutto: dopo la bancarotta, le ritorsioni contro la Cmc e i suoi dipendenti per i lavori non completati o mai avviati hanno registrato un pericoloso salto di qualità.

In Kenya, solo lunedì scorso, centodieci aziende con cui la Cmc ha avuto relazioni d’affari nei nuovi appalti sulle dighe o nei vecchi progetti infrastrutturali, sono state messe sotto inchiesta con l’ipotesi di associazione a delinquere, appropriazione indebita e truffa ai danni dell’erario: gli inquirenti stanno sequestrando tutte le fatture pagate dalla Cmc ai fornitori e persino quelle relative alle spese in alberghi e ristoranti. Le indagini della magistratura sono affidate alla divisione della polizia keniota specializzata nella lotta alla criminalità organizzata, e le accuse mosse finora sono già pesantissime: le ipotesi di reato sono la corruzione nelle gare d’appalto su opere per oltre un miliardo di dollari, la truffa ai danni dello Stato e appropriazione indebita.

Dalle prime indagini, si ipotizza che la Cmc abbia pagato tangenti a quattro ministri per ottenere i contratti sulle dighe di Arror e Kimwarerl: per tutti e quattro si prevedono le dimissioni, soprattutto perché non sarà facile spiegare ai magistrati per quale motivo non è mai stata fatta una due diligence sulla Cmc e i suoi progetti, ma soprattutto per quale ragione il contratto esecutivo sia stato firmato in corrispondenza del default della Cmc e parte dei pagamenti anche dopo l’ammissione alla procedura fallimentare. È da notare tra l’altro che la cooperativa sarebbe sotto inchiesta per corruzione anche in Sud Africa, dove ha realizzato un anno fa alcune opere pubbliche: stesse indagini sono in corso anche in Uganda. E non è tutto. La cooperativa italiana, secondo gli inquirenti di Nairobi, sarebbe «fuggita con i soldi della nazione» subito dopo aver ottenuto il concordato preventivo a Ravenna.

I legali della Cmc, ovviamente, respingono ogni addebito e si preparano alla battaglia legale, ma il Kenya ha già attivato l’Interpol per tracciare i movimenti di denaro della cooperativa: secondo gli inquirenti, almeno 165 milioni di dollari che il Kenya aveva avuto in prestito da Intesa Sanpaolo a fronte della garanzia del governo italiano (la Sace ha assicurato il credito), sarebbero stati ritrasferiti a Londra su un conto aperto presso una banca delle Westland e poi «spariti nel nulla».

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AGGIORNAMENTO, NOTA STAMPA DI CMC

In relazione a notizie diffuse oggi da un quotidiano economico, CMC precisa che quanto riportato è frutto di una ricostruzione distorta e fuorviante della realtà, quando non fondata su dati del tutto inveritieri.
La società non è mai stata in bancarotta ma, come noto, ha avviato una procedura di concordato in continuità, ammesso con decreto del Tribunale di Ravenna. È al momento in fase conclusiva l’elaborazione del piano previsto per il concordato, piano che sarà a breve approvato e presentato nelle prossime settimane.
Fra i molti errori contenuti nell’articolo, vale la pena di precisare in particolare che i lavori in Kenya sono stati aggiudicati ad una joint venture tra CMC e ITINERA e al momento non è stata formalizzata alcuna accusa alla società per i reati menzionati nell’articolo. Inoltre, nessun dipendente o collaboratore è mai stato messo agli arresti domiciliari per i fatti ipotizzati e nessuna richiesta di liquidazione è mai stata presentata per rimborsare investitori e fornitori.
Vale la pena precisare anche che CMC non è sotto inchiesta in Sud Africa in relazione ad alcuno dei suoi progetti, contrariamente a quanto falsamente riportato, e che per quanto riguarda le attività della società in Nepal uno dei due contratti è stato terminato da parte della stessa CMC a fine 2018 mentre l’altro non è mai partito in quanto non è mai stato versato a CMC l’anticipo contrattualmente previsto.

 

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