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Taiwan, ecco i meccanismi di dialogo troncati dalla Cina dopo la visita di Pelosi

Dialogo

Oltre a sanzionare Pelosi e la sua famiglia, la Cina ha sospeso o cancellato diversi meccanismi di dialogo con gli Stati Uniti, anche di natura militare. Tutti i dettagli

 

In reazione alla recente visita a Taiwan di Nancy Pelosi, la speaker della Camera americana, la Cina ha sospeso una serie di meccanismi di dialogo di alto livello con gli Stati Uniti. Non è l’unica ritorsione: Pechino sta tenendo delle grosse esercitazioni militari a fuoco vivo nelle acque intorno a Taiwan – non considera l’isola uno stato a sé, pur essendolo, ma una provincia del proprio territorio – e ha annunciato sanzioni contro Pelosi e i suoi familiari, ad esempio.

LA LISTA DEI MECCANISMI SOSPESI O CANCELLATI

La Cina ha interrotto o troncato il dialogo con gli Stati Uniti in otto aree. Come sintetizzato da Stuart Lau, giornalista di Politico che si occupa di questioni cinesi, non ci saranno più comunicazioni tra gli alti gradi militari di Pechino e Washington; niente più riunioni di lavoro tra i rispettivi ministri della Difesa; niente più dialoghi sulla sicurezza marittima; niente più meccanismi di rimpatrio dei migranti irregolari; niente più assistenza reciproca sulla giustizia penale; niente più dialoghi sul clima; niente più cooperazione contro i crimini transnazionali; e niente più collaborazione, infine, sulle politiche anti-droga.

Più nello specifico, a essere stati cancellati del tutto, e non soltanto sospesi, sono tre meccanismi di dialogo: quello tra i militari, quello tra i ministri della Difesa (non si faranno altre telefonate tra i due, dunque) e quello sulla sicurezza marittima (si tiene ogni anno).

IL COMUNICATO DEL MINISTERO DEGLI ESTERI CINESE

In un comunicato del ministero degli Affari esteri cinese si legge che “la speaker della Camera degli Stati Uniti Nancy Pelosi ha insistito nel visitare Taiwan senza tenere conto delle serie preoccupazioni e della ferma opposizione della Cina, interferendo seriamente negli affari interni della Cina, minando seriamente la sovranità e l’integrità territoriale della Cina, calpestando seriamente il principio dell’Unica Cina e minacciando seriamente la pace e la stabilità attraverso lo stretto di Taiwan”.

Il principio dell’Unica Cina afferma che la sola Cina legittima è la Repubblica popolare cinese (quella con capitale Pechino e guidata dal Partito comunista) e non la Repubblica di Cina (il nome ufficiale di Taiwan, una democrazia la cui capitale è Taipei). Pur considerandolo suo territorio e pur parlando di “riunificazione”, in realtà la Repubblica popolare cinese non ha mai governato Taiwan.

LE PAROLE DI PELOSI

Venerdì scorso Pelosi ha dichiarato che “non permetteremo [alla Cina, ndr] di isolare Taiwan”. Pechino infatti si oppone alla partecipazione di Taipei ai vertici internazionali e lavora per sottrarle quanti più alleati diplomatici possibile: al momento solo quattordici stati hanno relazioni formali con Taiwan.

Pelosi ha specificato inoltre di non volere un cambiamento dello status quo, riferendosi sia al mantenimento dell’attuale politica statunitense di non riconoscimento di Taiwan, sia all’opposizione americana a un eventuale tentativo cinese di invasione dell’isola.

IL COMUNICATO DEL G7

Giovedì il ministri degli Esteri dei membri del G7 –  il gruppo che riunisce alcuni dei paesi economicamente più avanzati: Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti, più l’Unione europea – hanno pubblicato un comunicato congiunto per criticare le esercitazioni militari cinesi intorno a Taiwan, sostenendo che Pechino non debba utilizzare la visita di Pelosi come “pretesto” per azioni aggressive.

Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha risposto dicendo che il G7 critica la Cina “immotivatamente” e che quelle di Pechino sono contromisure “ragionevoli e legittime per salvaguardare la sua sovranità e integrità territoriale”.

MISSILI CINESI VERSO IL GIAPPONE

Il Giappone – uno dei membri del G7 – ha esposto un reclamo formale nei confronti della Cina dopo che, durante le esercitazioni intorno Taiwan, cinque missili sono atterrati all’interno della sua zona economica esclusiva. Tokyo ha aggiunto che i lanci di missili cinesi verso le proprie acque sono stati probabilmente intenzionali.

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