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Cina, che cosa cela il caso della Charles University della Repubblica Ceca

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Il caso del centro di ricerca ceco-cinese istituito presso la Charles University della Repubblica Ceca – svelato da Ft – costituisce uno dei primi e pochi esempi noti di influenza diretta cinese nel mondo accademico dell’Ue.

 

Il caso del centro di ricerca ceco-cinese istituito presso la Charles University della Repubblica Ceca costituisce uno dei primi e pochi esempi noti di influenza diretta cinese nel mondo accademico dell’Ue.

Il centro (chiuso dopo che il problema è stato scoperto dai media) e le sue attività, comprese le conferenze annuali incentrate sulla Cina, erano cofinanziate dall’ambasciata cinese. Infatti il profilo tematico delle conferenze indicano una posizione decisamente favorevole alla Cina.

Anche i ricercatori cechi del centro (non più impiegati dell’università) hanno avuto finanziamenti segreti dalla ambasciata cinese ed, in particolare, per l’insegnamento di un corso sulla Belt and Road Initiative e per la selezione di potenziali studenti che sono stati successivamente invitati in Cina sotto il programma Bridge for the Future, un programma che riunisce giovani dell’Europa centrale e orientale e della Cina.

Un altro caso, che coinvolge l’Istituto Cina-Cee di Budapest, può servire come esempio dell’inserimento diretto della Cina nell’ambiente accademico. I risultati dell’istituto, il primo think tank della Cina in Europa, includono articoli e studi sull’immagine della Cina (i risultati della ricerca avrebbero dovuto essere tradotti in cinese) e altri elementi che avvicinano l’istituto a diventare uno strumento diretto della propaganda cinese.

Nell’Europa centrale e orientale, finora non è stata adottata alcuna risposta ufficiale da parte di alcuno Stato, forse perché la portata e l’impatto della possibile influenza accademica della Cina sono stati percepiti come limitati.

Le università cinesi e gli studenti cinesi sono generalmente infatti ancora considerati una componente tipica e non problematica dell’internazionalizzazione accademica e degli scambi internazionali, nonché una fonte aggiuntiva di finanziamenti tramite le tasse universitarie.

Fino a poco tempo fa le università sembravano piuttosto ignare dei rischi associati alla cooperazione con alcune entità cinesi, incluso l’insegnamento e l’outsourcing dell’insegnamento agli Istituti Confucio cinesi.

Anche le associazioni di studenti e studiosi cinesi locali (CSSA) sembravano contente di limitare le loro attività alla proiezione di film patriottici e all’organizzazione delle celebrazioni per il capodanno cinese.

Tuttavia, il numero di studenti cinesi nella regione è in aumento, grazie alle nuove opportunità di cooperazione fornite sotto l’egida della piattaforma 17 + 1, quindi si può ipotizzare ragionevolmente un aumento del soft power cinese.

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