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Argentina

L’effetto Milei (e non solo) sul commercio tra Argentina e Cina

La Cina non è più il primo partner commerciale dell'Argentina, ma è scivolato al terzo posto. C'entra anche il posizionamento filo-Usa del nuovo presidente Javier Milei?

Non deve destare sorpresa quanto documentato recentemente dal ministero dell’Economia argentino in merito al fatto che la Cina non è più il primo partner dell’Argentina ma si è posizionato al terzo posto: il primo partner commerciale è l’Unione Europea, e ciò non può che costituire un’ottima notizia per l’Europa.

Se da un lato tutto ciò è stato determinato da un calo delle importazioni come delle esportazioni, le vere ragioni del ridimensionamento economico della Cina in Argentina dipendono sia dal fatto che la Cina ha indirizzato il suo export verso il Brasile, anche perché il presidente argentino ha chiaramente assunto una posizione filo israeliana e filo statunitense. Questo naturalmente non toglie che vi siano precise scadenze, come quella relativa a un prestito cinese che risale al 2009.

Una motivazione è relativa all’anti-comunismo esplicito professato dal presidente argentino. D’altronde non è certo un caso che fino a questo momento il presidente argentino non abbia incontrato il presidente cinese. Tuttavia, per comprendere chiaramente questa posizione dobbiamo fare un passo indietro e arrivare al 2022-23. Come sappiamo, economicamente l’Argentina ha un’economia caratterizzata da una iperinflazione e quindi da una situazione finanziaria assolutamente instabile. Proprio per questa ragione lo scorso anno il ministro dell’economia Sergio Massa, notoriamente vicino alle posizioni cinesi, si era recato in Cina proprio per rafforzare la partnership economica con la Cina. Un’altra criticità legata all’economia argentina è la carestia che ha colpito in modo molto duro l’agricoltura nel 2023.

Per quanto riguarda la partnership con la Cina, sappiamo che l’Argentina ha aderito alla Nuova via della seta nel 2022 con lo scopo di porre in essere una sinergia nel contesto delle infrastrutture, dell’energia e naturalmente del commercio. L ‘adesione che la Cina ha ottenuto dall’Argentina ha una precisa contropartita: Pechino aveva promesso di investire ben 24 miliardi di dollari. A giugno del 2023- come accennavamo poc’anzi – l’Argentina ha ottenuto un nuovo e consistente aiuto finanziario dalla Cina. Le due barche centrali hanno infatti rinnovato l’accordo 2020 in base al quale l’Argentina importerà proprio dalla Cina pagando non in dollari ma in yuan.

Alla luce di quanto abbiamo affermato, riteniamo però di dover fare alcune precisazioni sulla logica economica che sta alla base delle partnership che la Cina pone in essere con i propri alleati commerciali. Complessivamente parlando, gli investimenti cinesi sono relativi alle infrastrutture e all’energia. Tra i maggiori paesi che hanno beneficiato dei finanziamenti cinesi vi sono, oltre l’Argentina, naturalmente anche il Brasile, l’Ecuador, il Venezuela, la Russia, il Pakistan e l’Iran. L’indebitamento di questi paesi è un dato di fatto, ma questo indebitamento ha una dimensione peculiare: i debiti hanno scopi differenti. I prestiti fatti da Pechino sono prevalentemente relativi alle infrastrutture e all’estrazione, a differenza di quelli della Banca mondiale o del Fondo monetario. Ma esiste anche un altro dato di estremo interesse: i prestiti erogati dalle principali banche cinesi sono scesi in modo molto rilevante dal 2016 al 2021 con lo scopo di finanziare progetti più circoscritti. Non c’è dubbio che fra le motivazioni di questa ridefinizione della politica economica cinese vi siano la guerra economica con gli Stati Uniti, il Covid e l’attuale guerra in Ucraina.

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