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Tutti i sogni della Cina sull’Intelligenza artficiale

Cina Ai

La Cina vuole dominare il settore dell’intelligenza artificiale (AI) entro la fine del decennio. L’articolo di Giuseppe Gagliano

 

La Cina sogna di dominare il settore dell’intelligenza artificiale (AI) entro la fine del decennio. Nel frattempo, il Ministero della Scienza e della Tecnologia ha pubblicato una serie di linee guida alla fine della settimana. Il dossier titolato “Specifiche etiche per l’intelligenza artificiale di nuova generazione” pone l’accento sulla protezione degli utenti e detta sei linee guida generali per l’IA etica.

Queste regole richiedono che i sistemi di intelligenza artificiale siano sotto il controllo umano permanente e rimangano al loro servizio. Questi strumenti devono portare a migliorare la condizione umana, proteggere i dati privati, rispettare gli interessi fondamentali dell’umanità, ecc. Queste linee guida vietano anche alle IA di impegnarsi in attività illegali o che mettono in pericolo la “sicurezza nazionale”.

Il Paese sceglie un approccio “autoritario” e limita le possibilità di utenti e aziende in termini chiari.

Per diversi mesi, la Cina ha attaccato frontalmente i suoi campioni nazionali della tecnologia. Regola pesantemente le attività delle aziende il cui modello si basa sulla raccolta e l’utilizzo di dati personali mediante l’intelligenza artificiale. Su questo tema, la Cina ha recentemente adottato un regolamento per la protezione dei dati su Internet, l’equivalente del GDPR europeo.

L’obiettivo a medio termine è regolamentare gli algoritmi che costituiscono una minaccia alla “sicurezza interna, all’ordine sociale e all’ordine economico”, come presentato quest’estate dall’autorità responsabile del cyberspazio. Il regolatore vuole eliminare qualsiasi algoritmo dannoso per gli individui, come quelli che inducono i consumatori a spendere di più sui siti di e-commerce. Le piattaforme dovranno spiegare ai consumatori come funzionano i loro strumenti di raccomandazione e consentire agli utenti di Internet di rifiutarli. Dal lato dei social media, i sistemi che possono influenzare l’opinione pubblica sono costretti a ottenere l’autorizzazione amministrativa.

Da un lato le autorità cinesi affrontano a testa alta la questione dell’utilizzo dei dati da parte delle aziende, ma le amministrazioni statali ne sono esenti.

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