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Chi sono le aziende Usa che lavorano contro il Covid-19

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trump silicon valley

Come procede la partnership pubblico-privata annunciata da Trump contro il Covid-19. L’articolo di Marco Orioles

 

Nel proclamare venerdì dal prato delle rose della Casa Bianca lo stato di emergenza per Covid-19, Donald Trump ha annunciato il varo di una “nuova partnership con il settore privato” che avrà il compito di “incrementare enormemente nonché accelerare la nostra capacità di effettuare test sul Coronavirus”.

Si tratta di due esigenze stringenti in un momento in cui il virus avanza e i test disponibili sono non solo pochi (uno studio dell’American Enterprise Institute ha stimato in 26 mila il numero massimo di test che il Paese è attualmente nelle condizioni di fare ogni giorno), ma fanno il loro lavoro – ossia produrre un responso – in un tempo ancora troppo lungo.

La palla, dunque, è passata alla Food and Drug Administration (FDA), l’ente governativo che negli Usa ha l’ultima parola in materia di materiale sanitario. Ad essa, Trump ha affidato il compito di vagliare i test sperimentali che le aziende private presenteranno alla sua attenzione ed emettere, nel caso, un’autorizzazione di emergenza che l’attuale situazione eccezionale consente alla FDA di produrre in deroga alle (stringentissime) regole ordinarie.

Tutto ciò con l’obiettivo, parola di The Donald, di mettere a disposizione di nosocomi e laboratori “1,4 milioni di test aggiuntivi entro la prossima settimana e 5 milioni entro un mese”.

Come ha spiegato in quella circostanza il commissario FDA Stephen Hahn, l’ente è adesso in contatto con un’ottantina di aziende che hanno già manifestato l’intenzione di presentare alla sua attenzione un proprio test sperimentale sul Covid-19.

Di queste 80, ve ne è una il cui nome ha già fatto il giro del mondo dopo che a pronunciarlo – per esprimere riconoscenza – è stato proprio il presidente Usa durante la conferenza stampa di venerdì alla Casa Bianca

Si chiama Thermo Fisher, azienda leader nel settore della scienza medica con sede nel Massachussets, e già venerdì – in tempo dunque per dare immediata sostanza al progetto trumpiano di partnership pubblico-privata anti-Coronavirus – ha fatto sapere di essere in procinto di produrre fino a 5 milioni di esemplari di un test sperimentale sul Covid-19 che aveva già ricevuto la emergency clearance della FDA.

Il test si appoggerà allo strumento denominato “Applied Biosystems 7500 Fast Dx Real-time PCR” di comune reperibilità nei laboratory clinici d’America. Tempi tecnici per far arrivare quei cinque milioni di test ai destinatari: tre settimane.

La buona notizia ha naturalmente fatto subito il giro degli Usa, generando una sequenza di tweet entusiastici partiti anche da profili eccellenti.

 

 

L’entusiasmo è ulteriormente incrementato ieri dopo che il CEO di Thermo Fisher, Marc Casper, ha comunicato ieri a CNBC che la sua azienda ha avviato la produzione di massa e che detiene già uno stock di 1,5 milioni di test la cui consegna ai primi 200 laboratori del Paese era cominciata il giorno precedente.

“Ma incrementeremo la produzione fino a 2 milioni di test entro una settimana”, ha aggiunto Casper, “e quindi entro aprile saremo in grado di raggiungere il livello di produzione (desiderato) di 5 milioni di test alla settimana”.

Ma le buone notizie non finiscono qui, perché i test Thermo Fisher presentano anche il non trascurabile vantaggio di produrre il responso – parola di CEO –  a “circa quattro ore” dal suo arrivo in laboratorio, ossia un tempo quasi dieci volte inferiore rispetto ai tempi della diagnostica ordinaria.

Donald Trump aveva dunque ottime ragioni per essere ottimista. Anche perché non c’è solo Thermo Fisher.

Nello stesso giorno in cui la FDA dava luce verde all’azienda del Massachussets, anche un colosso come Roche annunciava di aver ricevuto l’ok per un nuovo test sperimentale che promette non solo la medesima massiccia copertura, ma anche la possibilità di produrre risultati in tre ore e mezza nonché di essere messo a disposizione dei Paesi che accettano la certificazione europea CE.

Il test sviluppato da Roche si chiama “cobas® SARS-CoV-2” ed è predisposto per essere processato dai sistemi cobas 6800 e 8800, anch’essi molto diffusi negli ospedali e laboratori d’America.

Una volta a regime, il combinato disposto di test e sistemi Roche permetterà di fornire nell’arco di 24 ore 1.440 risultati sfornati dal solo cobas 6800 e 4.129 dal cobas 8880.

La lotta al Covid-19 negli Usa continua, e parla la lingua del settore privato.

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