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Chi sono i top manager di Apple, Amazon e Microsoft che coccolano Biden

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Biden

Secondo Axios, attorno allo sfidante democratico di Trump, Joe Biden, si sta coagulando una schiera di manager dei colossi hi-tech come Apple, Amazon, Microsoft e Facebook che vantava solidi legami con la Casa Bianca obamiana

L’emergenza Coronavirus ha avuto l’effetto di porre in secondo piano, senza però farlo scomparire, l’evento più atteso nell’anno negli States e i relativi preparativi: le elezioni presidenziali del prossimo 3 novembre.

Nonostante le energie profuse dai media nel racconto epico della lotta al Covid-19, l’attenzione sulla disfida tra l’uscente Donald Trump e lo sfidante Joe Biden non è mai veramente scemata, rappresentando semmai un sottofondo costante di un flusso di notizie andate in tilt con la conta dei morti e dei contagiati da Coronavirus e le memorabili zuffe tra Casa Bianca e governatori sul materiale sanitario necessario e i lockdown.

Chi non ha mai smesso di monitorare le mosse dei contendenti è Axios, che questa settimana ha proposto un interessante approfondimento che squarcia il velo su uno dei fattori che più di altri potrebbe fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta: il supporto che ciascun candidato potrà vantare dal sempre più influente e danaroso mondo dell’hi tech a stelle e strisce.

È una battaglia, quella per assicurarsi il sostegno morale e soprattutto finanziario di manager ben ammanicati nel sottobosco del potere e della finanza e soprattutto dotati di un portafoglio più che pesante, in cui Axios, a meno di sei mesi dal giorno X, intravede un temporaneo vantaggio dello sfidante democratico.

Secondo Axios, attorno all’ex vicepresidente si sta coagulando una schiera di veterani del settore che vantava solidi legami con la Casa Bianca obamiana e dunque, direttamente o indirettamente, con il già vice del primo presidente afroamericano della storia americana.

Capitani d’industria e manager che, passato l’incubo socialista di Bernie Sanders, potranno ora sostenere la linea moderata di Biden innaffiandola con assegni a più zeri e soprattutto persuadendo amici e conoscenti a fare altrettanto – svolgendo cioè, per usare il termine americano appropriato, il ruolo cruciale del fundraiser.

Tra i vip che Axios considera già arruolati alla causa di Biden e impegnati a fare cassa per lui, si segnalano:

  • il presidente Microsoft Brad Smith e il suo predecessore Jon Shirley;
  • il general counsel di Amazon David Zapolsky;
  • il membro del board di Facebook (con un passato nella Casa Bianca di Obama) Jeff Zients;
  • il direttore delle partnership strategiche di Airbnb, Courtney O’Donnell;
  • il capo degli affair governativi di Hyperloop Michelle Kraus;
  • gli investitori Doug Hickey e Alan Patricof.

Nella lista, osserva Axios, è visibilmente assente il nome di un esponente del mondo delle telecom. Non è escluso tuttavia che la lacuna si colmi quando il manager di Comcast David Cohen – che già nell’aprile dell’anno scorso organizzò una raccolta di fondi per Biden – avrà fatto le sue mosse con l’approssimarsi della data del voto.

A questo primo elenco, Axios aggiunge anche una sfilza di nomi assortiti che, in un modo o nell’altro, godono di potere ed influenza nel settore dell’hi tech e vantano anch’essi rapporti pregressi con il candidato Dem e soprattutto il suo ex n. 1 Obama.

Si tratta di:

  • Louisa Terrell, veterana di Facebook oggi in McKinsey, che dopo aver ricoperto varie posizioni nell’amministrazione Obama è diventata tra il 2017 e l’anno successivo la n. 1 della Fondazione Biden;
  • Terrell McSweeny, storico membro dello staff di Biden prima al Senato prima e poi alla Casa Bianca che fu premiato con un ruolo nella Federal Trade Commission;
  • Tom Wheeler, già potente presidente della Federal Communication Commission sotto Obama;
  • Lisa Jackson, executive di Apple che Obama nominò al vertice della Environmental Protection Agency;
  • Scott Blake Harris, che negli anni di Obama ricoprì l’incarico di general counsel al Dipartimento dell’Energia.

Anche costoro, è la previsione di Axios, abbandoneranno presto ogni prudenza e si porranno nella tenda di Biden con il loro carico di buoni consigli e dollari loro e altrui.

Ma un ruolo decisivo nel portare a Biden il sostegno del mondo tech lo avranno, sempre a detta di Axios, due protagonisti del settore che il candidato Dem ha già reclutato come propri consulenti.

Si sta parlando di Cynthia Hogan, manager di punta uscente di Apple che occupa già una delle quattro poltrone del comitato ristretto che dovrà decidere il nome del vice di Biden. Anche Hogan vanta già una lunga collaborazione con l’aspirante presidente, di cui fu consigliera tanto ai tempi di Capitol Hill quanto in quelli di Pennsylvania Avenue.

E c’è poi Larry Strickling, che sotto Obama fu il capo della National Telecommunications and Information Administration e che ora, dopo aver sostenuto il tentativo del sindaco Pete Buttigieg di assicurarsi la nomination democratica, lavora nella campagna di Biden nel ruolo di coordinatore delle politiche.

Il consiglio di Axios è di annotarsi questi nomi. In caso di successo alle urne, sarà infatti a loro che Biden si rivolgerà nella migliore delle ipotesi per offrire loro posizioni più o meno di spicco nella sua amministrazione, e nella peggiore per ricevere i loro consigli sulle politiche da attuare con particolare riguardo al settore che conoscono meglio.

Nel passare sull’altro versante, quello dei sostenitori del presidente in carica, Axios non può fare a meno di notarne i ranghi ridotti rispetto alla squadra di Biden: un vero e proprio paradosso, visti gli enormi vantaggi accumulati dal settore tech grazie alle azioni di deregulation e ai tagli di tasse varati da The Donald, cui peraltro va anche il merito – dal punto di vista naturalmente dei colossi del settore – di aver rifuggito ogni tentazione di avviare indagini antitrust.

Ciononostante, Il cuore di Silicon Valley mai ha battuto per Trump, come dimostra lo sparuto numero delle sue anime  che si sta adoperando per la rielezione del tycoon.

Axios, a tal proposito, non può fare a meno di rimarcare i ben pochi operatori del settore presenti negli elenchi della Federal Election Commission come donatori della campagna di Trump: gli unici dotati di una certa riconoscibilità sono Doug Vetter, uno dei vicepresidenti di Apple, Frank Brod, chief accounting officer di Microsoft, e il consulente di Google Nest Chip Lutton.

Un caso a sé stante è quello del co-fondatore di Oracle Larry Ellison, che è uno dei pochi nella valle del silicio a non nascondere le proprie simpatie per Trump, ma anche uno che ha dovuto fare i conti con l’indignazione dei suoi dipendenti quando, lo scorso febbraio, ha organizzato una raccolta fondi in grande stile per la rielezione del presidente.

Se dunque il quadro qui delineato è quanto mai sbilanciato in favore di Biden, prudenza consiglia di prendere tempo prima di formulare il verdetto e dichiarare che Big Tech tifa all’unisono per Joe.

All’orizzonte incombono infatti le mosse di due veri e propri papaveri come il CEO di Apple Tim Cook e il co-fondatore di PayPal oggi al servizio di Mark Zuckerberg Peter Thiel.

Chi potrebbe riservare qualche sorpresa è proprio Cook, che dall’amministrazione Trump ha ricavato non pochi benefici inclusa la smaccata simpatia del presidente. Al momento però non si colgono suoi segnali di propensioni per l’uno o l’altro candidato, e non è escluso – parola di Axios – che alla fine per il CEO la decisione del popolo americano il 3 novembre prossimo sarà del tutto indifferente.

Ci sono meno dubbi invece sul sostegno che Thiel presto o tardi paleserà per il presidente come già fece nel 2016, venendo ricambiato con la nomina di un suo protetto, Michael Kratsios, a chief technology officer, e soprattutto con tanto tempo dedicato ad ascoltare le proprie critiche nei confronti di Google e dei suoi affari cinesi.

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