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Chi sono i 40 prof di diritto pro vertice Copasir a Fratelli d’Italia

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Copasir

Ecco la lettera-appello di oltre 40 costituzionalisti e giuristi – fra cui Onida e Baldassarre – ai presidenti di Camera e Senato sui vertici del Copasir. La presidenza del Comitato sui Servizi segreti spetta all’opposizione e non alla Lega, dicono in sostanza. Tutti i dettagli

Scendono in campo anche costituzionalisti e giuristi sulla questione ancora in stallo della presidenza del Copasir. Ecco le ultime novità sulla vicenda.

“Occorre dare un messaggio di legalità: se no si da l’impressione che i parlamentari possano fare qualsiasi cosa e non osservare la legge. Così ne deriva un messaggio assai negativo che getta discredito sul Parlamento e sulla classe politica”. A dirlo è stato Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte Costituzionale e uno dei firmatari dell’appello rivolto da oltre 40 tra costituzionalisti e giuristi ai presidenti delle Camere, per risolvere lo stallo sulla presidenza del Copasir visto che anche con il cambio della maggioranza di governo il presidente Raffaele Volpi della Lega non intende dimettersi nonostante il partito di Matteo Salvini faccia parte della coalizione che sostiene il governo Draghi. Per questo motivo Fratelli d’Italia, che è all’opposizione, rivendica la presidenza del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (qui le tensioni politiche e partitiche sul Copasir) candidando il senatore Adolfo Urso, che si è dimesso nel frattempo da vicepresidente del Copasir.

IL COMMENTO DEL COSTITUZIONALISTA BALDASSARRE SULLA PRESIDENZA DEL COPASIR

Nel videomessaggio, proiettato in una conferenza stampa al Senato, il presidente emerito della Corte costituzionale, Baldassarre – con un rimbrotto di fatto ai presidenti di Camera e Senato – chiarisce che “il problema della presidenza del Copasir è un piccolo problema, perché riguarda una delle tanti commissioni parlamentari, ma è un grande problema giuridico”. E spiega: “Questo problema è facilmente risolvibile: è sufficiente che chi ha la responsabilità di garantire la legalità nelle Camere, metta i partiti davanti alle responsabilità, ricordi loro cosa prevede la legge e si decida di conseguenza. Così si manda un messaggio negativo all’opinione pubblica in un periodo storico in cui non solo in Italia è in sofferenza il rapporto tra Parlamento e pubblica opinione”.

LE PAROLE DI BONINO SUL COPASIR

All’incontro stampa è intervenuta anche la senatrice Emma Bonino: “Questo conflitto non doveva neanche nascere perché la legge sul Copasir è chiara, su chi fa e chi controlla. E il precedente della presidenza D’Alema, che fu un accordo complessivo per violare tutti insieme la legge, sarebbe bene non evocarlo nemmeno. Mi auguro che da questo episodio si crei una maggiore sensibilità e attenzione”, ha detto l’ex ministro Bonino.

CHE COSA DICONO I 40 COSTITUZIONALISTI SUL COPASIR

“La legge, i regolamenti e la prassi parlamentare richiedono che alla presidenza del COPASIR sieda un rappresentante dell’opposizione, mentre dopo due mesi dall’insediamento del nuovo Esecutivo l’organo di controllo e garanzia dei Servizi di informazione e sicurezza continua ad essere presieduto da un esponente della maggioranza parlamentare”. Lo sottolineano 40 tra costituzionalisti, giuristi, docenti di diritto e scienza della politica, in una lettera-appello ai presidenti del Senato e della Camera, Elisabetta Casellati e Roberto Fico, che invece finora si sono di fatto lavati le mani sulla questione rimandando la palla ai gruppi parlamentari: “Fico e Casellati lasciano il Copasir alla Lega”, ha criticato per questo nei giorni scorsi il quotidiano comunista Manifesto.

I FIRMATARI DELL’APPELLO

Tra i firmatari del documento, sul quale si stanno raccogliendo altre adesioni, figurano il presidente emerito della Corte costituzionale, Valerio Onida, l’ex presidente della Corte costituzionale, Antonio Baldassarre; i docenti di diritto costituzionale Alfonso Celotto, Tommaso Frosini, Fulco Lanchester e Alessandro Morelli; i politologi Piero Ignazi, Alessandro Campi e Gianfranco Pasquino (che, come Ignazi, ad esempio, è di impostazione progressista). Ai vertici di Palazzo Madama e di Montecitorio, gli autori del documento chiedono di assumere “tutte quelle iniziative necessarie, che, anche sulla scorta di analoghi precedenti, possano ripristinare le condizioni di legalità costituzionale nel superiore interesse del buon andamento dell’attività parlamentare”. E a proposito di precedenti, ricordando la permanenza di Massimo D’Alema alla guida del COPASIR dopo la nascita del Govenro Monti, sottolineano che si tratta della “tipica eccezione che conferma la regola”.

CHE COSA SI LEGGE NELL’APPELLO DEGLI INTELLETTUALI SUL COPASIR

Ecco come si conclude l’appello di costituzionalisti, giuristi e politologi ai presidenti di Camera e Senato: “Alla luce delle considerazioni sopra espresse, auspichiamo che (i presidenti di Camera e Senato, ndr) – prendendo atto che l’appello per una soluzione politica non ha avuto, purtroppo, il seguito auspicato – intraprendano, in forza della autorità che gli deriva dal loro ruolo di primi Garanti dell’osservanza delle norme parlamentari all’interno delle Camere, tutte quelle iniziative necessarie, che, anche sulla scorta di analoghi precedenti, possano ripristinare le condizioni di legalità costituzionale nel superiore interesse del buon andamento dell’attività parlamentare”.

I CONTENUTI DELL’APPELLO A FICO E CASELLATI

“Nelle democrazie pluraliste contemporanee -scrivono gli autori del documento- la separazione dei poteri, uno dei cardini dello Stato di diritto, si declina, necessariamente, anche come garanzia delle opposizioni e del loro ruolo costituzionale. La tutela delle minoranze costituisce, del resto, essenziale presidio della dialettica parlamentare e, dunque, del principio democratico”. “In questo quadro si innestano le previsioni di rango legislativo, parlamentare e convenzionale che garantiscono adeguati spazi di partecipazione ai gruppi parlamentari di opposizione e la guida di alcuni fondamentali organi di garanzia. Per la stessa ragione, anche le fonti consuetudinarie e convenzionali che orientano le nomine e le elezioni dei componenti della Corte costituzionale e del Csm, conducono ad assetti concreti che prevedono la presenza all’interno delle stesse istituzioni di orientamenti culturali, visioni o sensibilità differenti e, dunque, a una composizione realmente pluralista”. “Si tratta di principi, di regole o, talvolta, di semplici ‘regolarità costituzionali’ che affondano le radici nell’inderogabile dovere costituzionale di solidarietà politica (articolo 2 Costituzione.), che impone a tutti i soggetti della Repubblica di sopire i conflitti e accantonare gli interessi di parte allorché siano in discussione le ‘regole del gioco’ e, dunque, i pilastri di quella reciproca fiducia su cui si regge ogni forma di convivenza organizzata”.
“Non a caso, del resto, per Costituzione (articolo 64, comma 1), i regolamenti parlamentari -ricordano ancora gli autori della lettera-appello- devono essere approvati con una maggioranza (assoluta) superiore a quella (semplice) per conferire o togliere la fiducia al Governo (articolo 94). In questo quadro, il legislatore ha inteso assegnare una precisa valenza costituzionale anche al ruolo dei rappresentanti dei Gruppi di opposizione in seno all’organo parlamentare a cui sono affidati i delicatissimi compiti di raccordo tra il Parlamento e il Sistema di informazione e sicurezza della Repubblica, tanto nella sua componente politico-governativa (presidente del Consiglio, eventuale Autorità delegata e ministri componenti del Cisr), quanto nella sua parte burocratico-amministrativa e operativa (Dis, Aise e Aisi)”. “Come è noto, infatti, l’articolo 30 della legge 3 agosto 2007, n. 124, il COPASIR è composto ‘da cinque deputati e cinque senatori, nominati entro venti giorni dall’inizio di ogni legislatura dai presidenti dei due rami del Parlamento in proporzione al numero dei componenti dei gruppi parlamentari, garantendo comunque la rappresentanza paritaria della maggioranza e delle opposizioni e tenendo conto della specificità dei compiti del Comitato’. Inoltre, in base al terzo comma della medesima disposizione ‘(…) Il presidente è eletto tra i componenti appartenenti ai gruppi di opposizione e per la sua elezione è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti'”. “In seguito alla formazione del Governo ‘Draghi’ e alla aggregazione dell’amplissima maggioranza parlamentare che sostiene lo stesso Esecutivo in entrambi i rami del Parlamento l’assetto garantista previsto in modo nitido dal legislatore risulta alterato. La legge, i regolamenti e la prassi parlamentare richiedono che alla presidenza del COPASIR sieda un rappresentante dell’opposizione, mentre dopo due mesi dall’insediamento del nuovo Esecutivo l’organo di controllo e garanzia dei Servizi di informazione e sicurezza continua ad essere presieduto da un esponente della maggioranza parlamentare”.

“Anche i precedenti parlamentari confermano la regola”, scrivono ancora gli autori della lettera-appello, soffermandosi poi su quanto avvenne dopo la nascita del Governo presieduto da Mario Monti, sostenuto da un ampio schieramento di forze politiche, esclusa la Lega. Proprio per questo l’allora presidente del COPASIR, Massimo D’Alema, rassegnò le dimissioni, in quanto espressione di un partito non più all’opposizione dell’esecutivo. Successivamente “non si procedette al doveroso avvicendamento con un esponente della Lega, in quanto per decisione unanime dei Gruppi parlamentari (e, dunque, anche del Carroccio) si ritenne di derogare alla regola confermando alla presidenza D’Alema”. Un caso che secondo gli autori della lettera-appello a Casellati e Fico “costituisce, la tipica eccezione che conferma la regola”, anche perché, a differenza della situazione attuale, la vicenda “riguardava, comunque, Gruppi parlamentari che si confrontavano con un governo ‘tecnico’ e non ‘politico’)” e si trattò “di una specifica applicazione del principio consuetudinario del diritto parlamentare conosciuto come nemine contradicente. Infatti, in conformità alla richiamata regola consuetudinaria -fondata sul presupposto della cosiddetta disponibilità del diritto parlamentare- in assenza di obiezioni e, dunque, all’unanimità, è possibile operare in deroga delle norme dei Regolamenti di Camera e Senato”.

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ECCO LA LETTERA INTEGRALE DI COSTITUZIONALISTI E GIURISTI AI PRESIDENTI DI CAMERA E SENATO SUL COPASIR

 Onorevole Presidente del Senato 

Prof. Avv. Elisabetta Casellati 

Onorevole Presidente della Camera dei Deputati 

Dott. Roberto Fico 

Roma, 20 aprile 2021 

Illustre Presidente Casellati 

Illustre Presidente Fico, 

i sottoscritti studiosi di diritto costituzionale, di diritto pubblico e di scienza politica sottopongono alle S.S.V.V. Ill.me alcune brevi riflessioni in ordine alla composizione del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, a seguito della formazione del Gabinetto presieduto dal Prof. Mario Draghi. 

Nelle democrazie pluraliste contemporanee la separazione dei poteri, uno dei cardini dello Stato di diritto, si declina, necessariamente, anche come garanzia delle opposizioni e del loro ruolo costituzionale. La tutela delle minoranze costituisce, del resto, essenziale presidio della dialettica parlamentare e, dunque, del principio democratico. 

In questo quadro si innestano le previsioni di rango legislativo, parlamentare e convenzionale che garantiscono adeguati spazi di partecipazione ai gruppi parlamentari di opposizione e la guida di alcuni fondamentali organi di garanzia. Per la stessa ragione, anche le fonti consuetudinarie e convenzionali che orientano le nomine e le elezioni dei componenti della Corte costituzionale e del CSM, conducono ad assetti concreti che prevedono la presenza all’interno delle stesse istituzioni di orientamenti culturali, visioni o sensibilità differenti e, dunque, a una composizione realmente pluralista. 

Si tratta di principi, di regole o, talvolta, di semplici “regolarità costituzionali” che affondano le radici nell’inderogabile dovere costituzionale di solidarietà politica (art. 2 Cost.), che impone a tutti i soggetti della Repubblica di sopire i conflitti e accantonare gli interessi di parte allorché siano in discussione le “regole del gioco” e, dunque, i pilastri di quella reciproca fiducia su cui si regge ogni forma di convivenza organizzata. Non a caso, del resto, per Costituzione (art. 64, comma 1), i regolamenti parlamentari devono essere approvati con una maggioranza (assoluta) superiore a quella (semplice) per conferire o togliere la fiducia al Governo (articolo 94). 

In questo quadro, il legislatore ha inteso assegnare una precisa valenza costituzionale anche al ruolo dei rappresentanti dei Gruppi di opposizione in seno all’organo parlamentare a cui sono affidati i delicatissimi compiti di raccordo tra il Parlamento e il Sistema di informazione e sicurezza della Repubblica, tanto nella sua componente politico-governativa (Presidente del Consiglio, eventuale Autorità delegata e Ministri componenti del CISR), quanto nella sua parte burocratico-amministrativa e operativa (DIS, AISE e AISI). 

Come è noto, infatti, l’art. 30 della legge 3 agosto 2007, n. 124, il CO.PA.SIR. è composto “da cinque deputati e cinque senatori, nominati entro venti giorni dall’inizio di ogni legislatura dai Presidenti 

dei due rami del Parlamento in proporzione al numero dei componenti dei gruppi parlamentari, garantendo comunque la rappresentanza paritaria della maggioranza e delle opposizioni e tenendo conto della specificità dei compiti del Comitato”. 

Inoltre, in base al terzo comma della medesima disposizione “(…) Il presidente è eletto tra i componenti appartenenti ai gruppi di opposizione e per la sua elezione è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti”. 

In seguito alla formazione del Governo “Draghi” e alla aggregazione dell’amplissima maggioranza parlamentare che sostiene lo stesso Esecutivo in entrambi i rami del Parlamento l’assetto garantista previsto in modo nitido dal legislatore risulta alterato. La legge, i regolamenti e la prassi parlamentare richiedono che alla presidenza del CO.PA.SIR. sieda un rappresentante dell’opposizione, mentre dopo due mesi dall’insediamento del nuovo Esecutivo l’organo di controllo e garanzia dei Servizi di informazione e sicurezza continua ad essere presieduto da un esponente della maggioranza parlamentare. 

Anche i precedenti parlamentati confermano la regola. Invero, a seguito della formazione del Governo “Monti” – a cui soltanto il Gruppo della Lega Nord negò la fiducia – si sarebbe dovuto eleggere alla Presidenza dell’organo bicamerale di vigilanza un componente dell’unico partito di opposizione. In tal senso, il Presidente del CO.PA.SIR. on. Massimo D’Alema – avendo votato la fiducia al nuovo Governo, in conformità alla scelta del suo Gruppo parlamentare – rassegnò le proprie dimissioni dalla carica e ciò proprio per agevolare la sua sostituzione con un esponente dell’opposizione. Tuttavia, in quell’occasione non si procedette al doveroso avvicendamento con un esponente della Lega, in quanto per decisione unanime dei Gruppi parlamentari (e, dunque, anche del Carroccio) si ritenne di derogare alla regola confermando alla Presidenza l’on. D’Alema. Il caso appena ricordato (che riguardava, comunque, Gruppi parlamentari che si confrontavano con un governo “tecnico” e non “politico”) costituisce, pertanto, la tipica eccezione che conferma la regola. Si è trattato, in quel caso, di una specifica applicazione del principio consuetudinario del diritto parlamentare conosciuto come nemine contradicente. Infatti, in conformità alla richiamata regola consuetudinaria – fondata sul presupposto della c.d. disponibilità del diritto parlamentare – in assenza di obiezioni e, dunque, all’unanimità, è possibile operare in deroga delle norme dei Regolamenti di Camera e Senato. 

Del resto, proprio nella corrente legislatura il predecessore dell’attuale Presidente del Co.pa.sir., l’on. Guerini, non ha esitato a rassegnare le proprie dimissioni il 4 settembre 2019 quando il gruppo parlamentare d’appartenenza ha deciso di passare dall’opposizione alla maggioranza, votando la fiducia al governo Conte II. 

In una forma di governo parlamentare come quella italiana la dialettica democratica non si svolge tanto tra Governo e Parlamento, quanto, piuttosto, tra l’Esecutivo, con la sua maggioranza, e l’opposizione parlamentare. Per questa ragione, le leggi, i regolamenti parlamentari, le convenzioni e le prassi parlamentari prevedono spazi, ruoli e procedure finalizzate a garantire l’opposizione, sino a delinearne un vero e proprio statuto costituzionale. Uno statuto dell’opposizione che reclama rigorosa osservanza, tanto più in un contesto emergenziale come quello che l’intera Nazione e le sue istituzioni stanno affrontando da oltre un anno. 

Nel quadro descritto, dunque, in assenza di un accordo unanime in senso contrario, la Presidenza del CO.PA.SIR. deve essere ricoperta da un componente dell’unico Gruppo parlamentare che non ha espresso la fiducia al Governo in carica. Ciò tanto in ossequio ad una espressa previsione legislativa, quanto nel rispetto di un fondamentale principio dello Stato costituzionale pluralista, in cui il classico principio di separazione dei poteri assume anche la fisionomia dei pesi e dei contrappesi che valgono a garantire l’equilibrio delle istituzioni e la contendibilità del potere politico. 

Alla luce delle considerazioni sopra espresse, auspichiamo che le S.S.L.L. – prendendo atto che l’appello per una soluzione politica non ha avuto, purtroppo, il seguito auspicato – intraprendano, in forza della autorità che gli deriva dal loro ruolo di primi Garanti dell’osservanza delle norme parlamentari all’interno delle Camere, tutte quelle iniziative necessarie, che, anche sulla scorta di analoghi precedenti, possano ripristinare le condizioni di legalità costituzionale nel superiore interesse del buon andamento dell’attività parlamentare. 

Con osservanza. 

Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte costituzionale 

Giuseppe Bernardi, professore di Istituzioni di diritto privato, Università La Sapienza di Roma 

Felice Blando, professore di Istituzioni di Diritto pubblico, Università di Palermo 

Gianluca Brancadoro, professore di diritto commerciale, Università di Teramo 

Alessandro Campi, ordinario di Scienze politiche, Università di Perugia 

Agostino Carrino, ordinario di Diritto pubblico, Università Federico II di Napoli 

Massimo Cavino, ordinario di Diritto pubblico, Università del Piemonte Orientale di Torino 

Alfonso Celotto, ordinario di Diritto costituzionale, Università Roma Tre di Roma 

Salvatore Curreri, professore di Diritto costituzionale, Università Kore di Enna 

Firoleto D’Agostino, presidente Tar a riposo 

Giovanni D’Alessandro, ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico, Unicusano di Roma 

Roberto Di Maria, ordinario di Diritto costituzionale, Università Kore di Enna 

Giampiero Di Plinio, ordinario di Istituzioni di diritto pubblico, Università Gabriele d’Annunzio di Chieti e Pescara 

Claudio Franchini, ordinario di Diritto amministrativo, Università Tor Vergata di Roma 

Tommaso Edoardo Frosini, ordinario di Diritto pubblico comparato e di Diritto Costituzionale, Università Suor Orsola Benincasa di Napoli 

Felice Giuffrè, ordinario di Istituzioni di diritto pubblico, Università di Catania 

Piero Ignazi, ordinario di Politica comparata, Università di Bologna 

Fulco Lanchester, ordinario di Diritto costituzionale italiano e comparato, Università La Sapienza, di Roma 

Isabella Loiodice, ordinario di Diritto pubblico comparato, Università Aldo Moro di Bari 

Vincenzo Mannino, ordinario di Diritto pubblico romano, prorettore Università Roma 3 di Roma 

Stefano Mannoni, ordinario di Storia del diritto medievale e moderno, Università di Firenze 

Francesco Marini, ordinario di Istituzioni di diritto pubblico, Università Tor Vergata di Roma 

Carlo Mirabile, professore di Diritto commerciale, Università La Sapienza di Roma 

Alessandro Morelli, ordinario di Diritto Costituzionale Università di Messina 

Ida Angela Nicotra, ordinario di Istituzioni di Diritto costituzionale, Università di Catania 

Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza politica, Università di Bologna 

Pier Luigi Petrillo, ordinario di Diritto comparato, Università Unitelma Sapienza di Roma 

Cesare Pinelli, ordinario di Diritto pubblico, Università La Sapienza di Roma 

Anna Poggi, ordinario di diritto costituzionale, Università di Torino 

Daniele Porena, professore di Istituzioni di Diritto pubblico, Università di Perugia 

Ezechia Paolo Reale, segretario generale Istituto internazionale per il diritto penale e i diritti umani, Siracusa 

Maria Grazia Rodomonte, professore di Diritto pubblico comparato, Università La Sapienza di Roma 

Leopoldo Sambucci, ordinario Diritto commerciale, Università di Foggia 

Salvatore Sfrecola, presidente Associazione Giuristi di amministrazione, Roma 

Giuliana Stella, ordinario di Dottrina dello Stato, Università Federico II di Napoli 

Daniele Trabucco, professore di Diritto costituzionale italiano e comparato e Dottrina dello Stato, Libera Accademia degli Studi di Bellinzona/Centro Studi Superiori INDEF di Bellinzona 

Fausto Vecchio, professore di Diritto costituzionale, Università Kore di Enna 

Giuseppe Vecchio, ordinario di Diritto privato, Università di Catania 

Claudio Zucchelli, presidente aggiunto onorario del Consiglio di Sato 

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