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Chi plaude e chi borbotta per la mossa (filo Biden) dell’Arabia Saudita col Qatar

Che cosa cambia dopo che l’Arabia Saudita ha abolito l’embargo aereo nei confronti del Qatar e quali sono i Paesi favorevoli o dubbiosi sull’intesa. Le analisi di Bianco (Limes), Olimpio (Corriere della Sera) e Ispi

L’Arabia Saudita ha abolito l’embargo aereo nei confronti del Qatar, mossa seguita anche da Bahrein, Egitto ed Emirati, che si sono accodati per scelta e perché non avevano molte alternative.

“Un accordo con una proiezione internazionale. Un’intesa che mette fine a tre anni di contrasti che vanno ben oltre i confini regionali”, ha sottolineato Guido Olimpio del Corriere della Sera: “Svolta cementata dal vertice ad Al Ula, località a nord di Medina, dove si è riunito il Consiglio del Golfo ed è arrivato anche l’emiro qatarino Tamim bin Hamad al Thani. A riceverlo Mohammed bin Salman, il figlio del re e erede al trono, ma soprattutto regista ambizioso (e impetuoso) nel regno”.

IL REPORT ISPI SULL’INTESA ARABIA SAUDITA-QATAR

“Alla fine ha vinto il pragmatismo – commenta l’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale – Dopo tre anni e mezzo, i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) hanno firmato un “Accordo di stabilità e solidarietà” che mette la parola fine all’embargo sul Qatar imposto da Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi e Bahrein. Ad annunciarlo è stato il principe ereditario della casa saudita Mohammed Bin Salman (MBS), ringraziando il Kuwait che insieme agli Stati Uniti ha svolto un delicato ruolo di mediazione per risolvere la crisi”.

IL PLAUSO DELL’EGITTO

Tutto finito dunque? Forse, scrive l’Istituto diretto da Paolo Magri in un focus: “Ma se Egitto ed Emirati Arabi Uniti plaudono pubblicamente alla riconciliazione, sarebbero ancora riluttanti a scendere a compromessi. Abu Dhabi, in particolare, continua a nutrire sospetti e diffidenza nei confronti del sostegno che Doha fornisce ai gruppi islamisti a Gaza, in Libia e altrove, senza considerare il fatto che l’embargo, in questi anni, ha avvicinato il Qatar a nemici ‘ideologici’ delle monarchie del Golfo come Turchia e Iran. D’altra parte, il Bahrein si è ripetutamente scontrato con il Qatar per l’applicazione dei confini marittimi, con diversi incidenti negli ultimi mesi che hanno visto la guardia costiera del Qatar intercettare le navi di Manama”.

L’ANALISI DI CINZIA BIANCO SU LIMES

La bozza d’intesa era sul tavolo già da fine novembre–inizio dicembre. Lo stimolo è venuto da Riyad, che guida questa riconciliazione dal carattere innanzitutto bilaterale, ricorda Cinzia Bianco, Research fellow su Europa e Golfo allo European Council on Foreign Relations, in un approfondimento su Limes: “La disponibilità saudita a riprendere il dialogo con Doha si è servita dei buoni uffici del Kuwait e della mediazione del genero di Trump Jared Kushner, che in occasione della sua visita in Arabia Saudita dei primi di dicembre aveva esortato il regno a riconciliarsi con Doha e a normalizzare i rapporti con Israele”.

LA TATTICA FILO BIDEN DELL’ARABIA SAUDITA

La vera ragione – secondo Bianco – sta nel tentativo dell’Arabia Saudita di riorientare la propria tattica in vista dell’insediamento di Joe Biden, “il quale – riflettendo un’opinione maggioritaria nel Partito democratico – ha speso parole tutt’altro che concilianti nei confronti dei sauditi. Questi ultimi, per quanto possibile, intendono dunque riposizionarsi per dimostrare al prossimo presidente degli Stati Uniti di poter essere un partner costruttivo in grado di stabilizzare la regione”.

LA SINERGIA FRA TURCHIA E QATAR

Anche la Turchia – rimarca l’analista su Limes – “guarda a questa riconciliazione con cauto ottimismo, cercando di tutelare i propri interessi. Dal 2017 l’alleanza tra Qatar e Turchia ha assunto una dimensione strategica. In cambio della protezione dall’ostilità saudo-emiratina, Ankara ha beneficiato di un assegno in bianco dal Qatar. La distensione nel Golfo è nel pieno interesse turco, a patto che faccia da preludio a un riavvicinamento con i sauditi a spese degli Emirati, emersi negli ultimi anni come i principali rivali geopolitici della Turchia”.

LA DICHIARAZIONE DELLA TURCHIA

L’analisi di Bianco trova conferma in un commento odierno che giunge da Ankara: “L’espressione della volontà comune di risolvere la disputa del Golfo e l’annuncio del ripristino delle relazioni diplomatiche con il Qatar alla fine del 41/mo Consiglio di cooperazione del Golfo è uno sviluppo gradito. Ci auguriamo che la dichiarazione di Al Ula, firmata alla fine del summit, porterà alla definitiva risoluzione del conflitto”, ha scritto in una nota il ministero degli Esteri turco, che già aveva accolto con favore i precedenti annunci sulla riapertura delle frontiere con il Qatar. “Con il ripristino della fiducia reciproca tra i Paesi del Golfo, la Turchia è pronta a sviluppare ulteriormente la cooperazione istituzionale con il Consiglio di cooperazione del Golfo, di cui è un partner strategico”, aggiunge la nota di Ankara.

CHI E’ DELUSO DALL’ACCORDO

Ma c’è chi non festeggia secondo Bianco: “La riconciliazione saudo-qatarina delude dunque Abu Dhabi, ancora fermamente convinta che il duo Ankara-Doha sia un avversario strategico. Malgrado non possano opporsi apertamente a Riyad (o a Biden) e debbano quindi sostenere retoricamente l’accordo, gli Emirati resteranno vigili e determinati a sottolineare qualsiasi passo falso di Doha. E a impedire da dietro le quinte che alla coppia Turchia-Qatar venga data carta bianca”.

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