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Chi ha finanziato in Libia Haftar (e perché le casse della Cirenaica non sono floridissime)

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Tutti i dettagli sulla situazione finanziaria della Cirenaica di Haftar

 

Come andrà a finire, l’offensiva lanciata da Khalifa Haftar contro Tripoli e il Governo di Accordo Nazionale guidato da Fayez al-Sarraj? Secondo Ulf Laessing di Reuters, questa domanda potrebbe presto trovare risposta. Che arriverà, però, non da più o meno improvvisi sviluppi militari, ma da un fronte non meno delicato: quello finanziario.

Per capire di cosa Leassing stia parlando, attingiamo dal suo lancio di ieri. Che parte da un quesito fondamentale: come si è sostenuto sino ad oggi il governo della Cirenaica con tutte le sue appendici, incluso l’Esercito Nazionale Libico (LNA) che il 4 aprile, dietro ordine di Haftar, ha marciato in direzione della capitale?

La risposta di Leassing è che la linea vitale della Cirenaica è stata costituita “da un mix di bond non ufficiali, denaro stampato in Russia e depositi delle banche dell’Est”. Una miscela esplosiva che, rileva Reuters, ha portato ad un accumulo mostruoso di debiti valutato in 35 miliardi di dinari libici, pari a 25,18 miliardi di dollari.

Ne è scaturito un problema che potrebbe molto presto scoppiare: da mesi le banche della Cirenaica non riescono a rispettare i requisiti minimi per le linee di finanziamento. Una situazione che potrebbe spingere la Banca centrale libica – alleata di Sarraj – a tagliare per questi istituti l’accesso alla valuta.

Come osserva Claudia Gazzini, analista dell’International Crisis Group, sulla Cirenaica incombe una crisi bancaria, con conseguenze potenzialmente devastanti sulla funzionalità del governo dell’Est e della sua macchina militare. Una crisi che non potrebbe essere risolta dagli sponsor internazionali della Cirenaica, astenutisi finora dal fornire ad Haftar sostegno finanziario (cosa che non ha impedito a Paesi come Egitto ed Emirati Arabi Uniti di mettergli a disposizione attrezzature militari).

Haftar ha finora potuto sostenere le proprie campagne con i fondi messi a disposizione dalla Banca centrale che, gestiti dalle banche commerciali dell’Est, hanno permesso al generale di acquistare – tramite il sistematico ricorso a lettere di credito – il materiale necessario, come le centinaia di veicoli che tre settimane fa hanno trasportato i soldati dell’LNA e tutto il personale di supporto sino alle porte di Tripoli. Questo significa che, se la Banca centrale prendesse provvedimenti nei confronti di queste banche, Haftar si troverebbe con le spalle al muro.

I problemi di Haftar peraltro non finiscono qui. Reuters nota infatti che una legge approvata a novembre dalla Camera dei Rappresentanti di Tobruk ha messo in piedi un’autorità per gli investimenti che, come in Egitto, assegna all’LNA il controlli di settori chiave dell’economia. Ma, perché questo veicolo possa funzionare, gestendo ad esempio le transazioni con partner stranieri, ha bisogno delle banche. E se queste ultime vengono stritolate dalla Banca centrale, tutto il castello crolla.

La situazione potrebbe precipitare presto: la Banca centrale ha già tagliato fuori tre banche dell’Est dal sistema di pagamenti elettronici, in una mossa che potrebbe preludere ad un blocco completo dell’operatività del sistema bancario della Cirenaica.

Alcuni diplomatici consultati da Reuters tendono in realtà ad escludere l’ipotesi di una decisione così drastica da parte del governatore della Banca centrale, Sadiq al-Kabir. Viene fatto notare, infatti, che un blocco delle banche dell’Est si ripercuoterebbe su quelle dell’Ovest, i cui flussi finanziari sono difficili da separare da quelle delle banche orientali.

Ma l’incognita più grande è rappresentata dalla reazione di Haftar. Il quale, di fronte ad una decisione estrema da parte della Banca centrale, potrebbe ricorrere all’opzione nucleare: vendere direttamente sul mercato il petrolio libico, bypassando la NOC.

La situazione in Libia dunque potrebbe svoltare da un momento all’altro. E la vera novità potrebbe non arrivare dai campi di battaglia.

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