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Chi in Francia critica Macron per la scelta di Breton a Bruxelles

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Che cosa si dice in Francia sulla decisione del presidente Macron di volere Breton al posto della bocciata Goulard come commissario europeo con deleghe su industria, spazio, difesa e digitale

 

Non si può dire che a Emmanuel Macron non piaccia rischiare. Dopo la bocciatura del Parlamento europeo della sua candidata commissario Sylvie Goulard per presunte questioni etiche, adesso scommette su Thierry Breton.

Imprenditore, ex ministro, per il governo francese è l’uomo giusto al posto giusto per un portafoglio al mercato interno rafforzato. La delega comprende industria, spazio, difesa e digitale. A Breton non mancano le competenze. Ma il suo background nel settore privato in società che si occupano delle materie che dovrebbe seguire a Bruxelles potrebbe procurargli un diniego per conflitto di interesse. Dubbi già manifestati da parlamentari socialisti, verdi e della sinistra radicale.

CHI È IL SUPERCOMMISSARIO DI MACRON

Diplomato all’Ecole supérieure d’électricité, parigino, 64 anni, Breton è stato dirigente di aziende pubbliche e private. Ministro delle Finanze tra il 2005 e il 2007 (presidenza Jacques Chirac) è visto come un politico di destra e tra i primi En Marche con Macron. Pare abbia il pallino del debito pubblico. Attualmente è Ceo di Atos, leader europeo dei sistemi di information technology. Società che ha beneficiato di generosi aiuti europei. È stato vicepresidente di Groupe Bull, presidente e Ceo di Thomson-Rca e di France Télécom.

DUBITARE BRETON. TUTTA COLPA DEL PANTOUFLAGE. ANCORA

Non tutti sono entusiasti. Di “scelta incomprensibile e rischiosa per Macron” dice apertamente un funzionario francese a Politico. Che Breton sia poi un interprete di primo livello del pantouflage, il sistema di passaggio di alti funzionari pubblici al settore privato e dal privato alla politica – il revolving doors –, pratica diffusa in Francia quanto espressamente vietata in altri paesi, è questione che può provocargli una severa “grigliata” in audizione parlamentare. Breton intanto ha già pianificato l’uscita da Atos e in caso di conferma venderà le sue azioni. Un gruzzolo di circa 34 milioni di euro.

UN FRANCESE NELLO SPAZIO

Preparazione professionale e politica a parte, Breton è appassionato di fantascienza: a suo nome si trovano tre romanzi sul genere. Nel 1984 ha co-scritto Softwar, presentato come un thriller tecnologico incentrato su un attacco informatico americano su computer sovietici. Se passa audizione e voto parlamentare, Breton nella Commissione von der Leyen si occuperà anche di spazio. E di spazio ne ha scritto in altri due romanzi: Vatican III  e Netwar.

Per qualche tempo ha diretto “Futurscope” parco tematico a metà tra giochi per bambini e famiglie e divulgazione scientifica a nord di Poitiers. Detesta le email, ma cura un blog.

SICUREZZA E DIFESA PRIMA DI TUTTO (E DI TUTTI)

Nel suo blog, tra l’altro, ha espresso – ben prima di Macron – l’idea di un Fondo per la sicurezza e la difesa europea: “Di fronte alla doppia sfida storica della sua sicurezza e del suo debito, l’Europa ha abbassato la guardia ed è ora a un bivio. Le tensioni geopolitiche, il terrorismo e la crisi dei migranti si stanno aggiungendo alle difficoltà economiche e alla disoccupazione. In assenza di un progetto unificante, i cittadini sono disillusi e talvolta tentati dalla facilità del ritiro nazionalista”.

(estratto dal Taccuino europeo pubblicato da Policy Maker)

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