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Chi è (e cosa non farà) Marta Cartabia alla Giustizia

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Marta Cartabia, ministro della Giustizia nel governo Draghi, è cattolica. Ha simpatie verso Comunione e liberazione. O Comunione e liberazione ha simpatie nei suoi confronti. L’articolo di Andrea Mainardi

 

È metà pomeriggio di una domenica di agosto. È il 21. È il 2011. Giorgio Napolitano è in Romagna per inaugurare il Meeting di Comunione e liberazione. Narrano le cronache che tra un salone e un salottino della Fiera di Rimini, l’allora capo dello Stato avvicini Marta Cartabia. Proposta: una seggiola alla Corte costituzionale. Ci fu pure un mezzo annuncio pubblico.

Un ex comunista e una giurista cattolica.

Gazzettieri in subbuglio.

Fatto sta che – nel giro di pochi giorni – la docente di Diritto costituzionale originaria di San Giorgio su Legnano a settembre viene nominata dal Presidente della Repubblica Napolitano a giudice della Corte costituzionale.

Dunque. È il 2011.

La stima nei confronti di Cartabia in breve tempo cresce.

Difatti, quasi subito diventa vice. E nel 2019 è la prima presidente donna della Consulta che custodisce la Costituzione. Pure giovane per i patri incarichi. (È nata nel 1963). Terminato il mandato nel 2020 torna in Università.

L’hanno tirata per la gonna più volte. Questa volta va a Palazzo Chigi davvero.

Cartabia è cattolica. Ha simpatie verso Comunione e liberazione. O Comunione e liberazione ha simpatie nei suoi confronti. Di fatto – è documentato: ha un rapporto molto laico (non laicista) nel dibattito comune. È molto rigorosa nei rapporti istituzionali. (Qui un breve ritratto di Start).

Tra poche ore dal suo ufficio da Emerito presidente – due passi: deve attraversare una strada – arriverà al Quirinale per giurare come ministro della Giustizia nel governo Mario Draghi. Davanti a un presidente delle Repubblica, Sergio Mattarella, che pure lì, in quel Palazzo della Consulta, aveva scrivania fino al 2015, prima di trasferirsi sullo stesso Colle.

Cartabia va in un Dicastero, quello della Giustizia, rubricato nella sua figura a ministero tecnico.

È invece uno dei punti chiave – politici – del novello governo Draghi.

Politicamente tra i più importati degli equilibri. Almeno stando agli ultimi questionamenti interni che hanno provocato il disarcionamento del Bisconte caduto prima dell’abortito principiare del Terzo.

Cioè: la giustizia. Giuseppe Conte con Bonafede (M5s) ha creato parecchi mal di pancia.

Un bel groviglio.

Che Cartabia, in un profilo da docente – non da magistrato di carriera – è chiamata a sbrogliare.

La sua nomina a ministro appare un capolavoro politico.

No, no. Non quello di Matteo Renzi che, a sua insaputa, ha scavalcionato il Conte bis spalancando a un governo Draghi.

Più sottile.

Qua siamo a ulteriori, copiose benedizioni dal Colle.

Con una a favore di camera gomitata di Silvio Berlusconi – dopo mesi causa Covid in Costa Azzurra – a Mario Draghi, in salutante saluto semi mascherato ieri l’altro con l’ancora incaricato PdC  – ormai PdC in attesa di fiducia parlamentare.

https://twitter.com/LeonardoPanetta/status/1359162438881542156

Atterrato a Roma, Silvio ne ha infilate. Sbagliandone mezza. Ha ritrovato il tocco.

Primo: si è portato a casa tre ministri.

Senza tirare fuori la calcolatrice, nei rapporti rappresentanti parlamentari, Forza Italia ha ottenuti con cencelliana larghezza: Renato Brunetta, Mariastella Gelmini e Mara Carfagna.

Eppoi il sovrappiù.

Cartabia non è in quota Forza Italia. Né altrove incasellabile.

Eppure dovrà gestire questioni sensibili per il centrodestra. E non solo. Il tema giustizia è molto sentito a sinistra. Che certe instradate manettare – a prescindere, così, non le percorrerebbero mica tanto. Anzi. Difatti…

Vediamo che farà Cartabia. A naso: non pare assembrabile in truppe da tricoteuses da camera con vista sulla ghigliottina.

Forse è poco. Ma la sua nomina sa di un segno – piccolo, quasi impercettibile, tra i pochi forniti dal bilancino offerto – della rotta Draghi.

Fosse invece uno dei più politicamente significativi?

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