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Che ne è della libertà ai tempi del Coronavirus? Il pensiero di Ocone

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“Ocone’s corner”, la rubrica settimanale di Corrado Ocone, filosofo e saggista, su Coronavirus tra cronaca e filosofia

Che ne è della libertà ai tempi del Coronavirus? È una domanda che dobbiamo porci, possibilmente al di fuori da ogni retorica, compresa quella liberale. E dobbiamo porcela, a mio avviso, ascoltando prima di tutto la voce della filosofia, la quale, permettendoci uno sguardo distaccato sulle cose, porta al concetto e può dare almeno un senso a quello che tutti stiamo facendo in questi giorni: isolarci, annullare gli impegni pubblici, tenere a freno la conflittualità politica, ecc. ecc. Senonché la filosofia, come è noto, “giunge sul far del tramonto”, come la nottola di Minerva (e mi si scusi se anche io faccio mia in questa occasione una metafora così abusata).

Il Coronavirus, con tutto quello che gli ruota attorno, interroga la filosofia, ma la filosofia non è ancora in grado di parlare (e nemmeno la storia visto che siamo sommersi dalla cronaca che in ogni momento ci porta davanti agli occhi nuovi scenari e ci impone decisioni rapide). Fatte queste doverose premesse, credo però che qualche brandello di verità, da questo faccenda, già la si può trarre. Intanto, l’acquisita consapevolezza che l’ideologia del Progresso è appunto un’ideologia, quindi è un pensiero errato. Essa, come è noto, fu elaborata dagli illuministi francesi due secoli e mezzo fa, ma da allora, pur essendo stata messa in crisi filosoficamente da più parti, è diventata, almeno qui in Occidente, un modo di pensare comune, quasi un a priori mentale: profondo e superficiale insieme. Fino a quando la storia, quando meno te lo aspetti, ti presenta il conto.

Spero che, con la boria progressista, possa aver fine pure quella stupida considerazione del Medio Evo come di un insieme di “secoli bui”, che è un altro lascito avvelenato dell’età che si è proclamata “dei lumi”. Una pandemia come l’attuale, ci trova inermi né più né meno come era per la peste a quei tempi. Cade quindi anche un altro mito, quello della Tecnica che tutto può: che controlla, previene, cura, salva. Certo, i vecchi virus sono stati sconfitti coi vaccini, benemeriti, ma altri e diversi e più resistenti possono sorgere in ogni momento.

La lotta dell’uomo con la natura non finisce mai: è la dialettica della vita. E in più la scienza è in mano agli scienziati, cioè a un gruppo umano come gli altri, con una buona quota di interessati e speculatori (la “feccia di Romolo” di vichiana memoria). E giungiamo infine alla libertà. Concepita in modo empirico, come ha fatto il liberalismo ideologico o l’anarchismo, essa va in tilt. E mai come in questi giorni sembra chiaro. Non hanno i liberali sempre considerato, da John Locke in poi, la libertà di associazione una delle prime e fondamentali.

Ora, con i mezzi forti della Cina o con quelli più laschi dell’Italia, ci è vietato giustamente l’assembramento. E non solo non protestiamo, ma chiediamo alle autorità e al governo di essere ancora più duri. Ci autoisoliamo, immemori di tante teorie liberali sulla “servitù volontaria” che è il preludio all’avvento dei regimi totalitari. Chiediamo protezione allo Stato e siamo disposti a cedere molta della nostra libertà al Leviatano.

Risulta confermata la tesi di Croce che, ad Einaudi che gli diceva che la libertà economica è un assoluto, ribatteva che ci sono dei momenti in cui c’è un bene più grande da salvare, come la Patria in guerra. E questa è come una guerra. Tutto giusto, ripeto. Non ci sono alternative. Ma la vera battaglia verrà poi. Saremo in grado di riprenderci tutta la libertà che ci è stata tolta, o saremmo stati per qualcuno solo i topi di laboratorio per un esperimento più vasto di ingegneria sociale e biopolitica?

Già sento dire che l’e-learning e lo smart working sarebbero non una necessità, che per fortuna la tecnica oggi ci concede, ma la realtà del futuro. E rabbrividisco, pensando alle politiche di “disciplinamento”, in senso foucaultiano, che ne potrebbero scaturire. La vita e la storia, e credo pure il liberalismo, sono un continuo bilanciamento di forze. Presto sarà il tempo di ritornare all’ Habeas Corpus. Non facciamo un mito, ma teniamocelo ben stretto.

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