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Che cosa succederà nel centrodestra dopo la vittoria di Fratelli d’Italia

Macron Meloni

Centrodestra a guida Fratelli d’Italia vittorioso (ma la Lega va sotto il 10%): fatti, commenti e scenari. La nota di Paola Sacchi

 

“Gli italiani sono stati chiari, da loro arriva l’indicazione di un governo di centrodestra a guida Fratelli d’Italia. Gli italiani avranno finalmente un governo che esce da una loro indicazione che spero non sia ignorata”, Giorgia Meloni nella notte elettorale a Roma, all’hotel Parco dei Principi, va subito all’immediata conseguenza del risultato elettorale. Il suo è un discorso rivolto all’intero Paese: “Se saremo chiamati a governare lo faremo per tutti gli italiani, cercando di unire, non dividere. È stata una campagna elettorale anche con toni violenti. Ora noi dobbiamo lavorare per ricostruire fiducia e rispetto per le istituzioni”. Prosegue Meloni: “Noi non siamo a un punto di arrivo, ma di partenza. Questo è il tempo della responsabilità, di unire gli italiani, perché siano nuovamente orgogliosi di sventolare il Tricolore”.

La presidente di FdI nel suo sobrio discorso, improntato all’unità del Paese, tiene a ringraziare particolarmente gli alleati Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, con Maurizio Lupi e le altre formazioni centriste, per il lavoro svolto. Non è un ringraziamento di rito. Meloni vince in modo netto rispetto agli alleati, va oltre il 26 per cento, ma non stravince con quel 30 per cento e passa che in FdI più di uno aveva agognato. Forza Italia tiene testa (almeno fino a notte) al “terzo polo” di Carlo Calenda e Matteo Renzi che non sfonda al 10 per cento e però sta a un’incollatura da FI, che è intorno all’8.

Se FI cala rispetto al 2018 (era al 14 circa), ma tiene rispetto al “terzo polo” e il coordinatore azzurro Antonio Tajani può affermare “grazie allo straordinario lavoro di Silvio Berlusconi” (che telefona a Meloni per complimentarsi): “Siamo noi l’unico centro”, la Lega flette. A notte era comunque risalita al 9 e oltre per cento. Ma è sotto la soglia psicologica della doppia cifra. Ed è un po’ meno della metà di quel 17 e passa per cento raggiunto alle altre Politiche.

Salvini a caldo su Twitter ieri aveva commentato: “Centrodestra in netto vantaggio sia alla Camera che al Senato! Sara’ una lunga notte, ma già ora vi voglio dire grazie”. E la notte di Via Bellerio è stata appunto lunga. Salvini parlerà stamattina alle 11 in una conferenza stampa.

Si apre una fase delicata per la Lega nazionale con la quale Salvini salvò il partito dal baratro del 3-4 per cento. Ma certamente mettere sullo stesso piano il risultato leghista, che deve pur fare i conti con i sorpassi da parte di FdI in Veneto e Lombardia, con il vero tracollo del Pd, che dopo 11 anni va all’opposizione, non sarebbe appropriato. Salvini perde, ma nell’ambito della vittoria del centrodestra. E il governo è sempre un potente collante.

In ogni caso il problema non riguarda semplicisticamente la leadership di Salvini, ma quello dell’equilibrio della stesso futuro governo. Meloni, se, come tutto lascia pensare, sarà alla guida dell’esecutivo (il nome sarà proposto al Capo dello Stato dopo un vertice del centrodestra), ora dovrà tenere in particolare cura il rapporto con gli alleati. Evidente che senza Lega e FI, FdI non governa. E la Lega ha in mano l’ “agenda” delineata a Pontida dove ha rilanciato sull’Autonomia.

Il Carroccio è uno strano animale camaleontico, il partito più antico del parlamento che ha resistito finora con i suoi leader a tutte le intemperie. E sarebbe un errore sottovalutarlo proprio nei momenti più difficili quando rischia di farsi più “pericoloso”.

A Pontida non a caso sul pratone per una decina di volte è risuonato il nome del fondatore Umberto Bossi che staccò la spina a Berlusconi nel 1994. Per tornare al governo poi con il Cav e cercare di ottenere il Federalismo il Senatùr preferì perdere i voti a doppia cifra che aveva al Nord. Salvini domenica 18 settembre da Pontida ha avvertito che la Lega non sta al governo “per il potere” ma per avere “il potere di cambiare”.  E l’esponente storico Roberto Calderoli ha ricordato, prevedendo evidentemente il calo dei voti: “Noi recupereremo presto i consensi perduti per esserci assunti la responsabilità di governare in un’emergenza, non siamo solo quelli che dicono no e stanno all’opposizione”.

Evidente la frecciata a FdI. Con cui la Lega governerà. Ma certamente ora il problema sarà trovare la “quadra” in un equilibrio un po’ troppo asimmetrico anche con FI. Forse la campagna elettorale a tre punte andava mixata anche con più momenti unitari, come ha osservato a “Quarta Repubblica” l’editorialista del quotidiano “La Verità” Daniele Capezzone.

La Lega in Toscana in particolare fa, comunque, un buon risultato ai danni del Pd. Il leghista Manfredi Potenti, ad esempio, sconfigge Andrea Marcucci del Pd, molto vicino a Matteo Renzi. E sempre in Toscana non vengono eletti gli esponenti dem Andrea Romano e Stefano Ceccanti.

Salvini in conferenza stampa questa mattina sottolinea l’importanza di avere “finalmente un governo eletto dagli italiani”. E che “durerà almeno cinque anni”. Fa i complimenti a Meloni e osserva che è stata brava a fare l’opposizione. Rivendica la scelta di aver interrotto l’esperienza del governo Draghi ma anche quella di avervi partecipato perché così “almeno è stato bloccato l’aumento di tasse come l’Imu”. Avverte però che se l’esecutivo fosse durato altri nove mesi “la Lega ne avrebbe sofferto”. E quindi avrebbe rischiato di andare anche sotto il 9 per cento. La Lega ora riparte dai suoi circa 100 parlamentari, “quota 100”, come quella realizzata cambiando la legge Fornero. Quanto a “ex parlamentari” che ne chiedono le dimissioni, il segretario federale della Lega avverte: “Il mio mandato è in mano ai militanti e non a qualcuno che non è stato ricandidato”. Si faranno 800 congressi ora dopo i 400 già fatti fino all’assise federale, “quando il governo di centrodestra sarà già in carica da qualche mese”. Salvini rilancia l'”agenda” di Pontida: Autonomia, decreti sicurezza, rottamazione delle cartelle esattoriali. Insieme con il  superamento della legge Fornero. “Sono andato a letto incazzato, ma mi sono svegliato carico come una molla, pieno di tanta voglia di lavorare”, chiosa così la nottata e il risveglio elettorale. Domani consiglio federale in Via Bellerio. Citando Umberto Bossi e la scelta che fece di ritornare con Berlusconi nel 2001 nonostante avesse “una marea di parlamentari” dopo lo strappo del ’94, il leader leghista osserva che è meglio stare al governo per cambiare le cose anche pagando il prezzo di avere meno parlamentari.

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