Mondo

Che cosa succede alla Lega di Matteo Salvini

di

Grillo Raggi

Ecco i possibili motivi della flessione della Lega di Matteo Salvini secondo gli ultimi sondaggi

Non sembrano fortunati gli occhiali di Matteo Salvini, che pure dovevano migliorarne l’immagine risalente al Papeete romagnolo. Dove il leader leghista investì nella scorsa estate come peggio forse non poteva la forza acquisita nelle generose urne delle elezioni europee di fine maggio, innescando tardi e male una crisi di governo incautamente finalizzata ad ottenere dal popolo i famosi “pieni poteri”. Che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte prese a pretesto per fargli un mezzo processo al Senato e creare le premesse di un ribaltone come mai si era visto, per tempi e modi, nella storia italiana, rimanendo disinvoltamente a Palazzo Chigi. Dove – per ironia della sorte favorita dall’emergenza virale – si è preso lui i pieni poteri governando con decreti presidenziali neppure bisognosi di ratifica parlamentare.

In questa situazione, abbandonate peraltro le felpe irrituali di Polizia, Vigili del Fuoco e simili, il leader leghista avrebbe dovuto guadagnare ancora altri voti, dopo quelli riscossi a fine maggio nelle elezioni europee. Invece ne ha persi continuamente, scendendo dal 34,3 per cento al 24,9 appena attribuitogli dal sondaggio Ixè condotto per la trasmissione televisiva “Cartabianca” di Rai3.

Eppure l’autorevole sondaggista Nicola Piepoli aveva avvisato recentemente gli avversari della Lega compiaciuti delle continue perdite del Carroccio di non cantare tanto vittoria perché a Salvini – aveva detto – “il 25 per cento non glielo toglie nessuno”. D’accordo, il 24,9 – al netto dei sospetti che possono essere nutriti per il committente del sondaggio Ixè – è quasi il 25, ma la cosiddetta tendenza alla discesa c’è. E qualche ragione per compiacersene il Pd di Nicola Zingaretti, distante ormai di soli due punti dalla Lega, ce l’ha sia perché Salvini si è sempre vantato dei tanti consensi in più avuti proprio rispetto a quel partito, più ancora che rispetto a Forza Italia nel centrodestra e ai grillini nell’anno trascorso insieme nel governo, sia perché bene o male il Pd è riuscito a contenere bene i danni della scissione di Matteo Renzi. Che nelle intenzioni di voto oscilla lillipuzianamente fra sotto e sopra il 2 per cento, per quanto spazio riesca a ottenere nelle cronache politiche con i grattacapi procurati a Conte e alla maggioranza giallorossa da lui stesso attivata a sorpresa nell’estate passata.

Ci sarà pure un motivo diverso dal “destino cinico e baro” che Giuseppe Saragat lamentava ai danni del suo Psdi per cui Salvini sta perdendo terreno, dopo tutto quello che era riuscito a guadagnare raccogliendo la Lega ai minimi termini lasciatigli da Umberto Bossi e da Roberto Maroni. E ciò peraltro mentre, a dispetto dei pieni poteri già ricordati, non brilla certo di chiarezza e successi, complici le complicazioni da coronavirus, il governo al quale l’ex ministro dell’Interno si oppone in una gara allo scavalco con l’alleata Giorgia Meloni. E Silvio Berlusconi con senso addirittura “patriottico” di “responsabilità”, anche a costo di disorientare pezzi di ciò che resta della sua Forza Italia, gioca a fare l’ala sinistra del centrodestra procurandosi gli apprezzamenti pubblici del presidente del Consiglio. Di cui tuttavia Stefano Folli su Repubblica scrive che “non cade e non va avanti”.

Un motivo del declino di Salvini è il declassamento dell’emergenza migratoria, da lui cavalcata con forza, per la sopraggiunta e maggiore emergenza del coronavirus. Un altro motivo è il suo perdurante sovranismo antieuropeo nel momento in cui la crisi economica e sociale prodotta dal Covid-19 ci obbliga ad aggrapparci e non ad allontanarci dall’Europa, come avvertono bene i ceti produttivi nel Nord amministrato dalla Lega anche al massimo livello, come Luca Zaia in Veneto, più ancora di Attilio Fontana in Lombardia.

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