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Che cosa si è deciso sull’ecosistema del Mediterraneo

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Mediterraneo

Italia, Spagna, Francia, Malta, Cipro, Grecia e Portogallo firmano intese strategiche per l’uso di tecnologie innovative. L’Italia per il 2020 si candida a ruolo di leader del Mediterraneo.

Nel Mediterraneo, le cui acque sono destinate ad alzarsi nei prossimi anni e dove la temperatura già oggi influisce sui cambiamenti climatici, l’Italia non vuole stare a guardare. Cercherà di mettere a disposizione tecnologie e saperi. È la sfida sulla biodiversità.

Un percorso a tappe da affrontare con collaborazione e, soprattutto, sapendo che i tempi della natura non sono programmabili. Con queste premesse il governo ha partecipato a Malta al vertice europeo sulle nuove tecnologie organizzato nell’ambito del MED7. Attorno allo stesso tavolo Italia, Spagna, Francia, Malta, Cipro, Grecia e Portogallo.

Il sottosegretario allo Sviluppo Economico Mirella Liuzzi (M5s) ha firmato, quindi, una dichiarazione sul futuro dell’ecosistema digitale nel Sud dell’Europa e un Memorandum d’intesa. Il punto centrale dei documenti firmati, sono l’impegno per l’uso delle migliori esperienze sulle tecnologie basate su registri elettronici distribuiti.

Ecosistema è accezione ormai larga, con una declinazione che investe settori trainanti dell’economia. Pezzi di mercato che interagiscono con la necessaria condizione che qualcuno li governi e li renda sostenibili. A Malta il sottosegretario Liuzzi ha detto di voler organizzare un nuovo summit a Bari a febbraio 2020 con l’intento di far guadagnare all’Italia un ruolo da leader. Un impegno che può accrescere il prestigio nazionale in una fase delicata nei rapporti tra gli Stati europei. I prossimi mesi dovranno servire a definire meglio questa aspirazione nazionale, puntando su aspetti precisi dove si può avere successo.

Intanto si è parlato di Blockchain. Questa tecnologia e più in generale le altre tecnologie basate sui registri distribuiti – ha detto la Liuzzi – possono essere un volano per promuovere le specificità dei nostri territori e tutelare i nostri prodotti da frodi e contraffazioni. Ricordiamo che dallo sorso anno l’Italia fa parte dei 22 Stati dell’Ue che hanno dato vita all’European Blockchain Partnership. Orizzonti larghi e interdisciplinari per rendere la piattaforma sempre più adatta alle esigenze di imprese e soggetti pubblici. Sappiamo che sul mercato ci sono applicazioni capaci di aiutare l’ambiente e le emissioni più nocive, mentre – per restare allo spirito dell’incontro maltese – l’Italia dovrebbe principalmente concentrare i propri sforzi sui mali del “suo” Mediterraneo.

“La temperatura del Mediterraneo può influire sugli eventi atmosferici con alluvioni disastrose e tornado molto violenti”, ha detto Antonello Pasini, fisico del clima del CNR. Non c’è da stare tranquilli, perché le temperature dei mari sono già di 1 o 2 gradi sopra la media. Gli scienziati non sono per le mezze misure e lo ripetono in continuazione, nella speranza di vedere cambiare i loro allarmi in decisioni serie. Ma le responsabilità su come muoversi riguardano la sfera politica che finora non ha mostrato grande slancio. Ha ragione Pasini che bisogna intervenire senza incertezze, tanto più che la coscienza ambientale è patrimonio ormai di migliaia di giovani. Se noi adulti non derubrichiamo questa passione ad “attimo fuggente” generazionale e non faremo nulla per contrastare i mutamenti climatici, la temperatura dei mari continuerà a salire, le acque diventeranno caldissime e migliaia di chilometri di territori saranno più che a rischio. Il tema delle tecnologie emergenti diventa cruciale per condividere esperienze ed attrarre investimenti, ha commentato il sottosegretario Liuzzi. Va bene, ma senza fatti concreti ed in breve tempo nessuno avrà voglia di difendere l’ecosistema del Mare Nostrum.

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