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Che cosa si dice fra ex e post Dc del professore bianco-giallo-rosso Giuseppe Conte

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Conte Dc

Pur immortalato, diciamo così, dai fotografi come direttore d’orchestra, Conte ad Avellino ha dato il meglio di sé – o il peggio, secondo i gusti – nel teatro Gesualdo commemorando il compianto Fiorentino Sullo su invito del presidente dell’omonima fondazione, il deputato forzista Rotondi

 

L’esordio fotografico di Giuseppe Conte come direttore d’orchestra, non bastandogli evidentemente tutti i titoli accademici e di governo accumulati in una carriera assai fortunata, almeno sinora, è inciampato la sera dello stesso giorno in cui il professore è stato ripreso ad Avellino nella visita ad un conservatorio.

Tornato a Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio non è riuscito a venire a capo della confusione dell’orchestra dei suoi ministri alle prese con la legge di bilancio ed ha dovuto rinviare la seduta del governo, che pertanto partorirà il documento atteso a Bruxelles solo all’ultimo, anzi ultimissimo momento.

Le anime, come eufemisticamente si chiamano i partiti, le correnti, sottocorrenti ed entità personali della maggioranza giallorossa da poco subentrata a quella gialloverde, non si fanno incantare dalle affabulazioni e dai metodi cortesi del presidente del Consiglio. Ciascuna di esse lo guarda in fondo con preoccupazione e diffidenza, a cominciare da quella maggiore, che è la grillina, ancora capeggiata dal neo-ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

Costui strizza l’occhio un po’ a Nicola Zingaretti, il segretario del Pd che gli ha appena fatto il piacere di proteggere in qualche modo la disastrata sindaca pentastellata di Roma Virginia Raggi dalla furia dei cittadini sommersi dalle immondizie, o finiti in qualcuna delle migliaia di buche stradali, e un po’ al transfuga Matteo Renzi, presidiando con lui l’Iva ed altro ancora, salvo scaricarlo su altri temi.

Ciò è avvenuto, per esempio, di fronte all’offensiva di Italia Viva contro i pensionamenti anticipati, difesi invece da Di Maio giusto per non fare un torto troppo grande all’ex alleato Matteo Salvini. Del quale ogni tanto il ministro degli Esteri, ma non solo lui nel movimento delle 5 Stelle, ha già una certa nostalgia, preferendo evidentemente il pollo ruspante della Lega a quello di batteria del Pd, anche se il primo ha procurato ai grillini un bel po’ di emorragie elettorali.

Pur immortalato, diciamo così, dai fotografi come direttore d’orchestra, Conte ad Avellino ha dato il meglio di sé – o il peggio, secondo i gusti – nel teatro Gesualdo commemorando il compianto Fiorentino Sullo su invito del presidente dell’omonima fondazione, che è il deputato forzista Gianfranco Rotondi: un democristiano – direi – tra i più irriducibili e – debbo dire – anche brillanti.

Nella commemorazione di Sullo, pur reduce dalla festa napoletana del primo decennale del movimento grillino, da lui esaltato con la riconoscenza dovuta alla ostinazione con la quale Grillo in persona ne ha voluto la conferma a Palazzo Chigi dopo la rottura con Salvini, il professore si è calato con la solita scientificità nei panni del cattolico impegnato in politica. Egli non ha avvertito alcun imbarazzo a parlare davanti a quello che l’inviato del Corriere della Sera Francesco Verderami ha felicemente chiamato “il sinedrio ex Dc”, composto da Ciriaco De Mita, Nicola Mancino, Gerardo Bianco, Giuseppe Gargani e naturalmente Rotondi, il più entusiasta alla fine dell’intervento, spiacente solo di non poter consegnare all’ospite la tessera della Dc perché il partito non c’è più. E Conte gli ha risparmiato il dispiacere di ricordargli che il posto dello scudo crociato ritiene di averlo ormai preso proprio il movimento grillino, non foss’altro per la cosiddetta centralità della sua forza parlamentare, salvata dal presidente della Repubblica nella crisi d’agosto fidandosi della nuova maggioranza giallorossa e scartando la strada delle elezioni anticipate su cui Salvini si era imprudentemente già avviato con comizi anche sulle spiagge.

Rotondi si è spinto a promettere a Conte, alla faccia dell’appena annunciata partecipazione di Berlusconi in persona alla manifestazione organizzata da Salvini contro il governo per sabato prossimo nella storica piazza romana della sinistra, a San Giovanni, che “se sarà necessario faremo qualcosa perché resti a lungo premier”.

Decisamente più cauto è stato il vecchio e generalmente diffidente De Mita. Il quale, pur temendo che possa essere aiutato “dalla miseria di ciò che lo circonda”, e riconoscendogli la qualità del “ragazzo furbo”, ha mandato a Conte uno dei suoi messaggi urticanti. “Se si sale spesso su un palco senza avere la memoria del suono si rischia solo di fare rumore”, ha detto ammonendolo a non improvvisare troppo. Per uno che si era appena fatto riprendere come direttore d’orchestra, a pochi metri di distanza, diciamo così, non è stato proprio un augurio. Lo è stato alla maniera, appunto, di De Mita.

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