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Che cosa si agita nel Pd. I Graffi di Damato

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Il raduno di Pontida. Il fidanzamento civico in atto fra M5s e Pd. E le renzate attese da Renzi. Tutti i subbugli negli schieramenti politici

 

Pur reduce da una crisi di governo da lui provocata e rivelatasi improvvida per il risultato prodotto, ritrovandosi adesso la Lega all’opposizione in Parlamento, Matteo Salvini ha ritrovato il suo popolo a Pontida. Dove l’affluenza al tradizionale raduno settembrino del Carroccio – valutata dagli 80 ai 90 mila partecipanti – ha superato anche quella dei tempi migliori di Umberto Bossi.

I CONSIGLI DI BATTISTA SUL CORRIERE DELLA SERA

Lo spettacolo successivo al suo comizio, con quella folla in mezzo alla quale l’ex ministro dell’Interno si muoveva raccogliendo strette di mano, incoraggiamenti, rosari, crocifissi e quant’altro, e accarezzando bambini protesi da genitori e nonni, ha indotto Pier Luigi Battista sulla prima pagina del Corriere della Sera a consigliare prudenza ai protagonisti della nuova maggioranza di governo, impegnati ora a ripetere l’operazione antisalviniana anche a livello locale, a cominciare dall’Umbria, dove si voterà fra poco più di un mese. “Il Pd e i Cinque Stelle – ha scritto l’editorialista del più diffuso giornale italiano – farebbero molto male a non prestare attenzione alla folla in estasi salviniana che ha riempito il tradizionale pratone di Pontida”.

GLI AVVERTIMENTI DI GEREMICCA DELLA STAMPA

Anche Federico Geremicca, abituato per storia familiare a conoscere bene il popolo di sinistra, e non solo i dirigenti dei partiti di riferimento, ha avvertito sulla Stampa: “Il punto sarà l’imprevedibile risposta che daranno nelle urne i due elettorati, allenati da anni a suonarsele di santa ragione”. In più, egli ha sottolineato l’aspetto un po’ ipocrita dell’operazione, in cui gli attori della maggioranza giallorossa si camuffano dietro accordi “civici” per fare ciò che non hanno il coraggio di dire con franchezza.

LA PRUDENZA NEI TITOLI DI REPUBBLICA

La prudenza è stata la matrice, almeno nei titoli, anche di un giornale come Repubblica, spesosi parecchio prima e durante la crisi nella demonizzazione di Salvini, usando e persino abusando delle occasioni imprudentemente fornite dall’interessato con gesti e parole oltre misura. Il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari si è limitato a riferire su tutta la sua prima pagina “l’urlo di Pontida: torneremo”, resistendo alla tentazione dell’attacco o della derisione della sua inviata – credo – Brunella Giovara. Che nella cronaca ha inchiodato Salvini alle parole di Mussolini durante la sciagurata guerra mondiale condotta con Hitler: “Vincere” e “Vinceremo”. Lo sventurato, come ricorderanno i meno giovani, anche quelli nati dopo la guerra ma che se le ritrovarono per un bel po’ viaggiando per le strade, insozzò di quelle parole con vernice nera i muri d’Italia.

L’ANALISI DI CAMPI

Per quanto affetto dalla “solitudine” rimproveratagli sul Messaggero e sugli altri giornali del gruppo Caltagirone da Alessandro Campi, e costretto a cercare con un certo affanno “i vecchi alleati” del centrodestra, a cominciare naturalmente da Silvio Berlusconi in persona, col quale ha pranzato qualche giorno fa a Milano, Salvini non è francamente sembrato in grandi difficoltà davanti alla sua gente a Pontida. Dove ha sventolato lo strumento pannelliano del referendum contro il tentativo di relegarlo a lungo all’opposizione col ripristino della vecchia legge elettorale proporzionale della cosiddetta prima Repubblica. Ed ha contrapposto – con demagogia, certamente, ma anche con una certa efficacia che essa assume in certi momenti – il “governo del Palazzo”, appena realizzato da Giuseppe Conte cambiando repentinamente maggioranza, al “governo del popolo” da lui evocato durante la crisi chiedendo le elezioni anticipate, dopo avere dimezzato nel voto europeo del 26 maggio i consensi dei grillini e raddoppiato i propri.

GLI SCAZZI DEMOCRATICI NEL PARTITO DEMOCRATICO

Per quanto salvati con la prosecuzione della legislatura in cui sono ancora, con i numeri parlamentari, la forza di maggioranza relativa, e in ripresa nei sondaggi seguiti alla debacle del 26 maggio, sotto le cinque stelle si vivono giorni di euforia anch’essa relativa. I problemi nel movimento di Grillo sono aumentati, anziché ridursi, non foss’altro per quella conflittualità non troppo sommersa fra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio. Che alla Farnesina fa spesso ciò che Salvini faceva al Viminale, sia pure senza indossare divise e magliette. Nel Pd è in corso un altro spettacolo già visto: il solito Matteo Renzi contro i soliti altri, compresi i vari D’Alema e Bersani in arrivo, o ritorno. Se sarà scissione o separazione consensuale, come si dice o si spera da parte renziana, ce lo diranno i fatti delle prossime settimane, se la situazione non precipiterà prima, con quali effetti sul governo in tempi medi o lunghi si vedrà.

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