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Che cosa rischia l’Italia in Libia. Il corsivo di Gagliano

di

Onu

Le fumose e schizzinose proposte dell’Italia per la Libia e i seri rischi che il nostro Paese sia estromesso nei nuovi equilibri in fieri nello Stato nordafricano. Il corsivo di Giuseppe Gagliano

Domenica 19 gennaio alle 13 inizia a Berlino la conferenza sulla Libia, per «evitare che davanti alle porte di casa nostra esploda una nuova Siria», come ha detto il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas. Da un lato ci sarà il generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica sostenuto da Mosca, dall’altro il premier Fayez Sarraj, del governo di Tripoli con l’alleato turco. Repubblica anticipa le conclusioni della conferenza: 55 punti raggruppati in 6 capitoli principali che vanno dallo smantellamento dei gruppi di armati e delle milizie e dall’embargo sulle armi per un cessate il fuoco duraturo alla creazione di un unico ed effettivo Governo nazionale libico approvato dalla House of representatives. (Redazione Start Magazine)

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Come si presenta il nostro Paese alla conferenza di Berlino? Una delle numerose quanto effimere proposte fatte dal governo italiano è stata quella di affidarsi all’Europa la quale tuttavia non possiede una reale forza politico-militare in grado di imporre la pacificazione in Libia.

In secondo luogo, anche se tale operazione venisse affidata all’Eumc, questa non è assolutamente in grado di agire in modo autonomo senza il preventivo consenso da parte dei paesi dell’Unione Europea che come noto sono profondamente divisi sulla questione libica (basti pensare, come già abbiano modo di indicare, alla Francia e all’Italia).

Se poi l’intenzione è quella di porre in essere in Libia una forza di interposizione analoga a quella di Unifil II, questa opzione si rivelerebbe una fallimento di carattere militare considerando l’elevata conflittualità degli attori attualmente in azione.

Ad aggravare, o a rendere ancora più inverosimile la proposta italiana, è l’affermazione – frutto di grossolana ignoranza politica oltre che di ingenuità – che le forze armate italiane non dovrebbero essere giammai impegnate in azioni armate.

Ma, di grazia, cosa dovrebbero fare? Organizzare ricevimenti e congressi ispirati alla filosofia del peace and love? O stiamo proponendo la delirante alternativa all’uso delle forze armate di Antonino Drago?

Vorremmo invitare i nostri responsabili politici – fra un talk show e un altro. tra una campagna elettorale e un’altra – a leggersi autori come Morgenthau, Spykmann, Kennan, Tucidide o Machiavelli nella speranza che siano in grado di comprenderli.

In conclusione è assai verosimile che il nostro paese si farà estromettere dalla Libia e che al massimo avremo soltanto le briciole di quello che altri paesi – a cominciare dalla Francia e dai suoi interessi petroliferi – ci daranno. Per grazia di dio.

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