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Che cosa penso del caso Gervasoni-Luiss

L’opinione di Giuliano Cazzola

 

In queste ore – anche su Start – si parla di Marco Gervasoni, il docente a cui la Luiss non ha rinnovato il contratto a causa – secondo l’interessato – di un tweet postato ai tempi delle polemiche sulla Sea Watch. La prestigiosa Università della Confindustria, prima di assumere il provvedimento discriminatorio, avrebbe perfidamente atteso che l’aria cambiasse con l’avvento del nuovo governo.

A rilanciare la notizia sono stati i giornalisti Daniele Capezzone e Nicola Porro; quest’ultimo si è fatto promotore di una campagna di solidarietà con l’hastagh #siamotuttiGervasoni.

In un post Paola Sacchi afferma che lo ‘’scherzo’’ di Confindustria al noto studioso le ha ricordato, per averla letta a suo tempo, “la storia di un giovane che, per aver mandato una cartolina a un’amica in cui fa ironia sul suo eccessivo impegno nel partito comunista, viene cacciato dall’Università, incarcerato, mandato a lavorare in miniera. In sostanza, al Gulag”.

Così mi sono dato da fare per leggere il tweet incriminato e farmi direttamente un’opinione, senza dover giudicare sulla base dei racconti altrui. Ho trovato questo testo: “Ha ragione Giorgia Meloni, la nave va affondata. Quindi Sea Watchbum bum, a meno che non si trovi un mezzo meno rumoroso”.

Non ricordo le parole di Giorgia Meloni a cui Gervasoni si riferisce, ma sarà sicuramente colpa dei caratteri limitati, consentiti ad un tweet, se nel testo l’estensore non si è dato cura di precisare quanto scrive, rassicurante, Paola Sacchi, secondo la quale il professore si sarebbe limitato a condividere l’idea ‘’di sequestrare e affondare metaforicamente la nave, ovviamente vuota, aggiungendo un “Bum”, a prova delle finalità oggettivamente provocatorie.

Trovo strano che si arrivi a prefigurare, senza prove, una macchinazione a danno del professore. Ma è lui stesso a parlarne: ‘’Gervasoni – cito da internet – conferma anche la natura politica dell’epurazione e la connessione con il tweet sulla Sea Watch: “Io non so cosa c’è scritto nel verbale del consiglio di dipartimento, però so dalle mail del direttore e da relata refero, che la motivazione sono i tweet e in particolare quello sulla capitana Carola. Tweet espressi sul mio canale privato e non a lezione, come fanno invece altri professori della Luiss che spesso si sono espressi contro Salvini davanti agli studenti. E’ grave ed è la prima volta in Italia che ad un professore non viene rinnovato il contratto a causa di una sua opinione politica”.

Per amore di verità ci auguriamo – visto il grande valore umano e scientifico dei membri del Consiglio di Dipartimento responsabili della decisione contestata – che l’Università renda nota la sua posizione sulla vicenda. Se poi si dovrà riconoscere che anche fare apologia di reato (affondare un’imbarcazione carica di esseri umani non fa solo bum) rientra nell’ambito della libertà d’opinione, saremo tutti solidali con il prof. Gervasoni, il quale è recidivo nell’affidare ai social dei tweet discutibili per essere annoverati come ‘’opinioni’’. Al professore piacciano i naufragi: “Magi di +Soros, Orfini e Del Rio del pd e Fratoianni di non so che cazzo, stanno raggiungendo Lampedusa per salire sulla Sea Watch. O divino Poseidone, ti invoco, tu sai quello che devi fare’’. A parte che +Europa diventa +Soros, secondo la vulgata della congiura internazionale (ebraica?) che finanzierebbe l’invasione nera, l’invocazione rivolta al dio del mare non mi pare ‘’un’opinione’’, ma un augurio di morte per annegamento a persone che – loro sì – col loro gesto umanitario intendevano sostenere un’opinione. Il profilo dello storico, poi, emerge da un altro tweet un po’ sanfedista: “A occhio quelli che si sono messi il cappello frigio faranno la fine dei loro più nobili ma altrettanto coglioni avi del 1799: inseguiti con i forconi e impiccati’’. Già, i forconi. Anche sul loro uso Gervasoni ha “un’opinione”:’’ Finiranno con i forconi infilzati dove potete immaginare’’. Ma nel cuore del docente discriminato ci sono le bombe. Leggete che cosa pensa della Germania: “In genere per far cambiare “ideologia nazionale” ai tedeschi bisogna bombardarli’’.

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