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Che cosa hanno in mente M5s, Pd e Leu con Draghi?

di

caselli

Movimento 5 Stelle, Pd e Leu hanno annunciato in Senato la costituzione di un intergruppo parlamentare. Ma come fanno a coordinarsi se al loro interno sono spaccati? I Graffi di Damato

 

Curioso, strano, incredibile, come preferite, ma vero: tre degli almeno sette gruppi che costituiscono la maggioranza al Senato, e proprio oggi accordano la fiducia al governo di Mario Draghi, hanno allestito un “coordinamento” o, almeno in prospettiva, un “intergruppo”. Che ha mandato in brodo di giuggiole i nostalgici di Giuseppe Conte e si è proposto come il nucleo essenziale, pilota e quant’altro dell’esecutivo di “alto profilo”, di emergenza, di unità nazionale, svincolato da ogni formula politica precedentemente sperimentata in questa legislatura e indicato non da un passante davanti al Quirinale ma dal presidente della Repubblica in persona.

I tre partiti coordinatisi e proiettati verso l’intergruppo, se non lo dobbiamo dare già per nato, sono – in ordine di consistenza parlamentare – il Movimento 5 Stelle, il Pd e Leu, sigla dei liberi e uguali rappresentati nel governo addirittura dal ministro della prima emergenza, la Salute, che è Roberto Speranza. Ebbene, nessuno di questi tre partiti è al suo interno unito, per cui già si capisce poco come possano unirsi fra di loro.

Del Movimento 5 Stelle cronisti e retroscenisti stanno contando da giorni quanti rifiuteranno la fiducia al nuovo governo e quanto potrà mancare ad una scissione, dopo tutte le uscite più o meno solitarie già verificatesi da quelle parti.

Del Pd lo stesso capogruppo al Senato Andrea Marcucci, che ha firmato il documento di annuncio del coordinamento, ha recentemente esposto l’opportunità o la necessità di un congresso per chiarirsi le idee. Egli è inoltre sospettato di giorno e di notte di connivenza con l’odiato Matteo Renzi, che dovrebbe essere, ad occhio e croce, il principale avversario dell’intergruppo: quello che “irresponsabilmente” avrebbe interrotto la “magnifica” esperienza di Conte a Palazzo Chigi.

Dei Liberi e uguali, infine, basterà ricordare che Nicola Fratoianni, il segretario della componente “Sinistra italiana”, ha già annunciato il voto contrario al governo Draghi.

Come possa un coordinamento siffatto funzionare da colla e stimolo al tempo stesso per il governo non si riesce francamente a capire. E non sarà certamente Nicola Zingaretti, che più di tutti ha voluto questo curioso passaggio, a poterlo spiegare, se mai lo avesse capito almeno lui.

Non sarà un “governo ombra”, come ha spiegato ottimisticamente Federico Geremicca sulla Stampa, ricordando la partecipazione dei coordinati al governo in carica, ma poco gli mancherà. Sarà quanto meno un’occasione continua di distinzione e di divisione dal resto della maggioranza. Sarà di fatto un boicottaggio al governo rispetto alle finalità assegnategli dal capo dello Stato. O sarà, secondo la funerea immagine del Foglio, il modo per “prendere le misure a Draghi”, come si fa col morto per allestirgli la bara.

A godere davvero rimane e rimarrà il solito Fatto Quotidiano, felice che ci sia “vita nei giallorosa” e che Conte abbia “una sponda”, in attesa del ritorno per trasformare in realtà il quartetto del fotomontaggio pubblicato sulla prima pagina del giornale di Marco Travaglio, cioè il mancato Conte 3.

Che cosa non farei per essere una mosca e ascoltare e vedere le reazioni di Mattarella, costretto almeno in questa fase al silenzio in pubblico, avendo appena chiuso, per quel che lo riguardava, una crisi arrivata sul suo tavolo, peraltro, con un ritardo inaudito. Che gli ha quanto meno complicato il lavoro.

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