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Che cosa ha detto l’Intelligence britannica sulla pandemia Covid-19?

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Intelligence e pandemia in Inghilterra. L’articolo di Giuseppe Gagliano

 

Pianificazione sistematica o raccolta di informazioni sulle crisi sanitarie non sembrano aver luogo in nessuna agenzia di sicurezza del Regno Unito, le cui finalità sono proprio quelle di salvaguardare la sicurezza nazionale. Questo nonostante ci siano almeno 18.000 persone che lavorano per MI5, MI6, Defense Intelligence e GCHQ e nonostante abbiano un budget complessivo di oltre 3 miliardi di sterline.

Non è ancora chiaro quale ruolo i direttori dell’MI5, il servizio di sicurezza interna del Regno Unito, e l’MI6, la sua organizzazione omologa di intelligence esterna, stanno ora giocando nel processo decisionale delle crisi del governo come membri del comitato Cobra.

Infatti nessun direttore dell’MI5 o dell’MI6 sembra aver mai menzionato pubblicamente la minaccia rappresentata da una pandemia globale, nonostante vi siano stati costanti interventi che sottolineano la pericolosità rappresentata dalla Russia e dal terrorismo.

Tuttavia, il National Risk Register — prodotto dal governo britannico per valutare le minacce che il Paese deve affrontare — ha regolarmente concluso che una pandemia di influenza è la “minaccia più grave” per la sicurezza del Regno Unito. Una delle sue recenti valutazioni ha osservato che le conseguenze possono includere:

“Nel caso dell’influenza pandemica, metà della popolazione del Regno Unito potrebbe essere potenzialmente infetta”. Inoltre il rapporto ha aggiunto che: “In assenza di interventi precoci o efficaci per affrontare una pandemia”, ci sarebbero “significative perturbazioni sociali ed economiche, minacce significative per la continuità dei servizi essenziali”.

Inoltre, nonostante l’intelligence americana avesse avvertito Trump di un rischio di pandemia come indicato dal Post, allo stato attuale non ci sono tracce pubbliche che le agenzie di intelligence del Regno Unito stessero fornendo informazioni simili al governo britannico nel periodo. Quindi diventa più che legittimo domandarsi: erano a conoscenza, come prevedibile, delle informative degli alleati americani? Avevano avvertito l’attuale premier britannico di una pandemia globale?

Già nel 2005, il Segretariato per le emergenze civili del Regno Unito, il dipartimento di pianificazione delle emergenze del Gabinetto, avvertiva che la forma H5N1 di influenza aviaria che aveva ucciso decine di persone nel sud-est asiatico quell’anno era “una minaccia tanto grave quanto il terrorismo”.

Sempre nel 2005, l’allora sindaco di Londra, Ken Livingstone, dichiarò di essere contrario alle nuove leggi antiterrorismo proposte dai servizi di sicurezza perché gonfiavano la minaccia. “La mia esperienza con l’MI5 è che spesso si sbagliano”, ha detto Livingstone, aggiungendo: “Siamo più a rischio di morire di influenza aviaria che di essere fatti esplodere da qualsiasi terrorista”.

Un ex direttore delle operazioni e dell’intelligence dell’MI6, Nigel Inkster — che ha servito il SIS per più di tre decenni — ha dichiarato nel 2009 che il pericolo del terrorismo va contestualizzato “,  rispetto ad una pandemia. Inkster, che ora è consulente senior dell’International Institute for Strategic Studies, ha recentemente affermato che l’approccio del governo britannico al coronavirus ha mostrato un “fallimento nel riconoscere la necessità di un cambio di paradigma”.

In altri termini, Inkster ha sottolineato che, per quanto sia importante valutare nella sua complessità il terrorismo, trascurare il pericolo di una pandemia globale ha costituito un errore fatale dell’intelligence britannica e proprio per questa ragione è assolutamente necessario che i servizi di sicurezza inglesi modifichino il loro modo di leggere la realtà.

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