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Che cosa dicono vescovi, gesuiti e leader dei movimenti cattolici su connubio M5S-Pd e Conte-bis

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Mettere all’angolo Matteo Salvini, no al voto anticipato, sì a un governo M5s-Pd. È la posizione che emerge da molte voci del cattolicesimo italiano. In primis dai gesuiti della rivista Civiltà Cattolica diretta da padre Antonio Spadaro, vicinissimo a Papa Francesco, che da giorni esterna senza ritrosie contro – di fatto – il leader della Lega (e la firma Occhetta partecipa alla scuola politica di Renzi). Ecco nomi, tesi, auspici e polemiche

 

Mettere all’angolo Matteo Salvini, no al voto anticipato, sì a un governo M5s-Pd, ok a un Conte bis. È la posizione che emerge dai piloti del cattolicesimo italiano. Auto guidata dai gesuiti di Civiltà Cattolica. Linea non sgradita alla Cei – ma non a tutti i vescovi – e probabilmente di là dal Tevere. Tanti indizi provano lo schema. Scrive Repubblica: “Si è mossa la Conferenza episcopale italiana, una trincea contro la deriva sovranista. Zingaretti non ha parlato con il presidente della Cei Bassetti ma con un delegato alla presidenza: “Vada avanti, ha anche l’incoraggiamento della segreteria di Stato”, è stato il messaggio. Cioè della Santa Sede”.

L’AGENDA DEI GESUITI

I programmi li ha precisati Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica che da mesi battaglia via interviste e su Twitter contro Salvini. Road map sintetizzata dall’analista politico della rivista, Francesco Occhetta: più urgenti delle elezioni sono la legge di bilancio, il taglio dei parlamentari, una riforma elettorale in senso proporzionale. Tutto nel nome di un contributo cattolico da offrire “con l’arte della mediazione del possibile e la difesa dei più deboli”. Occhetta nei giorni della crisi è intervenuto alla scuola politica di Matteo Renzi.

MA LE PARROCCHIE DA CHE PARTE STANNO?

Linee condivise, con poche variazioni di sfumatura, dai leader dei principali movimenti laicali. Quanto il popolo delle parrocchie le condivida è però aspetto più complesso. Il consenso tributato da chi, uscendo dalla chiese, ha poi infilato nell’urna il suo voto a Salvini – e a un M5s sovranista-populista – è noto.

IL VOTO CATTOLICO SECONDO PAGNONCELLI

Stando al sondaggista Nando Pagnoncelli: se alle politiche il 30,9 per cento di chi va a messa la domenica votava 5 stelle, il 22,4 Pd, il 16,2 Forza Italia e il 15,7 la Lega; alle europee il 32,7 ha scelto Salvini, il Pd è cresciuto con il 26,9 per cento, il M5s è precipitato al 14,3 e Forza Italia al 9,9. Il 6,1 ha votato Meloni. La Lega quindi un anno fa era il quarto partito tra i praticanti, mentre oggi è il primo.

“RESISTERE”, IL MOTTO DI SPADARO

“Questo è tempo di resistenza umana civile e religiosa”, twittò padre Antonio da Messina a inizio agosto. Tweet fissato a lungo, a incipit di un continuo stilettare la Lega salviniana che viene da lontano. Il suo predecessore alla direzione di Civiltà Cattolica, Bartolomeo Sorge, nel giorno dell’Assunta la toccò piano: “La mafia e Salvini comandano entrambi con la paura e l’odio, fingendosi religiosi. Si vincono, resistendo alla paura, all’odio e svelandone la falsa pietà”.

SORPRESA OSSERVATORE ROMANO

Toni più sfumati quelli del direttore dell’Osservatore Romano. Scrive il 21 agosto Andrea Monda: “Cerchiamo di frenare i nostri primi impulsi e di non deridere, non compiangere né disprezzare ma di comprendere”. Riconosce che “la progressiva emarginazione del religioso dalla scena pubblica” ha affermato “un assetto sociale per cui il dominus è oggi il principio economico e tecnologico”. E invita la Chiesa, il popolo dei cristiani a giocare un ruolo decisivo: “Questa ingarbugliata crisi della politica italiana può (e deve) rivelarsi un’occasione per una severa riflessione sul passato in vista di una urgente ripartenza dalle basi, cioè dall’ascolto del popolo e dei suoi bisogni”. Altrimenti la “crisi politica potrà pure risolversi a livello parlamentare, con un passaggio elettorale o con un nuovo governo, ma la vera crisi, quella che affonda le radici nel vivere quotidiano e nelle esistenze reali degli italiani, non sarà minimamente affrontata”. Monda non lo scrive, ma sembra proprio alludere ad una mancanza di ascolto di quel popolo dei credenti che ha preferito Salvini e M5s, non ritrovandosi nelle agende dettate dai vertici ecclesiali.

L’ULTIMO RICHIAMO

Fraseggio lontano quello dell’Osservatore, se non nella sostanza, dai toni diretti delle posizioni anti lega e antipopulismo dei gesuiti. Prese di posizioni impossibili da riportare, tanto sono numerose. Intanto Spadaro domenica alla Stampa ha accennato a una Lega diventata da verde a nera, interrogandosi su cosa possa essere oggi la destra in Italia. (Che fa pendant con l’appello del Foglio di Cerasa e Ferrara alla necessità di dare vita a un laboratorio per una destra “non truce”). Padre Spadaro giudica di estremo interesse il ritorno al proporzionale e, soprattutto, benedice un governo M5s-Pd, perché siamo “in una fase di mutazione dei partiti”. Tende misericordiosa mano ai pentastellati “che hanno vissuto una stagione di smarrimento a contatto con la macchina elettorale salviniana”. Infine il via libera: “Credo che questo sia un interessante tempo di discernimento su che cosa il Movimento voglia essere. Ma è anche un banco di prova per il Pd. Se si confrontano i punti programmatici non siamo su universi paralleli”.

ROMANIZZARE I 5S

Tentativo di romanizzare il Movimento 5 stelle? Movimento visto probabilmente come possibile laboratorio di un nuovo centro. Del resto il vagheggiato “partito dei vescovi” non sembra più eccitare molto le lunghe tonache: il rischio di una figura elettorale da zero virgola sarebbe uno smacco difficile da gestire. Allora meglio guardare all’esistente. Lo diceva già Beppe Grillo in tempi non sospetti: “Siamo un po’ Dc, un po’ di destra un po’ di sinistra. Possiamo adattarci a ogni cosa”. Quel che conta, per rubare l’espressione al giornalista della Stampa Jacopo Iacoboni, è l’esecutore dei programmi.

LA SERA ANDAVAMO A VILLA NAZARETH

Chi meglio, allora, di Giuseppe Conte, devoto di Padre Pio, ex allievo di quella culla del cattolicesimo democratico che è Villa Nazareth, dove il giurista ha studiato e negli anni offerto collaborazione, incrociando il cardinale romagnolo e progressista Achille Silvestrini e il suo pupillo, l’arcivescovo diplomatico Claudio Maria Celli; e soprattutto Pietro Parolin, oggi segretario di Stato di Bergoglio. Un Vaticano moderato, ben distante da quello rappresentato dall’americano Raymond Burke – che ha più volte incontrato Salvini a casa sua. Un cardinale a cui guarda con attenzione la destra cattolica tradizionalista.

CHE DISSE BERGOGLIO DI CONTE

Su Conte si espresse Papa Francesco, a inizio giugno. Tornando dalla Romania lo definì “uomo intelligente, un professore che sa di cosa parla”. Tuttavia, Bergoglio ammise di non capire la politica italiana. Ma definire il suo sguardo “alto e distaccato” come alcuni analisti pretendono oggi, di un Papa che “non ama l’interventismo ecclesiale a gamba tesa nel dibattito politico” è giudizio che non sembra sempre coincidere. Come dimostra in primis la lotta di uno dei suoi più stretti collaboratori (padre Spadaro), ma documentano anche alcune affermazioni dello stesso Pontefice contro Trump, e il tributo a Giorgio Napolitano e a Emma Bonino definiti “tra i grandi italiani”. E via di volanti commenti.

I MOVIMENTI LAICALI SEGUONO LA LINEA

Papa Francesco a parte – a cui il popolo delle parrocchie guarda con sincera ammirazione, dove le eccezioni di blog e interventi critici sui social confermano la regola – non è detto che si inginocchia sui banchi delle chiese la domenica, poi condivida analisi e strategie di think tank, caminetti ecclesiali e indicazioni dei movimenti. Movimenti in sintonia con lo schema “no voto, no Salvini, sì governo”. Non mancano le nuances.

AC: SALVINI NON PARLI A NOME DEL POPOLO DELLE PARROCCHIE

Matteo Truffelli è presidente di Azione Cattolica, tra le più antiche associazioni, presente in quasi tutte le parrocchie italiane. In una intervista concessa a Repubblica in gennaio replicava a Salvini: “Francamente non mi sembra che il ministro sia il migliore interprete del sentimento dei credenti”. Replica a muso duro alla narrazione leghista secondo la quale il popolo delle parrocchie sta con Salvini, non “coi vescovoni”. Per Truffelli “nelle parrocchie sono tantissime le persone che sono insofferenti nel vedere utilizzata la loro religione in senso strumentale”.

NO A SALVINI DALLA PAPA GIOVANNI

Netta la posizione dell’associazione fondata da don Oreste Benzi. Difficile che i suoi associati possano guardare con simpatia alla Lega. Le differenze con Salvini sono evidenti sulla questione migranti, ma anche, per la Comunità da sempre in prima linea nella lotta alla tratta, sulla riapertura delle case chiuse. “Idea fuori dalla storia”, la definì il presidente Giovanni Paolo Ramonda. Terreno delicato quello delle case famiglia, nel mirino da anni di Salvini: “Non sa di cosa parla”, le puntuali risposte di chi accoglie da anni.

IL RINNOVAMENTO NELLO SPIRITO SANTO

“Temo sia un’intesa al ribasso e di corto respiro quella che porterà a un governo M5s-Pd (…) ma è opportuno verificare le condizioni perché la legislatura non si interrompa”, diceva due giorni fa ad Avvenire, Salvatore Martinez, presidente di Rinnovamento nello Spirito per l’Italia. Poco osservato in cronaca, è invece uno dei movimenti più in crescita. I 250mila aderenti e i 1800 gruppi e comunità registrati nel 2012 sono numeri in difetto. I carismatici sono in continua ascesa. Vicino al Rinnovamento è il francescano padre Raniero Cantalamessa, predicatore della casa pontificia. Detta le omelie anche al Papa. Martinez guarda con più di un disagio a chi “in modo distorto e strumentale al consenso, guadagna potere” usando “un linguaggio religioso”. Ma è realista quando riconosce l’impossibilità “di essere tutti uniti sotto un’unica bandiera”. Denuncia il populismo, ma sottolinea aspetti che nel dibattito cattolico sula crisi di governo non tutti riaffermano con la stessa evidenza: “Difesa della famiglia e della dignità della vita umana in tutte le sue stagioni e realizzazioni”.

CARITAS SUI MIGRANTI

“Questo governo è in crisi non perché manca una maggioranza, è in crisi perché manca di dignità. Non si possono lasciare cento bambini su una nave per due settimane. Non lo condividiamo e chiediamo che torni l’umanità”. Lo dice Caritas Roma in un tweet di pochi giorni fa che ne riassume la posizione anti Lega.

SANT’EGIDIO TESSE LA TELA?

A spingere per un Conte bis è chiaramente la Comunità di Sant’Egidio. Non si vede come altro interpretare le affermazioni del suo fondatore, Andrea Riccardi, quando si scaglia contro il “leaderismo”, e insieme riconosce che se M5s e Pd faticano a trovarsi insieme, “possono farlo affermando il primato del buon governo”. Un buon governo – sottolinea Riccardi, già ministro tra 2011 e 2013 del governo tecnico Monti – che funziona “nelle sedi istituzionali, fa e non sta in campagna elettorale permanente, ascolta i cittadini e risponde al Parlamento”. “Un voto subito sarebbe grave perché non permetterebbe di avere il tempo di fare una legge di bilancio adeguata”, detta il presidente della Comunità, Marco Impagliazzo. Preoccupazioni economiche e di stabilità. E, nei mesi scorsi, un aiuto al premier Conte nei rapporti con la Libia per la creazione di corridoi umanitari. Nessuna evidenziatura esplicita sui temi etici. Di quelli in Vaticano si occupa Vincenzo Paglia, l’arcivescovo di Sant’Egidio, attuale presidente della Pontificia accademia per la vita e gran cancelliere del Pontificio istituto Giovanni Paolo II. Molto criticato dalla destra cattolica per certe posizioni giudicate soft sui ruiniani principi non negoziabili. Nel 2015 cadde nel tranello teso dalla Zanzara di Radio 24. Credendo di parlare al telefono con Matteo Renzi, concluse la telefonata con un entusiastico “Davvero complimenti per tutto, Matteo, andate avanti, e se poi ci vediamo ti dico qualcosa di riservato”.

CL. NEL SEGRETO DELL’URNA, DIO TI VEDE, VITTA NO

Storicamente impegnata in politica, e un tempo (forse non solo un tempo) su posizioni chiaramente centrodestra, Comunione e liberazione sta vivendo una stagione complessa. Al Meeting di Rimini il popolo di Cl ha sempre applaudito tutti con entusiasmo. Fischi andarono solo al M5s. Il leader economico-politico del Movimento, Giorgio Vittadini, nel 2015 dettò: “Il Pd ora è votabile”. Alla vigilia della kermesse 2019 ha definito i migranti “una risorsa”, invocando un “governo costituente per mettere mano ai veri problemi”. Netto no a elezioni anticipate, definita soluzione da irresponsabili, per Finanziaria; recessione; rapporto con l’Europa. Cl è filogovernativa. Da sempre attenta alla “governabilità”. Luigi Amicone dalle pagine di Tempi la declina diversamente: “Meglio chiedere agli italiani cosa vogliono”. Dai vertici ufficiali del Movimento, Salvini non può che essere guardato in tralice. Non fosse altro per le posizioni migranti, che Cl sarà pure filogovernativa ma soprattutto sta sempre col Papa. Il popolo di don Giussani non è però detto che nutra la stessa diffidenza verso Matteo da Milano. Il poeta ciellino Davide Rondoni su Panorama certifica la rottura del tabù: “Si sa che molti ciellini hanno votato Lega, e la rivoteranno”.

I NON NEGOZIABILI IN SOFFITTA. O FORSE NO

Neocatecumenali e le diverse associazioni che si battono contro l’aborto, matrimonio omosessuale ed eutanasia, per la difesa della famiglia e la difesa della vita, sono sicuramente più a destra. Fanno irrompere nelle agende politiche dettate dai gesuiti quei principi a cui Civiltà Cattolica non sempre richiama con la stessa puntuale attenzione. Secondo i retroscena, la Chiesa ufficiale benedirebbe le nozze M5s-Pd in nome della stabilità. Si recupera sull’umanità verso i migranti, anche se si rischia di perdere qualcosa sui temi etici. Ma quella via dell’ascolto del popolo cristiano indicata dall’Osservatore Romano sembra timidamente fare breccia.

QUELLA RISPOSTA DI SPADARO

Ieri, via Twitter, Spadaro si è visto domandare conto del suo estremo interesse per il confronto Pd- 5S. “A me solleva gravi preoccupazioni riguardo ai temi/leggi etici, quali ad esempio fine vita, aborto, aiuto al suicidio, droga, unioni civili, utero in affitto. Tutto questo da cristiana”. Il direttore di Civiltà Cattolica così le ha risposto: “È pure la mia preoccupazione. È quel che scrivo. Le questioni aperte sono tante”. Infatti subito ha precisato: “Il mio interesse è per il confronto sulla nostra democrazia”.

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