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Quirinale, tutte le mosse di Lega, M5s e Pd

Che cosa succede nella partita Quirinale dopo il voto su Casellati. La nota di Paola Sacchi

 

A fronte dei tanti no finora arrivati dal centrosinistra, che nomi fino a ieri notte non li ha fatti, il centrodestra rompe gli indugi e va alla alla conta in aula sul nome di Casellati (che però si ferma nel pomeriggio a 382 voti). Lanciando così un’insidia alle tante divisioni che ci sono nel mondo pentastellato da dove potrebbero arrivare ulteriori consensi. In pole position fino a notte, in via ufficiosa, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. “Un onore proporre una donna al vertice delle istituzioni”, annuncia Matteo Salvini. Vediamo come si è arrivati a questa decisione.

La nota ufficiale della coalizione al termine di un vertice conclusosi ieri sera alle 23 annuncia che il nome verrà scelto nella rosa delle personalità “di alto livello”, già proposta, di cui fanno parte Marcello Pera, Carlo Nordio e Letizia Moratti. Viene dato mandato a Matteo Salvini per la decisione, “salvo interlocuzioni”. Stop dunque a quel filo di dialogo che sembrava apertosi l’altra notte con il Pd? Salvini, rivendicando il lavoro a tutto campo per figure di alto profilo, sottolinea: “Stiamo parlando del futuro presidente di tutti gli italiani”.

Il centrodestra si aggiorna per un ulteriore vertice stamattina. Cala così il sipario sulla quarta giornata di fumata nera per il Colle. Un giovedì dove è iniziata la votazione in cui basta la maggioranza assoluta. Il centrodestra ora si mette alla prova, pur attraversato da tensioni interne e da una competizione sotterranea per la futura leadership che però ora per il Quirinale a Salvini è data dai numeri parlamentari usciti dalle elezioni del 2018 con la Lega primo partito di centrodestra.

Ieri la coalizione ha tenuto compatta in aula sulla scelta dell’astensione. Il centrosinistra, invece, sembra come paralizzato dai suoi no e da una certa irresolutezza che denota la difficoltà psicologica a prendere atto del fatto che per la prima volta non ha più i numeri sufficienti per far eleggere un presidente proveniente dalla sua area. Una difficoltà affrontata con toni dal sapore pregiudiziale o accusatorio nei confronti degli avversari indicati ogni volta come guastatori che starebbero mettendo a repentaglio lo stesso governo di Mario Draghi.

La situazione, nella quale sembra consumarsi una sorta di resa dei conti del bipolarismo e della capacità da parte della sinistra di legittimazione dell’avversario, ma nella quale è messa alla prova anche la capacità del centrodestra di costruire l’alternativa, si è quindi talmente avvitata che sullo sfondo riprende quota l’ipotesi di un Mattarella bis. Ferma restando l’ipotesi di Draghi. E tutto questo nonostante che la notte precedente di incontri e trattative avesse fatto intravedere un primo timido diradarsi della nebbia tra gli schieramenti in campo. La proposta trapelata ieri sera dalla Lega di Franco Frattini ha particolarmente irritato il Pd. Al Nazareno si è parlato addirittura di “provocazione”. Enrico Letta: “Improvvisazione”. Matteo Renzi, evidentemente non felicissimo per lo stop registrato finora sul nome di Pier Ferdinando Casini, ha accusato Salvini di aver scambiato la trattativa per il Quirinale “con le audizioni di “X Factor”.

Frattini, presidente del Consiglio di Stato, ex ministro degli Esteri dell’ultimo governo Berlusconi, figura euro-atlantica ma ultimamente ritenuto su posizioni eccessivamente filo-russe, comunque non è parsa una proposta neppure condivisa da Forza Italia. E per “il metodo” anche da Fratelli d’Italia. Ignazio La Russa ha rimarcato la mancata consultazione del suo partito. Da FI Antonio Tajani e Licia Ronzulli hanno commentato che il nome di Frattini a loro “non risulta”. Ma la Lega ha fatto al tempo stesso sapere che Salvini si è visto anche con l’ambasciatore Giampiero Massolo, presidente dell’Ispi. “Alla ricerca – aveva detto il leader leghista – di un nome di alto profilo, senza tessere”.

Il centrodestra ieri si è astenuto, dimostrando compattezza ma anche il forte malumore di Giorgia Meloni che nel pomeriggio lo ha esternato in un incontro informale a Salvini. La presidente di Fratelli d’Italia avrebbe preferito andare alla conta in aula con un nome di area fin da giovedì scorso. Aveva già dato un segnale mercoledì facendo votare Guido Crosetto che ha raccolto un numero di consensi ben superiore ai numeri che ha in parlamento FdI. Il Pd, a sua volta, finora si è trincerato di fatto, pur tra divisioni interne, sul nome di Draghi. Nel Pd c’è chi teme che, al di là delle dichiarazioni ufficiali, Letta in realtà voglia elezioni anticipate perché continuerebbe a coltivare il sogno di tornare a Palazzo Chigi. E una candidatura Draghi viene giudicata con timore dai grandi elettori come un apripista proprio al voto anticipato.

C’è chi ha visto nella telefonata di ieri del premier a Silvio Berlusconi anche come una sorta di viatico per l’ascesa dello stesso Draghi al Colle. Nella nota di Arcore però si parla di una telefonata di auguri al Cavaliere, ricoverato al S. Raffaele, dove “non si è affrontato alcun tema politico”. E il numero due azzurro Tajani, che ha visto ieri a sua volta Draghi a Palazzo Chigi, ha ribadito la necessità che il premier resti alla guida del governo. Sulla stessa posizione la Lega.

Intanto, dopo quei 166 voti avuti ieri da Sergio Mattarella, voti cresciuti rispetto ai 125 dell’altro ieri, ritenuti tutti di provenienza pentastellata (per le cronache un modo anche per contarsi tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio) fonti del Quirinale hanno fatto sapere che il Capo dello Stato “sta procedendo con tutti i passi per prepararsi al passaggio di consegne senza avere contatti, di persona o al telefono, con nessuno”. Ma a Montecitorio in area Cinque Stelle e anche Pd c’è chi spera ancora che alla fine la soluzione sia quella del bis. Osserva Umberto Bossi al Tg2: “È come il vecchio pandemonio parlamentare. Chi doveva pensare non ha pensato prima alle soluzioni”.

Infine, questa mattina subito dopo l’annuncio di Salvini, arriva l’endorsement di Silvio Berlusconi che chiede a tutti i grandi elettori degli schieramenti di “sostenerla”.

A Casellati (382 voti) sono mancati una settantina di voti del centrodestra. Salvini fa subito sapere che i 208 voti leghisti “sono andati compatti” alla presidente del Senato.  Secondo le prime valutazioni delle cronache  i 70 in meno sarebbero nelle file dei centristi e in parte in FI. Anche Giorgia Meloni fa sapere, dopo Salvini, che FdI è stata “granitica”. Si va nel pomeriggio a un nuovo vertice di centrodestra tra le polemiche e a un nuovo scrutinio. Con Salvini che già stamattina si era detto disposto a incontrare il centrosinistra.

E in serata Salvini vede Letta e Giuseppe Conte. Ci sarebbe stato anche un incontro con Draghi, non confermato. Spunta dai rumors di Transatlantico una rosa che vede i nomi di Draghi, Casini e Mattarella ed Elisabetta Belloni (potrebbe essere lei la nuova ipotesi di presidente donna di cui Salvini ha parlato la sera di venerdì 28 gennaio?).

Ad essere diviso ora però sarebbe il Pd tra chi vorrebbe il premier e chi invece un bis del Presidente della Repubblica.

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