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Ceccanti e la grande incompiuta del Pd

Governo Centrodestra

Fatti, nomi e polemiche sulle liste del Pd. La nota di Paola Sacchi

 

Nicola Fratoianni a Pisa nel collegio dove era stato eletto Stefano Ceccanti. La sinistra radicale del leader di SI, che ha votato no anche all’allargamento della Nato a Svezia e Finlandia, scalza il riformismo cattolico del costituzionalista dem, esponente di “Libertà Eguale”. Era l’associazione anche del “migliorista” ex pci Emanuele Macaluso. Non siamo al congresso di Bologna inizi 90, dove la corrente di quelli che nel Pci e succedanei, allora Pds di Achille Occhetto, fu pesantemente emarginata. E liquidata, nelle conversazioni private, con una punta di disprezzo come il gruppo degli “amici di Bettino Craxi ” (Macaluso in realtà era amico di Rino Formica, Gerardo Chiaromonte invece era più vicino al leader del Psi). Ma siamo al bunker delle liste del Pd di Enrico Letta.

Tra allora e ora però il dato sembra costante: il riformismo, le punte più avanzate dei tentativi fatti in questa direzione, nell’ambito di una cultura post-comunista o post sinistra Dc, come è il caso di Ceccanti, resta la grande incompiuta del Pd. Partito che ha bypassato a piè pari la cultura liberal-socialista non diventando mai socialdemocratico, non facendo mai una Bad Godesberg, pensando di ritrovare un’identità nel modello dem Usa, da cui prese il nome. E soprattutto non facendo mai i conti con la liquidazione per via giudiziaria del Psi di Craxi.

Ceccanti, il costituzionalista pd, di raffinate letture e dai modi informali, empatici anche con gli avversari politici, tessitore discreto e prezioso per il suo partito nei giorni che portarono alla rielezione di Sergio Mattarella, viene dalla cultura cattolica riformatrice di Roberto Ruffilli, il costituzionalista, consigliere di Ciriaco De Mita per le riforme istituzionali, ucciso dalle Br. Ma alla cultura riformista più vicina al Psi lo ha sempre unito il garantismo. Ceccanti votò tre Sì al referendum sulla giustizia, andando al merito di questioni centrali, come la separazione delle funzioni, senza badare in modo ideologico al fatto che il promotore principale della consultazione fosse la Lega del tanto demonizzato a sinistra Matteo Salvini, insieme con i Radicali.

Questo non significa affatto ovviamente che per Ceccanti Salvini non sia un avversario politico. Ma l’approccio appunto fu quello del merito delle riforme sul quale si può anche convergere con l’avversario e non con il nemico. Ceccanti, pur contemporaneamente favorevole alla riforma Cartabia, nei suoi tre Sì fu seguito da uno sparuto drappello di altri esponenti di “Libertà Eguale ” come Enza Bruno Bossio e Enrico Morando. La linea del Pd era ufficialmente quella di votare No, pur lasciando libertà di voto, ma in realtà si tradusse nell’astensione. Ci furono anche i Sì del sindaco di Bergamo Giorgio Gori e dell’economista Tommaso Nannicini, la cui candidatura è rimasta in forse fino a notte. Sia Gori che Nannicini erano a titolo personale a Hammamet in occasione delle iniziative per il ventennale della morte di Craxi organizzate dalla senatrice di Forza Italia Stefania Craxi e dalla presidente della Fondazione intitolata allo statista socialista Margherita Boniver. Il Pd, a differenza della Lega, non mandò una delegazione ufficiale. Paradossi della storia.

Fino a quello di ora che ci dà la “foto” del capo della sinistra profondo rosso a Pisa al posto del riformista cattolico Ceccanti. Immagine eloquente di una sinistra rimasta in mezzo al guado. La cui identità più che nei programmi sta “nello scontro” con il nemico, come dice Silvio Berlusconi in un’intervista con “Libero” di ieri.

Ceccanti viene dato a notte come recuperato al quarto posto nel proporzionale a Firenze, Pisa. Ma lo stesso costituzionalista verso le 24 twitta: “Leggo con stupore, ma la notizia è destituita di ogni fondamento, come ben sa Letta, domani (oggi ndr) spiegherò nel dettaglio”. Il sipario della notte di Ferragosto cala sul bunker del Nazareno.

Tra le novità delle liste: il microbiologo Andrea Crisanti, celebre volto tv dei giorni del lockdown per il Covid. Seggi pochi, personalità da candidare tante, dopo il taglio dei parlamentari che scatterà la prossima legislatura. Letta dice di “avere un grande peso sul cuore”. Il peso è sul Pd e una sinistra che sembrano rimasti nel bunker del riformismo mancato.

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