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Tutte le impronte dello zampino atlantista nelle nomine Ue

di

Von der Leyen

In queste ore si sta infatti appalesando la capacità statunitense di incidere nella partita dei nuovi equilibri europei, coordinando con abilità una «Mezzaluna atlantista europea» che comprende euro-meridionali, euro-orientali e baltici. Il commento di Francesco Galietti, fondatore di Policy Sonar

Non è chiaro se, nel corso della recente visita a Washington, Matteo Salvini abbia ricevuto espliciti incoraggiamenti a interrompere la legislatura e cercare nuove elezioni. Appare in ogni caso evidente l’armonia di Salvini con la nomenclatura a stelle e strisce. Colpisce l’apprezzamento per il fiuto politico e il pragmatismo di Salvini, senza che gli ammiccamenti della Lega con Mosca alterino l’equazione di fondo, di cui Salvini è una variabile non secondaria. Se alla Lega andrà l’importante portafoglio europeo della concorrenza, è da mettere in conto che Washington scongiurerà così sculacciate alle multinazionali americane – ancora bruciano le sberle di Mario Monti a Microsoft.

Ma c’è dell’altro. In queste ore si sta infatti appalesando la capacità statunitense di incidere nella partita dei nuovi equilibri europei, coordinando con abilità una «Mezzaluna atlantista europea» che comprende euro-meridionali, euro-orientali e baltici. Washington giostra con grande abilità, e nella sua densa trama si confondono establishment atlantista e populisti di ultima generazione. Etichette di uso comune come populista e sovranista valgono, per il vero, poco o nulla, e anzi sono fumo negli occhi che impedisce di riconoscere il manovratore e le sue leve.

Si prenda il potente Gruppo di Visegrad. Questo blocco assolve la duplice funzione di assicurazione contro le cicliche tentazioni eurasiatiche di Berlino (altro che «ispirato da Putin» come ha scritto la Repubblica!) e di interdizione nei confronti del vecchio ordine euro-continentale.

Alle strette, Macron e Merkel hanno dovuto trangugiare la candidatura della Von der Leyen al vertice della Commissione, e della Lagarde alla Bce. Il nucleo franco-tedesco è salvaguardato solo nominalmente, ma la lealtà atlantista di entrambe è fuori discussione. Lagarde, al netto di qualche concessione al radical chic, ha svolto gran parte della sua carriera di avvocato in un importante studio legale americano. Novella La Fayette, è oggi chiamata ad assicurare la pax con la Fed nel 2020, anno cruciale delle presidenziali americane.

Quanto alla von der Leyen, è la vera bête noire di Angela Merkel, che a più riprese ha tentato di silurarla. Von der Leyen è stata validata dalla parte dallo Stato Profondo tedesco più legato a Washington (barbe finte e militari) e ha la non trascurabile caratteristica di essere evangelica. Quest’ultimo elemento è micidiale per il Vaticano, che considera l’evangelismo il coté religioso dell’Impero Usa e che da tempo tuba con la verticale di potere merkel-macronista.

 

Articolo pubblicato su ItaliaOggi

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