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C’è davvero un nuovo Salvini? Il corsivo di Cazzola

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Matteo Salvini sta ritrovando quel “fiuto politico’’ che aveva clamorosamente smarrito ad agosto, quando era riuscito a farsi mettere fuori gioco da solo. Ma c’è una vera svolta? L’opinione dell’editorialista Giuliano Cazzola

Non c’è dubbio; Matteo Salvini sta ritrovando quel “fiuto politico’’ che aveva clamorosamente smarrito ad agosto, quando era riuscito a farsi mettere fuori gioco da solo. Ha capito che c’è in atto un tentativo da parte dei “poteri forti’’ di recuperarlo e metterlo alla prova al governo del Paese, nella convinzione che solo un centro destra ad egemonia salviniana possa assicurare stabilità e continuità.

A Salvini, però, chiedono di fornire delle prove di sostenibilità politica nei confronti delle istituzioni internazionali, delle alleanze politiche e militari, della permanenza dell’Italia – pur critica a parole – nell’Unione europea e nell’Euro. In sostanza, ‘’colà dove si puote’’ si è compreso che l’alleanza giallo-rossa non ha fiato sufficiente per tirare avanti perché i pentastellati sono dei incorreggibili destabilizzatori, incapaci di rinunciare alla tentazione di chiedere l’impossibile, pur di mantenere o guadagnare un po’ di consenso.

Così il leader della Lega sta cambiando linea all’insegna del principio per cui ‘’Parigi val bene una messa’’ ed è pronto a baciare tutte le pantofole che gli vengono sottoposte nel suo percorso di redenzione. L’euro è diventato “irreversibile’’ (con successiva precisazione), l’Europa una patria più grande, l’Alleanza atlantica una fede. Questi autodafé non li celebra solo Salvini, ma vi si sottopone una filiera di leader leghisti che – intervistati dai media – affermano di non essere stati capiti bene quando, in passato, si attribuivano loro sentimenti antieuropei. Prima che il gallo canti tre volte costoro non esitano a smentire affermazioni ripetute abitualmente per anni.

Cambiare opinione è legittimo e a volte opportuno. Ma perché l’operazione sia credibile un partito politico e i suoi leader dovrebbero dar conto delle analisi, del dibattito autocritico che hanno reso necessario un cambiamento di linea. Così almeno facevano i partiti seri. Se ciò non accade con un minimo di trasparenza, toccherebbe alla libera informazione denunciare che i ‘’redenti’’ si sono svegliati al mattino con pensieri diversi da quelli con cui si erano coricati la sera prima. Invece, i media fanno a gara nel sottolineare i cambiamenti e nell’essere buoni testimoni e garanti della sincerità della conversione.

Personalmente credo che non si debba dare troppo importanza al doppiopetto che Salvini indossa nelle interviste. E’ solo una strategia comunicativa. L’ex Capitano sa che i suoi elettori leggono i testi scritti compitando le parole e quindi, prima o poi, lasciano perdere. Così, nelle interviste rilasciate ai giornali, il Truce si esprime allo scopo di ‘’ épater les bourgeois’’ (i quali non si sentono ingannati, perché farsi stupire, sia pure per finta, è ciò che vogliono).

Il vero Matteo Salvini è quello che va in televisione o conciona nei comizi, dove non è solito dire che l’euro è irreversibile. Sarebbe il caso di non sottovalutare alcuni particolari che talvolta sfuggono all’autocontrollo che il Capitano (il quale è pur sempre un passionale) si è imposto. Ha suscitato proteste e polemiche (l’ex Capitano ha twittato la consueta dose di veleno) la partecipazione alla regata di Trieste (città redenta per la seconda volta dalla Lega) di un’imbarcazione (regolarmente iscritta) carica di negher i quali, fagocitati da bianchi al soldo di George Soros, osavano chiedere la cancellazione dei decreti Salvini, ignorando che quei testi erano stati scolpiti sulla stessa pietra e con il medesimo scalpello, di cui si era servito il Signore, sul Monte Sinai, per consegnare a Mosè le tavole della legge.

In verità, questa volta la consegna di Dio a Salvini era avvenuta in cima al Resegone. Ma fa lo stesso. Poi è scoppiato lo scandalo del tortellino ripieno di pollo perché possa essere consumato anche dai mussulmani. È mancato poco che il manicaretto copiato – come narra la leggenda – dall’ombelico di Venere, diventasse un simbolo da piazzare nella parte bianca del tricolore. L’offesa alla tradizione culinaria del BelPaese sta tutta nell’evitare tra gli ingeadienti la carne di maiale, perché animale impuro secondo quella religione. Nessuno si è ricordato che basterebbe allontanarsi di qualche decina di km da Bologna per scoprire che nella Romagna felix, i tortellini si sono trasformati in cappelletti, ripieni di solo formaggio.

Da consumatore di tortellini, mi sentirei maggiormente solidale con un mussulmano che, per salvarsi la coscienza, usa carne di pollo, piuttosto che con tanti italiani i quali sciupano una prelibatezza della gastronomia con un condimento a base di panna. La morte del tortellino (anche di quello di pollo) sta nel brodo.

PS: Quando ho scritto l’articolo non avevo ancora letto l’editoriale di Massimo Franco su Corriere della Sera di oggi 22 ottobre. Il  quotidiano di via Solferino manda un segnale: è venuto il momento di trasmettere all’opinione pubblica il pensiero dell’establishment. Si sta preparando l’investitura di Matteo Salvini. Per quanto mi riguarda credo che l’editoriale confermi le tesi da me sostenute su Start.

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