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Casaleggio catechizza Conte sulle Regionali

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Che cosa si sono detti Casaleggio e Conte?

Anche se quasi introvabile sulle prime pagine dei giornali, salvo un richiamino-mino su quella dell’impertinente manifesto e un inciso, ma proprio un inciso, nel “sommario” di un titolo di Repubblica sulla “scommessa dei cantieri”, quale sarebbe quella fatta dal governo nella solita conferenza stampa di Giuseppe Conte con una lista di 130 opere pubbliche da sbloccare con le semplificazioni, la notizia della giornata politica di ieri è il lungo incontro, di ben tre ore, avuto dal presidente del Consiglio con Davide Casaleggio. Che, stando agli umori neppure tanto nascosti ormai di molti parlamentari grillini, starebbe al Movimento 5 Stelle come Dracula alla sua vittima di turno, con quei 300 euro al mese che essi sono costretti a versargli per la tenuta della famosa piattaforma Rousseau e dintorni.

Tre ore di colloquio, al riparo dell’appartamento quasi privato del capo del governo a Palazzo Chigi, sono tante da passare per consentire all’ospite di illustrare ciò che chissà per quale ragione non gli è stato permesso di fare agli “Stati Generali” di Villa Pamphili: un documento di dieci proposte per il “rilancio” del Paese intestato all’associazione di Roberto Casaleggio, il padre defunto di Davide. E infatti non si è parlato solo di quello, ma “di tutto un po’”, come ha tenuto a precisare lo stesso ospite di Conte, compreso il tema assai controverso nel Movimento, cioè contestato, delle alleanze regionali col Pd per le elezioni del 20 settembre.

A simili alleanze Casaleggio, diversamente da quel che viene attribuito a Grillo in persona, è talmente contrario che Conte ha dovuto quasi scusarsi con lui per averne parlato bene di recente — ha precisato — solo per rispondere alla domanda “specifica” di un giornalista, senza volere tuttavia entrare e tanto meno influire sull’autonomia delle singole forze politiche interessate, o disinteressate, alla questione.

Certo, dalla notizia del lungo incontro, una volta diventata pubblica, pur senza l’eco che meritava, ha avuto da guadagnare più Casaleggio che Conte. Di  cui è maggiormente emersa la debolezza del momento che sta attraversando, pur tra viaggi in Europa in vista del vertice  di circa metà mese. Oltre alla “scommessa dei cantieri” riduttivamente attribuitagli da Repubblica, c’è quel titolo del Corriere della Sera sulla “lunga lista di buoni propositi” che non è proprio il massimo che potesse aspettarsi il presidente del Consiglio dopo tutte le parole spese per illustrare le decisioni prese di notte dal governo “salvo intese”.

Non mi sembra consolante per Conte neppure “l’abbuffata dei cantieri veloci” gridata sulla prima pagina del solitamente solidale Fatto Quotidiano con una foto del presidente del Consiglio in casco che sembrava un po’ la prosecuzione della vignetta del giorno prima di Vauro Senesi sullo stesso premier lanciatosi o buttato giù da un aereo senza il paracadute. Alla quale vignetta peraltro è seguita oggi quella di Riccardo Mannelli in cui si fa dire a uno “un po’ confuso” che “nun ce siamo propio” e che “sto governo fa schifo ar coso”. Ogni scherzo vale, si sa, ma di Carnevale. Qui, come mi è già capitato di osservare graffiando, siamo un pò troppo fuori stagione.

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