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Vi spiego i veri effetti dell’invio di carri armati occidentali all’Ucraina

Carri Armati

Dal punto di vista militare, la decisione di fornire un paio battaglioni di carri all’Ucraina non modifica i rapporti di forza in Ucraina nel breve-medio termine. Ha invece effetti positivi sul morale delle truppe ucraine. Quindi le novità hanno più conseguenze politiche che militari. L’analisi del generale Carlo Jean

Dopo lunghe e spesso aspre pressioni americane e di vari suoi alleati europei – soprattutto della Polonia e degli Stati Baltici e Scandinavi – Berlino ha dato il suo assenso all’invio in Ucraina di carri armati Leopard-2 A6. La Germania darà a Kiev 14 carri e autorizzerà l’invio agli ucraini di un’ottantina da parte di una decina di paesi che l’avevano importati dalla Germania e che necessitano della sua autorizzazione per riesportarli.

Il cancelliere Scholz aveva subordinato l’assenso tedesco alla decisione USA di fornire all’Ucraina loro carri M1 Abrams. Biden si è piegato e ha deciso di inviarne 31. Mentre i Leopard saranno disponibili entro uno-due mesi, cioè per l’annunciata offensiva di primavera, gli Abrams lo saranno solo a fine estate. Le esitazioni di Scholz derivavano dal fatto che egli giudicava una fornitura unilaterale di carri moderni da parte tedesca negativa per i rapporti con la Russia dopo la fine del conflitto in Ucraina. A parer mio, non lo riteneva pericolosa per un’escalation del conflitto, quanto per il futuro e per non dare la sensazione di una politica d’espansione della Germania verso Est.

Come nella tradizione di una parte della geopolitica tedesca, a partire da Bismark e del SDP, con la sua Ostpolitik, Scholz ritiene necessario avere buoni rapporti con la Russia.  Ha dovuto cedere alle pressioni USA ed europee perché la Germania dipende dalla NATO per la sua sicurezza e perché, con il suo riarmo, Berlino vuole assumere la leadership politico-strategica in Europa. Il mutamento in corso non è compreso da chi auspica la rinuncia dell’aumento delle spese e delle capacità militari in Italia. Non si è reso conto che la forza militare è tornata a essere un fattore determinante della geopolitica.

LA REAZIONE DELLA RUSSIA E LE TESI STRAMBE DEGLI ANALISTI FILO-PUTINIANI

La decisione di Berlino ha provocato, come prevedibile, veementi proteste da parte di Mosca. Inizialmente, la reazione del Cremlino è stata quella – già più volte usata – di minacciare il ricorso al nucleare. Poi, considerato che nessuno ci crede più – ha cambiato strategia comunicativa, irridendo il ridotto numero di carri dati all’Ucraina e affermando che non cambieranno la situazione e che sarebbero stati “bruciati” in Ucraina.

Solo gli autoproclamatosi analisti strategici occidentali, che attendono l’imbeccata del Cremlino per sostenere la sua posizione, hanno creduto alla prima versione. In Italia, alti lamenti sono stati elevati sull’inevitabilità di un’escalation. Sono state prodotte le tesi più buffe, come il fatto che i Leopard cambiassero i rapporti di forza dato che un proietto – di massima anticarro – del loro cannone da 120 mm potesse distruggere una casa a 4 km di distanza, oppure che, di fronte all’esitazione di inviare carri, si sarebbero dovuto fornire aerei all’Ucraina: questi sì che avrebbero provocato un salto di qualità nel conflitto, potendo colpire Mosca (a parte il fatto di ignorare i modesti effetti ottenuti dagli aerei occidentali in Kosovo, che avevano distrutto un numero irrilevante dei mezzi del III Corpo d’Armata serbo, come ho potuto personalmente rilevare essendo responsabile per l’OSCE del conteggio delle armi previsto da Dayton). Sono corbellerie, indici di conoscenze tecniche forse attinte da Topolino!

LE CONSEGUENZE MILITARI DELL’INVIO DI CARRI ARMATI MODERNI ALL’UCRAINA

Gli impatti della fornitura di carri armati moderni all’Ucraina non sono però irrilevanti: sono duplici: da un lato, sono propriamente strategici e militari; dall’altro lato, sono politici.

Dal punto di vista militare, la decisione di fornire un paio di battaglioni di carri all’Ucraina non modifica in modo consistente i rapporti di forza in Ucraina nel breve-medio termine. Ha invece effetti positivi sul morale delle truppe ucraine, che incominciavano a dubitare sulla saldezza dell’impegno occidentale a continuare a sostenerle.

Forse, la decisione USA – presa da Biden e da Blinken contro il parere del Pentagono, contrario all’invio degli Abrams per ragioni di supporto logistico e di disponibilità (gli Abrams hanno un motore a turbina, difficile da mantenere in efficienza e saranno disponibili solo fra sei-sette mesi) – è motivata dalle idee recentemente espresse nel dipartimento di Stato sulla sicurezza dell’Ucraina nel post-conflitto. Che cioè essa vada garantita con un potente riarmo di Kiev, non con una garanzia dell’Occidente, ben più difficile da far “digerire” alla Russia, poiché sembrerebbe comunque un’estensione della NATO. La diplomazia USA è certamente al lavoro sia a Kiev che a Mosca per esplorare la fattibilità di tale soluzione. Parlando di negoziati invece che di armi, i pacifisti occidentali non propongono nulla di concreto, se non dire che “Dio non vuole” e che “le armi fanno male”.

In ogni caso, l’invio in Ucraina di un centinaio di carri armati non può essere risolutivo. Va bene che i Leopard-2 sono superiori ai carri russi, anche al recentissimo T 90-M, ma il numero conta. Secondo il Military Balance, nel 2021 l’Ucraina aveva operativi circa 900 carri e un altro paio di migliaia in magazzino, forse ad arrugginire. Inoltre ha ricevuto da vari ex-membri del Patto di Varsavia circa 500 carri ex-sovietici. Infine, ha catturato alle forze russe, soprattutto a Nord di Kiev e a Sud di Kharkiv, varie centinaia di carri ancora riparabili. Anche ammettendo che un migliaio dei suoi carri siano stati distrutti, gli rimarrebbero almeno un altro migliaio, forse un paio di migliaia di tali mezzi.

Anche se gli invii dall’Occidente raggiungessero duecento carri, tali da formare due brigate corazzate, sarebbero troppo pochi per poter trasformare l’attuale guerra di logoramento – che data la sua superiorità quantitativa la Russia è destinata a vincere – in una manovrata, in cui gli ucraini avrebbero maggiori possibilità di successo e di riconquista dei territori perduti. Potrebbero anche respingere la potente offensiva di primavera che il “clausewitziano” generale Gerasimov, ora a capo delle operazioni in Ucraina, sta preparando. Lo fa logorando le migliori unità ucraine nell’area di Bakhmut, di per sé irrilevante sotto il profilo strategico. Impiega a ondate le truppe del Gruppo Wagner, composte per quattro quinti da ex-carcerati. Subiscono perdite rilevanti. Per male che vada, il Cremlino risolve in tal modo il problema carcerario in Russia e, a suo modo, anche la lotta alla criminalità!

LE CONSEGUENZE POLITICHE

Sotto il profilo politico, l’invio di carri armati NATO è invece molto importante. Ha dimostrato la saldezza della coalizione degli “amici dell’Ucraina”. Il successo del Cremlino si basa sulla speranza di una sua divisione. Solo essa e la conseguente sospensione del sostegno militare all’Ucraina, possono rendere possibile il raggiungimento dei suoi obiettivi da parte di Putin.

Questo spiega anche perché le reazioni russe all’invio di carri siano mutate. Preso atto che ormai i carri verranno inviati, per non deprimere il morale delle proprie truppe, la propaganda di Mosca è ripiegata sull’affermazione che nulla è cambiato e che il “grande esercito patriottico” distruggerà senza difficoltà anche i carri che il “cattivo” Occidente darà all’Ucraina, ormai manipolata nel suo volersi opporre alla “fraterna” Russia, che la vuole solamente liberare dal nazismo e dalle sue manipolazioni finanziate dall’Occidente.

La decisione tedesca/americana ha dimostrato a Mosca che l’Occidente è unito. Anche se le nuove armi non consentiranno all’Ucraina di passare da una guerra di logoramento a una manovrata, una vittoria sul campo russa diventa più difficile. Tutti considerano le minacce di Mosca un bluff. Il conflitto in Ucraina rischia di durare ancora a lungo, senza vinti né vincitori, Anche senza la possibilità di una soluzione negoziale. Si trasformerà verosimilmente in un “conflitto congelato” come quello di Corea. Le garanzie di sicurezza per l’Ucraina diverranno centrali per la sua trasformazione. Occuperanno il posto centrale, ora riservato agli aspetti territoriali.

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