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Scazzi Generali fra Caltagirone e Mediobanca, Tim saluta Huawei, Bassetti tifa Sileri contro Speranza, Green Pass araba fenice

Arnese

Non solo vaccini, Generali, Tim, Bassetti e Draghi. Fatti, nomi, numeri, curiosità e polemiche. Pillole di rassegna stampa nei tweet di Michele Arnese

 

I DUE PARTITI SU DRAGHI AL COLLE

 

GREEN PASS ARABA FENICE

 

I RACCOMANDATI DEL VACCINO

 

LA MAPPA DEI VACCINI

 

GLI EFFETTI INCERTI DEL COPRIFUOCO

 

BASSETTI TIFA SILERI

 

GENERALI, DONNET NEL MIRINO

Assicurazioni Generali: le capriole di Caltagirone, il forcing di Del Vecchio, Nagel nel mirino, Donnet sulla graticola

LE PIROETTE DI CALTAGIRONE SU GENERALI

DONNET COCCOLATO DA NAGEL (MEDIOBANCA)

TIM SALUTA HUAWEI

 

I CONTI DEL SOLE

 

MINESTRONE MEDIATICO

 

SEQUESTRO SUGOSO

 

GARANZIE INDIGESTE?

 

WALL STREET FESTEGGIA BIDEN

 

DOTTRINA MACRON

 

IL MAGISTRATO POMARICI STRAPAZZA GLI INTELLETTUALI ROSSI

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL SOLE 24 ORE SU ASSICURAZIONI GENERALI E CALTAGIRONE:

Tutto è da ricondurre al delicato tema delle operazioni straordinarie, in Italia e all’estero, che in alcuni casi hanno spaccato azionisti e cda. Da Cattolica, fin da subito messa nel mirino da Caltagirone e da Leonardo Del Vecchio, per passare alla Russia, operazione ricca di sfaccettature ancora tutte da verificare e in realtà mai condivisa neppure da Mediobanca, ma assai caldeggiata dal ceo Philippe Donnet, fino ad arrivare alla Malesia. Quest’ultima industrialmente più che sensata per Piazzetta Cuccia, perchè Trieste va a costruirsi una posizione solida nel danni in un paese interessante, ma non per una parte rilevante del cda considerato che su 13 membri di fatto hanno votato positivamente solo otto. Una spaccatura che ancora una volta ha registrato le posizioni opposte del fronte Mediobanca rispetto a quelle degli altri presenti in consiglio.

La vera posta in palio, stante che l’attuale board terminerà il proprio mandato con l’approvazione del bilancio 2021, è come sarà composto il futuro consiglio. E anche qui le posizioni, al momento, paiono inconciliabili. Si parte da due presupposti completamente diversi. Per Mediobanca non si può prescindere da una lista che nasca dal cda, come previsto dallo statuto. Una lista che “piaccia” al mercato e che maturi all’interno di un percorso delineato con il presidente che mette all’ordine del giorno il tema, con la nomina di un consulente che aiuti a identificare i profili e con un board che poi valuti le proposte in tutte le sue componenti. E se ci sarà qualche socio che non condivide, forte della partecipazione in portafoglio, potrà sempre presentare un proprio elenco di candidati. Ma l’altro pezzo del mondo Generali, a partire da Caltagirone, non è d’accordo.

L’attuale consiglio, si fa notare, è espressione forte di Piazzetta Cuccia, il presidente stesso, Gabriele Galateri di Genola, è stato in passato numero uno di Mediobanca, il vice presidente, Clemente Rebecchini, è direttore centrale dell’istituto e altri componenti possono essere ricondotti alla banca. Ma al di là di questo si ritiene che ad essere ribaltata debba essere la prospettiva: il management va costruito una volta che si è deciso cosa dovrà fare Generali. Va bene la strategia dei piccoli passi o si vuole pensare in grande? Se serve più attenzione ai costi perché non inserire la figura di un direttore generale o di un comitato esecutivo? E il presidente? Non può avere deleghe ma per forza deve essere solo una figura di semplice garanzia? Tante domande a cui si vuole cercare di dare risposta. Ma tutto questo è inaccettabile per Piazzetta Cuccia e la logica che la muove.

Perché, è inutile nascondersi, molto ruota attorno alla figura del ceo, è lui l’espressione delle strategie di ieri e di quelle che verranno. E per la banca guidata da Alberto Nagel, Donnet funziona: i piani che ha presentato li ha portati a termine e pur in un contesto complesso, quale quello della pandemia, ha centrato i risultati e ha costruito una Generali solida che con la cassa può permettersi di guardare a qualche operazione di crescita, sebbene in un quadro di prudenza e disciplina. E, sottolineano, sono i numeri a dirlo: un risultato operativo in crescita dal 2016 al 2020 da 4,8 a 5,2 miliardi, una Solvency passata dal 177% al 224%, oltre 7 miliardi di dividendi erogati e un total shareholder return del 29% (in linea con quello di Allianz, superiore a quello di Axa, 20%, ma nettamente inferiore a Zurich, 46%).

Tuttavia, ci sono due elementi, non certo marginali che potrebbero giocare a sfavore di Donnet: la capitalizzazione, con il titolo del Leone che ormai da anni viaggia all’interno di una banda di oscillazione che difficilmente supera i 18 euro, e l’M&A.

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SINTESI DELL’INTERVISTA DE LA STAMPA AL MAGISTRATO POMARICI SUI TERRORISTI ROSSI:

“Così come prevede la Costituzione: ora gli arrestati, se sapranno dimostrare di aver cambiato vita, potranno accedere ai benefici di legge che il giudice di sorveglianza vorrà concedergli”. A dirlo in un’intervista al quotidiano La Stampa Ferdinando Pomarici, il magistrato che chiese 22 anni per i responsabili dell’omicidio di Luigi calabresi, parlando degli arresti di ieri in Francia. Per Pomarici “la dottrina Mitterrand in questa storia non c’entra nulla perché il suo presupposto era che per rimanere in Francia non bisognava aver commesso fatti di sangue. Invece quelli arrestati ieri erano tutti stati condannati per omicidio. E dunque avrebbero potuto essere tranquillamente estradati 40 anni fa”. Secondo il magistrato, ora in pensione, questo non avvenne: “Per comodità, per pigrizia, per quieto vivere. Per non dover affrontare i giornalisti, per un’ipocrisia di fondo della classe politica e degli intellettuali di questo paese”. Per Pomarici “chi avrebbe dovuto procedere non ha voluto affrontare il problema. Certo, si sarebbe esposto a polemiche, dovendosi assumere le proprie responsabilità . Si preferì non farlo. Oggi che l’aria è cambiata, scopriamo che ci sono persone che hanno commesso omicidi e che da 40 anni erano in libertà”.

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