Economia

Assicurazioni Generali: le capriole di Caltagirone, il forcing di Del Vecchio, Nagel nel mirino, Donnet sulla graticola

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Che cosa succede in Assicurazioni Generali? Fatti, nomi, indiscrezioni, ricostruzioni e scenari

 

E’ più un siluro ad Alberto Nagel o a Philippe Donnet? E’ la domanda che si stanno ponendo in queste ore investitori e osservatorio dopo la notizia svelata oggi dal quotidiano Repubblica secondo cui l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, secondo azionista di Generali, non parteciperà all’assemblea dei soci in programma per il 29 aprile e che deve approvare il bilancio 2020 del Leone. Lo strappo di Caltagirone assomiglia molto a una sfiducia esplicita al Ceo Philippe Donnet, che infatti punta da tempo a cambiare, e a uno schiaffo a Mediobanca, azionista di maggioranza relativa del gruppo assicurativo, sottolinea Radiocor-Sole 24 Ore sulla scia delle indiscrezioni di Repubblica. Del resto, si spiega, la tensione tra i grandi soci delle Generali è cominciata a salire dal 2019. Prima con lo sbarco di Del Vecchio in Mediobanca, poi con l’ingresso del Leone in Cattolica (lo stesso Del Vecchio e Caltagirone polemicamente assenti nel cda che lo decise), infine su altri dossier minori che hanno comunque aggravato la spaccatura. In questo contesto è arrivata la mossa di Caltagirone, anche in vista del rinnovo del cda previsto per la prossima primavera. Una bella capriola, comunque, quella di Caltagirone, visto che il cda di Generali (di cui peraltro Caltagirone è vicepresidente vicario e non proprio l’usciere o il segretario) nei giorni scorsi ha approvato all’unanimità il rendiconto consuntivo delle Assicurazioni Generali. A differenza del costruttore ed editore (vanno maluccio i conti di Caltagirone Editore, da ieri presieduta da Azzurra Caltagirone), Leonardo Del Vecchio parteciperà all’assemblea. A riprova che nelle convergenze parallele fra i due imprenditori, Caltagirone e Del Vecchio non sempre assumono le medesime posizioni. Ma ora le attenzioni si appuntano già sui prossimi vertici di Generali. L’obiettivo dei due soci scalpitanti è azzoppare la lista che sarà approntata di riffa o di raffa da Mediobanca, il maggiori azionista del Leone di Trieste. (Gianluca Zappa)

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di Stefano Bernabei e Claudia Cristoferi e Gianluca Semeraro

MILANO (Reuters) – Francesco Gaetano Caltagirone, secondo azionista di Generali, ha deciso di non partecipare all’assemblea annuale della compagnia di domani, segnalando in questo modo un malcontento sugli equilibri tra i principali soci, secondo quanto riferito da tre fonti vicine alla situazione.

La decisione arriva mentre sta per partire il rinnovo del Cda di Generali, il cui mandato scade la prossima primavera, per il quale, per la prima volta, il consiglio uscente potrà presentare una propria lista in linea con la prassi delle migliori governance europee.

La notizia della mancata partecipazione di Caltagirone in assemblea è stata anticipata da Repubblica.

L’azionariato di Generali vede Mediobanca come primo azionista con il 12,9%, seguito da Caltagirone con il 5,6% e da Leonardo Del Vecchio con il 4,8%.

Sia Caltagirone sia Del Vecchio in passato hanno chiesto una strategia di crescita del Leone più aggressiva. Entrambi sono azionisti anche di Mediobanca rispettivamente con l’1% e il 13% circa dopo una serie di acquisti sul mercato nell’ultimo anno e mezzo.

Secondo le fonti la mancata partecipazione di Caltagirone non va letta come atto di sfiducia nei confronti dell’operato del Ceo di Generali Philippe Donnet, che domani si presenterà in assemblea con un utile operativo 2020 record nonostante l’emergenza Covid, corredato da una proposta di dividendo complessiva di 1,47 euro per azione, di cui 1,01 pagabili a maggio.

Pur nello scenario di crisi globale innescato dall’emergenza sanitaria, Donnet ha confermato i target del piano che termina quest’anno.

Dal suo arrivo nel 2016, Generali ha distribuito ai soci oltre 7 miliardi di dividendi, comprensivi di quelli proposti all’assemblea di domani.

Piuttosto il malcontento riguarda le modalità con cui sono state prese di recente alcune decisioni strategiche, raccontano le fonti.

In particolare alcune fanno riferimento alla decisione di trattare in esclusiva per l’acquisto degli asset Danni di Axa in Malesia, per la quale Mediobanca ha votato a favore in Cda, il rappresentante di Del Vecchio ha votato contro, mentre Caltagirone non ha partecipato inviando una lettera e chiedendo di ottenere “le migliori condizioni possibili”.

Una fonte vicina a Del Vecchio ha detto che il magnate degli occhiali parteciperà all’assemblea, che non si svolge in presenza a causa del Covid-19, e ha già depositato il suo voto.

Secondo fonti il bilancio 2020 non ha avuto voti contrari in Cda, dove sono presenti sia Caltagirone sia Del Vecchio, tramite un suo rappresentante.

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DI REPUBBLICA SU GENERALI E CALTAGIRONE:

Uno schiaffo al management di Generali e a Mediobanca, azionista di maggioranza relativa del Leone. Non ci sono molti altri modi di intendere la mossa a sorpresa di Francesco Gaetano Caltagirone, che ha deciso di non depositare i titoli della compagnia – è il secondo socio con una quota sopra il 5% – di cui è anche vicepresidente vicario, in vista dell assemblea che si terrà domani in videoconferenza a Trieste.

Lo strappo è clamoroso: salvo sorprese dell’ultima ora (le azioni possono essere depositate fino a prima dell’assemblea), si vedrà Caltagirone azionista non votare per l’ approvazione del bilancio 2020 che lui stesso, in quanto consigliere, ha invece approvato in cda. Se non è una sfiducia esplicita per l’ operato dell’amministratore delegato Philippe Donnet, che Caltagirone punta da tempo a cambiare, gli assomiglia molto.

La tensione tra i grandi soci di Generali (Mediobanca con il 13%, Caltagirone con il 5,63% e Del Vecchio con poco meno del 5%) è cominciata a salire sin dal 2019, dopo l’ingresso del patron di Luxottica nel capitale di Mediobanca con l’autorizzazione ad arrivare fino al 20% (e proprio in Mediobanca di recente si è affacciato anche Caltagirone co nl’1%), ma si è trasformata in scontro lo scorso anno. Prima, in giugno, la decisione di Donnet di prendere il24,4% di Cattolica, avversata da DelVecchio e Caltagirone, polemicamente assenti al cda che votò l’operazione. Poi in autunno, quando si ventilò la possibile cessione del pacchetto di controllo di Banca Generali a Mediobanca: l’operazione, a cui si opponevano ancora Del Vecchio e Caltagirone, venne discussa e poi lasciata cadere, con strascichi pesanti nei rapporti nel cda Generali.Pochi mesi dopo, a gennaio, Donnet diede il via a una riorganizzazione con l’uscita di due pezzi da novanta come il general manager Frédéric de Courtois e il capo dell’Asset Management, Timothy Ryan, subito approdati a ruoli di rilievo in importanti concorrenti.

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