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Brexit, verso il super-saturday del 19 ottobre. Il Punto di Meloni

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No-deal Brexit: è ancora possibile? Sì. E no. Ecco perché. Il Punto di Daniele Meloni

 

Non è ancora chiaro se la Brexit sia una tragedia o una commedia e, purtroppo, Shakespeare non è da tempo più con noi per chiarirci le cose. Escludendo la tragedia – suvvia, gli inglesi piegati dal Lussemburgo dopo avere sconfitto il nazismo? – forse la forma della commedia è la più propria per definire quanto sta succedendo Oltremanica in questi mesi. D’altronde, il ritorno in tv di Spitting Image, il popolare show satirico che ritraeva i politici come marionette negli anni ’80 e ’90, dovrebbe dirci qualcosa.

Sia come sia, si sta arrivando all’ennesima ora x, all’ennesimo giorno decisivo per l’uscita del Regno Unito dall’Unione. Ieri il premier Boris Johnson detto anche “Brexit-or-die”, ha incontrato il suo corrispettivo irlandese, Leo Varadkar, per un incontro interlocutorio sulla questione irlandese, il cosiddetto backstop, al quale ne seguiranno altri. Tutto questo avviene mentre la data del 31 ottobre si sta facendo sempre più vicina e, non più tardi di questo mercoledì, le éminances grises dell’Ue hanno definito irrealistiche le proposte di Johnson.

Anche Angela Merkel ha espresso i suoi dubbi nel corso di una telefonata con il premier, e Downing Street ha lasciato trapelare che l’accordo per una Brexit ordinata sia ormai quasi impossibile.

A questo punto, il Parlamento che è stato “prorogued” su richiesta di Johnson fino al 14 ottobre, data del Queen’s Speech, si riunirà nuovamente sabato 19 in una seduta speciale che si annuncia caldissima, in barba all’autunno londinese. La seduta è già stata ribattezzata “Super Saturday”, esattamente come quando in Premier League si affrontano nel medesimo giorno le prime quattro squadre in testa alla classifica. Verrà fuori qualcosa di concreto? Chissà.

La proposta di Johnson prevede l’abbandono dell’unione doganale da parte dell’Irlanda del nord entro il 2021. Stormont – il Parlamento dell’Ulster – può però votare per l’applicabilità di regolamenti e direttive europee su agricoltura e altri prodotti fino a oltre quella data, rinnovando il voto su questi settori ogni 4 anni. I controlli alla frontiera tra Uk ed Ue saranno “decentralizzati” con una necessità minima di “physical checks”, controlli visibili e reali.

E il no-deal? È ancora possibile? Sì. E no. La chiarezza non abbonda nemmeno su questo fronte. Il Parlamento ha vincolato Johnson a escludere l’uscita senza accordo con il Benn Act, votato su proposta del parlamentare laburista Hilary Benn (un anti-corbyniano). Johnson in questo caso sarebbe impegnato a inviare formalmente una lettera all’Ue per chiedere un’estensione dei termini della Brexit. Il premier però – secondo i suoi collaboratori – potrebbe aggirare l’ostacolo inviando un’altra lettera che inviti l’Ue a rinunciare all’estensione. In questo caso si materializzerebbe il no-deal. Ipotesi, naturalmente, tutte da verificare.

Se la Camera dei Comuni si sta facendo notare per la sua granularità – 650 parlamentari e 650 idee diverse sul rapporto tra Regno Unito ed Ue – l’Europa manca come sempre di cogliere la dimensione politica della Brexit e si ostina con un atteggiamento punitivo, che mira a smembrare lo Uk. E poi, scusate, qualcuno ha forse sentito da Bruxelles qualche idea su come sarà la Nuova Europa senza la Perfida Albione?”

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