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Biden trumpeggia con il Giappone e contro la Cina

Ecco le prime mosse di Biden fra Cina e Giappone. L’articolo di Giuseppe Gagliano

 

Il nuovo segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Lloyd Austin, in un colloquio telefonico avuto con il ministro della Difesa giapponese, Nobuo Kishi — in assoluta continuità con l’amministrazione di Trump come avevamo indicato in un articolo precedente — ha confermato il sostegno americano — sostegno è bene ricordarlo anche di natura militare — al Giappone sul dossier delle isole Senkaku, rivendicate dalla Cina.

Infatti le isole Senkaku sono tutelate dall’articolo V del Trattato di sicurezza Usa-Giappone, e di conseguenza rappresentano un aspetto rilevante della strategia americana di contenimento della proiezione di potenza cinese nel Mar cinese meridionale e nell’Indo-Pacifico.

Passiamo adesso al secondo aspetto che mostra in modo chiaro la continuità con la precedente amministrazione.

Gli Stati Uniti — secondo quanto dichiarato dal Comando delle forze Usa per l’Indo-Pacifico — hanno inviato la portaerei Uss Theodore Roosevelt nel Mar Cinese Meridionale come strumento di deterrenza nei confronti delle manovre cinesi che hanno visto il dispiegamento di 13 aerei militari che sono entrati nella zona di identificazione della difesa aerea di Taiwan. Anche in questo caso — come illustrato in un articolo precedente — l’amministrazione Biden prosegue nelle scelte della amministrazione precedente che a sua volta ha fatto proprie le strategie della Dottrina Obama.

Ma la continuità e la perseveranza strategica non sono certo una caratteristica che appartiene solo agli Stati Uniti: l’Assemblea nazionale del popolo ha approvato la nuova legge — costituta da 84 articoli — secondo la quale la Guardia costiera cinese sarà autorizzata — come indicato dall’articolo 22 — ad usare la deterrenza militare — se necessario — allo scopo di ostacolare la presenza di navi straniere che sono coinvolte in attività illegali nel contesto delle acque contese cioè del Mar Cinese Orientale e del Mar Cinese Meridionale.

In definitiva l’equilibrio di potenza sul piano della strategia marittima tra Cina, Stati Uniti e Giappone rimane inalterato. Almeno fino a questo momento.

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