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Becciu, Ior e i Cavalieri di Malta (il Papa riceve l’ispettore Vatileaks)

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L’approfondimento di Andrea Mainardi sulla scia del caso Becciu

(Seconda parte dell’approfondimento di Mainardi; qui la prima parte)

Questi, soli questi, sarebbero i “capi di imputazione” contestati a Becciu. Non l’affare milionario con faccendieri e finanzieri e banchieri i cui nomi rimandano a link con i salotti più alti della borghesia politico-bancaria romana e oltre – questo sì terreno da sondare. Invece la misura del licenziamento così clamoroso nelle forme previste da Bergoglio appare per lo meno esagerato.

Quindi: si può pure dare atto di un momentaneo precipitato del carattere del Papa argentino nel 24 sera intorno alle 18 in udienza con Becciu? Sì. Francesco non è nuovo a concedere udienze per una ragione e poi a comunicare decisioni draconiane.

Gli esempi si sprecano: Gerhard Müller, liquidato in una udienza di tabella (non convocato appositamente) e seduta stante rimosso dalla Congregazione per la Dottrina della fede, con la spiegazione che dopo cinque anni in Curia – effettivamente completati dal porporato tedesco – il mandato era da considerarsi non rinnovabile. Ma così non è poi stato per altri alti dirigenti curiali. L’Annuario pontificio sta lì.

Andando a personaggi più terreni. Fine anno 2018. Il portavoce vaticano Greg Burke e la vice Paloma Garcia Ovejero vanno dal Papa a manifestare perplessità verso la direzione del Dicastero per la comunicazione. Ne escono dimissionari. E buon Capodanno.

Non è dato sapere che sia stato comunicato a Georg Gaenswein, segretario del Papa emerito e Prefetto della Casa pontificia. Incarico che ricopre formalmente ma da lunghi mesi estromesso.

E che dire di Raymond Leo Burke, il cardinale nominato da Francesco a fare da patrono del Sovrano ordine di Malta e poi posizionato in freezer: rimane in carica, ma dal 2017 non ha più alcuna rilevanza.

E ancora. Ché tocca tornare a Malta.

Nei mesi turbolenti in cui Matthew Festing, allora Gran Maestro dell’Ordine di Malta, nel gennaio 2017, va dal Papa per chiedere aiuto per quelle che a suo dire erano intromissioni della Segreteria di Stato. Che accade? In pochi minuti pure lui ne esce dimissionato.

Ecco: Festing, Burke. L’Ordine di Malta. La complessa vicenda dei cavalieri si intreccia strettamente con Becciu.

L’oggi cardinale dimezzato allora “semplice” arcivescovo, fu inviato da Francesco tra Villa Malta e via Condotti come suo delegato speciale per sciogliere i nodi di una controversia all’ultimo velluto. Quella che porta in tandem Festing e Burke a sospendere Albrecht Freiherr von Boeselager, considerato troppo liberal in materia di morale nel suo incarico di responsabile degli affari caritativi, sanitari e assistenziali.

Lo abbiamo visto: Burke finisce a fare il pensionato nel suo appartamento vicino San Pietro. Mantiene il ruolo ma non ha più alcuna incidenza: nemmeno si fa vedere alle celebrazioni liturgiche. Forse non lo invitano. Festing viene dimissionato e se ne torna in Inghilterra.

Boeselager invece torna in sella. Pienamente riabilitato. Attualmente il barone dell’Ordine è Gran Cancelliere. Figura la sua di non poco conto normalmente. Ancora di più dopo la morte di Fra’ Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto, Principe e Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta eletto nel maggio 2018. È morto il 29 aprile 2020.

Il fratello di Giacomo, Giuseppe, è stato fino al 2019 presidente del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano. Oggi al suo posto in tribunale ci sono altri. Scattano firme su decreti di perquisizione e arresto che lasciano perplessi. E non si tratta di garantismo. L’arresto di uno dei personaggi chiave della milionaria operazione immobiliare londinese, Gianluigi Torzi – poi rilasciato – per le modalità lascia più che dubbiosi. Avrà rivelato dettagli che soddisfano le giuste piste di indagine vaticane o una nuova vena giustizialista?

Ad ogni modo. Torniamo ancora a Malta.

Il Gran Cancelliere dell’Ordine Boeselager è dai suoi detrattori considerato il capofila di un partito “tedesco” interpretato come teso ad una riforma dell’Ordine in senso più laico rispetto alla vocazione religiosa.

“Tuitio Fidei et Obsequium Pauperum” è il motto del millenario ordine cavalleresco: difendere e testimoniare la fede e servire i poveri e gli ammalati. “I signori malati”, vengono definiti con innegabile rispetto della persona dai membri dell’Ordine. Dai nobili ai semplici volontari. È agli atti. Basta passare da Lourdes durante il loro pellegrinaggio.

Per semplice dovere di cronaca si ricorda che il fratello di Albrecht Freiherr von Boeselager, Georg, siede nel board dello Ior, l’Istituto per le opere di religione. Insomma: lo sportello bancario del Vaticano. La nomina spetta al segretario di Stato, ovvero il cardinale Pietro Parolin. Già superiore di Becciu in Terza Loggia. Dallo Ior un anno fa partì l’impulso alle indagini sull’acquisto del palazzo di Londra dove (forse sì, forse no) il Vaticano ha perso soldi. Operazione quella londinese condotta da Becciu. Poi fu trasferito alla Congregazione dei Santi e se ne occupò più.

Fatto sta che dopo quell’indagine sugli investimenti londinesi il comandante dei gendarmi vaticani, Domenico Giani, è stato licenziato. Per una roba da rotocalco: foto segnaletiche degli allora indagati affisse alle guardiole di frontiera e finite in un batticiglio sui giornali. A proposito di Vatileaks.

Persone sospese e interdetti dallo Stato di Pietro. Senza processo. Senza i paracadute di un cardinale ridotto a mezza porzione come Becciu. Sia come sia Giani è considerato molto vicino a Becciu. Che su quella vicenda non è mai stato indagato.

Ora chissà?

Ultimo giro a Malta. All’Ordine tra Aventino e Piazza di Spagna. La riforma delle Costituzioni dell’Ordine vanno riformate: procedure legate ad un’appartenenza nobiliare per il primo ceto – quello dirigente – e che va certificata e con lignaggi esclusivi considerata anacronistica. Non fosse altro che i canditati a presiedere i cavalieri sono ormai anziani, il ricambio non si vede. La riforma la auspica Francesco.

Però il processo di riforma costituzionale si è arenato. E non su questo punto, ma sul carisma religioso dell’Ordine. Passaggi nelle ultime settimane si sono fatti. Incespicati e impervi. Tra fughe in avanti e secche.

Anche perché il tempo si fa breve: dopo la pausa Covid, il Conclave dei cavalieri è fissato per novembre.

Si è intanto dato l’impressione agli osservatori che una riforma in senso “laicizzante” sia la predominante dal punto di vista politico-interno, ma non la maggioritaria a livello globale.

Becciu – non è chiaro se continuerà a seguire il contenzioso, non facile, fra le diverse anime dei cavalieri, avendo perso la fiducia del Papa – a dispetto delle aspettative di alcuni in qualità di delegato del Santo Padre si è mostrato negli ultimi mesi – e in più di una occasione – molto fermo a conservare tradizione e rinnovo. Stoppando fughe in avanti e cercando di mediare.

Ma fatto sta che qualcosa non quadra, per Angelo. Anche lì.

Qualche sassolino se l’è tolto. È un 24 giugno, Festa della natività di San Giovanni Battista, patrono dell’Ordine di Malta. Detta Becciu alla Messa coi dirigenti cavalieri: occorre fuggire “la tentazione di strumentalizzar le opere per ottenere il consenso attorno a voi”. Che qualche broccato di nobili incappati forse abbia cominciato ad arricciarsi?

Sia come sia, dopo il veloce licenziamento di Becciu nella serata del 24, il giorno seguente – ci informa il Bollettino ufficiale della Santa Sede – Francesco ha ricevuto in udienza Salvatore De Giorgi, cardinale ed arcivescovo emerito di Palermo.

Un caso, certo.

Come tutti gli altri.

Sia come sia, De Giorgi è uno dei tre cardinali chiamati da Benedetto XVI a indagare sulla prima Vatileaks. Con lui in commissione d’inchiesta c’erano Julián Herranz Casado e Jozef Tomko. Tutto quel lavoro di indagine finì in alcuni scatoloni di carte consegnati personalmente a Francesco dall’Emerito in occasione del primo loro incontro a Castel Gandolfo dopo il Conclave. Di quelle carte solo Bergoglio, Ratzinger e i tre commissari hanno contezza.

È un caso, certo.

Eppure qualcosa ribolle, e non sono i soldi della carità del Papa finiti a una Caritas diocesana su indicazione di un allora Sostituto che parecchie cosette da chiarire le ha. Non via tweet o conferenze stampa. La misura adottata da Bergoglio nei suoi confronti è troppo forte.

Altrimenti qua finisce la farsa e comincia la tragedia. Ma davvero.

(2.fine; qui la prima parte)

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