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Autostrade, le sicurezze fallaci del Fatto di Travaglio e le retromarce di Conte

di

emergenza

L’esito politico del dossier Autostrade secondo il notista Francesco Damato

 

Altro che il “tira dritto” e “non molla” attribuitogli con la solita enfasi dal giornale che di più lo sostiene in Italia, e che naturalmente è Il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è stato costretto dal governo, dopo sei ore di discussione notturna, a frenare la sua corsa in autostrada, diciamo così, verso la revoca della concessione ad una società colpevole di essere partecipata dai Benetton.

CHE COSA PREVEDE L’ACCORDO FRA GOVERNO E BENETTON SU AUTOSTRADE

Costretto dai ministri del Pd e dell’Italia Viva di Matteo Renzi, ma anche dal “gelo” di Luigi Di Maio, come riferito in particolare da Repubblica, Conte ha dovuto ripiegare su un’altra richiesta o ipotesi d’accordo per il rischio, in qualche modo certificato con tanto di lettera dell’Avvocatura dello Stato, di procurare con la revoca un danno enorme alle casse pubbliche. Che non è per niente limitabile ai 7 miliardi di euro indicati in una norma inserita appositamente in un decreto legge di cosiddette “mille proroghe” per mettere in ginocchio i Benetton.

Questi ultimi – ai quali non a caso il giornale di Travaglio ha sarcasticamente dedicato un nuovo titolo inventato per il Pd nel titolone di prima pagina chiamandolo “United Dem of Benetton”- dovranno ridurre di molto la loro partecipazione alla gestione delle autostrade ma senza rompersi l’osso del collo reclamato originariamente dal Movimento delle 5 Stelle.

Non è accaduto a caso, per esempio, che proprio mentre si sviluppava l’offensiva pubblica pentastellata contro la famiglia trevigiana – entrata nel mirino degli spettacoli teatrali di Beppe Grillo ben prima della nascita del Movimento, e del crollo del ponte Morandi di due anni fa a Genova – si è concluso un affare al ministero dell’Economia e dintorni per permettere ai Benetton di aprire e gestire un gigantesco e fruttuoso albergo in due stabili attigui di Piazza Augusto Imperatore, a Roma, già di proprietà dell’Inps.

Tutto sommato, e a dispetto di quel ditino alzato che Conte mostra ogni volta che parla in pubblico di se stesso e dei suoi progetti politici, la sostanziale decisione presa dal Consiglio dei Ministri, ed espressa in un titolo del Messaggero, di far “saltare” la revoca minacciata nei giorni scorsi, la vicenda autostradale è stata ben rappresentata sulla prima pagina della Gazzetta del Mezzogiorno da una vignetta di Nico Pillinini. Che traduce “il nodo autostrade” in una serpentina tale da impedire a qualsiasi conducente di imboccare il percorso della “soluzione” alla baldanzosa, e persino spericolata, andatura programmata dal presidente del Consiglio.

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