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Non solo Crisanti. Tutte le bordate fra Pd e centrodestra

Governo Centrodestra

Le ultime polemiche fra centrosinistra e centrodestra sul caso Crisanti e non solo. La nota di Paola Sacchi

 

Se Enrico Letta aveva programmato tutta la sua campagna elettorale rivolta contro Giorgia Meloni, nel quadro del “bipolarismo atlantico” tanto celebrato dai media – con lui a capo del polo del centrosinistra – e poi messo a dura prova sul fronte Pd dalla candidatura di Nicola Fratoianni anti-allargamento Nato ,- il neo-candidato Andrea Crisanti che gli combina alla sua prima uscita? Rimette al centro Matteo Salvini. Lancia contro il leader della Lega una pesantissima accusa. E cioè che con lui al governo “ci sarebbero stati 300.000 morti” per la pandemia. Insomma, come ribadisce in tv, “una strage”. E questo per le continue richieste del “riaprire”, gli dà manforte, l’altro candidato del Pd, tornato al rosso antico nelle liste, il ministro della Salute Roberto Speranza, leader di Articolo Uno.

Un’accusa, peraltro ipotetica, non provata, sproporzionata rispetto al tweet nel quale Salvini aveva fatto implicitamente una legittima critica politica alla teoria dei lockdown esposta dal microbiologo nei mesi scorsi in tv. “Crisanti, candidato con il Pd? Ora si capiscono tante cose”, aveva scritto il leader leghista. Ma da qui a ipotizzare che con lui al governo, dove peraltro Salvini è anche stato, ad eccezione della prima fase del Covid, ci sarebbe stata “una strage”, ce ne corre.

In tutto questo, Letta, attaccato contemporaneamente da Matteo Renzi (“Esci dal 2014”), che a sua volta critica Crisanti (“Farebbe lockdown anche per un raffreddore”), si scaglia contro tutto il centrodestra. Anzi, “destra” come lo chiama sempre e sostiene un po’ arditamente: “Attacchi a Crisanti? Prevale la cultura no-vax“. Implicitamente si prende l’accusa quindi anche il terzo polo di Renzi e Carlo Calenda.

C’è nervosismo al Nazareno dopo il varo delle liste che hanno visto fuori il costituzionalista garantista Stefano Ceccanti e dentro la new entry Crisanti. Quello che doveva essere un più tranquillo bipolarismo atlantico, nel quale Letta legittimamente aveva coltivato il sogno di un ritorno a Palazzo Chigi come capo del naufragato campo largo con i Cinque Stelle, si trasforma per il segretario del Pd nella contesa con il terzo polo da un lato e con un centrodestra compatto dall’altro, dove ci si è dati la regola che “chi prenderà più voti” sarà proposto come premier.

Salvini replica con poche, secche parole, quando arriva ieri pomeriggio al Festival della Versiliana, gremito di pubblico, di quel popolo dei selfie, militanti, elettori, cui il microbiologo in una delle sue prime interviste ha dato anche delle “galline”. Galvanizzato dalla calorosa accoglienza dei suoi (Claudio Borghi, deputato eletto in Toscana: “Finalmente di nuovo insieme qui”), dice con tranquilla fermezza ai giornalisti: “Cosa rispondo al televirologo Crisanti che ha detto che se io fossi stato al governo ci sarebbero stati centinaia di migliaia di morti di Covid ? Io non rispondo a chi usa i morti di Covid come merce elettorale”. E aggiunge che non risponde neppure agli “attacchi di Letta, Renzi e Calenda”.

Il leader della Lega e tutto il centrodestra sanno bene ovviamente che più il terzo polo, piccolo centro di Renzi e Calenda, attacca Letta, dopo lo scontro in particolare del leader di Iv sulle candidature con il leader Pd, più forte è il tentativo di sottrarre voti al centrodestra e a Forza Italia in particolare. Salvini imposta tutte le sue due uscite di ieri in Toscana, dopo la Versiliana, Forte dei Marmi, sulla riduzione della pressione fiscale con Flat Tax e rottamazione delle cartelle esattoriali, interventi urgenti per l’energia con avvio del nucleare di ultima generazione, stop alla legge Fornero con avvio di quota 41, sicurezza, controllo dei confini e dell’immigrazione clandestina, e riforma della giustizia “per un paese veramente moderno”. Sottolinea che questo sarà in cima ai provvedimenti di governo.

Proprio alla riforma della giustizia è dedicata la “pillola di programma” degli interventi social di Silvio Berlusconi, ieri sera tardi colpito duramente dalla morte a 62 anni del suo storico avvocato e senatore azzurro Niccolò Ghedini. Il leader di Forza Italia propone “assoluzioni non appellabili dal primo grado”. Spiega: “I cittadini hanno diritto a non essere perseguitati per sempre. In Italia migliaia di persone ogni anno vengono arrestate e processate pur essendo innocenti”. Prosegue il Cav: “Il processo è già una pena, che colpisce l’imputato, ma anche la sua famiglia, i suoi amici, il suo lavoro. Per questo non deve trascinarsi all’infinito, in appelli e controappelli. Quando governeremo noi, le sentenze di assoluzione, di primo o di secondo grado, non saranno appellabili”. Conclude: “Un cittadino – una volta riconosciuto innocente – ha diritto di non essere perseguitato per sempre. Anche perché perseguitare gli innocenti significa lasciare i veri colpevoli in libertà”.

Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, intanto, si concentra sul reddito cittadinanza: “Un fallimento totale nonostante abbia avuto per lo Stato un costo esorbitante pari a circa 9 miliardi di euro l’anno”. Attacca: “Ha fallito come strumento di lotta alla povertà che doveva essere abolita e invece ha raggiunto i massimi storici e ha fallito come misura di politica attiva del lavoro, visto che pochissimi dei percettori del reddito di cittadinanza alla fine sono stati assunti e hanno trovato un lavoro dignitoso”. Rivendica Meloni: “Fratelli d’Italia è stata l’unica forza politica che non ha mai votato a favore del reddito di cittadinanza. Crediamo che uno Stato giusto non metta sullo stesso piano chi può lavorare e chi non può farlo”. E “uno strumento di tutela serve per chi non è in condizione di lavorare: over 60, disabili, famiglie senza reddito che hanno dei minori a carico”. Propone: “Ma per gli altri quello che serve è la formazione e gli strumenti necessari a favorire le assunzioni”.

Intanto, anche il centrodestra è alle prese con le candidature. Alcuni nomi di esterni già sono emersi come Valentina Vezzali, sottosegretario allo sport e già campionessa di scherma per Forza Italia. Per la Lega “L’obiettivo è confermarsi come il partito dei sindaci, degli amministratori locali e dei giovani”. Tra i volti nuovi – fa sapere la Lega – oltre al presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Mario Barbuto, ci sono intellettuali come il professor Giuseppe Valditara ed esponenti dell’ambientalismo pragmatico come il presidente di FareAmbiente Vincenzo Pepe”. Si annuncia da Via Bellerio che “non mancheranno, nelle liste della Lega, esponenti delle Forze dell’Ordine, del mondo dei balneari e della sanità, alcuni grandi imprenditori, sportivi ed editori”.

In mattinata la Lega annuncia la candidatura dell’ex deputato di Forza Italia, Antonio Angelucci, imprenditore nel settore della sanità ed editore dei quotidiani Libero e Tempo. Conferma le candidature dell’intera squadra che ha rappresentato il partito al governo uscente: saranno ricandidati ministri (Giancarlo Giorgetti, Massimo Garavaglia, Erika Stefani) viceministri (Alessandro Morelli) e sottosegretari. Via libera anche ai vicesegretari (Andrea Crippa, Lorenzo Fontana) della Lega e capigruppo (Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo).

Per FdI i nomi che circolano sono quelli dell’ex ministro dell’Economia del governo Berlusconi, Giulio Tremonti, dell’ex magistrato Carlo Nordio, dell’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata e dell’ex presidente del Senato Marcello Pera. Dovrebbe approdare in Parlamento anche l’ex governatore siciliano Nello Musumeci. Nella circoscrizione Sudamerica è in già in pole l’ex pilota di F1 italo-brasiliano Emerson Fittipaldi. Ma si tratta di indiscrezioni, non ancora confermate ufficialmente da FdI.

Emergono dai programmi e dalle candidature (anche se quelle del centrodestra devono essere fatte) due Italie diverse. In cui il Pd “lettizzato” appare più rivolto al suo apparato interno, al suo mondo di sinistra-sinistra. Magari, come ha ipotizzato ieri il direttore del Giornale Augusto Minzolini, per ricostruire dopo le elezioni il campo largo con gli storici alleati Cinque Stelle.

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