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Arrivano i Biscotti Nutella. E nei grandi giornali s’impenna l’indice glicemico. Il commento di Mattioni

di

tg1

I primi articoli sui Biscotti Nutella commentati da Guido Mattioni, giornalista e romanziere

 

C’era una volta il Grande Regno del Giornalismo. Era un mondo fortunatamente popolato da rare persone noiose, ma da tanti amabilissimi sciamannati; da elzeviristi virtuosi della penna così come da ringhiosi cronisti forse incerti sull’uso del congiuntivo, ma capaci di tornare tutti i giorni in redazione con la Notizia stretta tra i denti. E c’erano una volta, nel Grande Regno del Giornalismo, anche antiche parole, che però erano valide per tutti. Parole che di quel Grande Regno delimitavano i “confini”, ne tracciavano la “topografia” e addirittura ne dettavano quelle poche, semplici, ma scontate regole di basica quanto doverosa moralità professionale.

Erano parole a volte gergali, come per esempio “marchetta”, che stava a indicare un articolo palesemente venduto, scritto soltanto per strizzare l’occhio a questo o a quell’investitore pubblicitario. Iniziava a succedere già allora, pur se l’evento scatenava puntualmente l’immediata reazione di un Sistema immunitario ancora integro, dando il via ad accesi dibattiti a muso duro, senza troppi complimenti gerarchici, tra la ciurma e il Direttore, con riunioni di redazione che assumevano il sapore e i toni della presa del Palazzo d’Inverno.

Arrivarono di conseguenza — figlie della “Rivoluzione” — anche parole ufficiali, forse burocratiche, ma fondamentali, come per esempio “INFORMAZIONE PUBBLICITARIA”, stampate proprio così, in stampatello, sul margine altro della pagina. Erano parole-semaforo con funzione segnaletica, messe cioè in bella vista proprio per avvisare il lettore, per essere al suo servizio: per avvisarlo che quanto stava leggendo non era un articolo come gli altri, non era insomma giornalismo, ma appunto soltanto una “marchetta”, qualcosa di pagato da un inserzionista pubblicitario. E per non correre il rischio di far cadere il lettore in equivoco, l’intero articolo veniva impaginato e stampato con caratteri e corpi tipografici anomali, diversi, proprio per farlo staccare anche a colpo d’occhio dal resto del giornale.

Poi, un giorno, tutto questo finì, nel Grande Regno del Giornalismo. E finì anche il Grande Regno.

Il Sistema Immunitario fu messo via via fuori uso dalle tossine, e cioè dai marketing e advertising manager che un tempo non potevano nemmeno mettere piede in redazione. Quanto a molti di quei vecchi “bolscevichi”, incanutiti e appesantiti da evidenti sintomi di sindrome metabolica, erano diventati nel tempo direttori. Alcuni di loro, quelli con scarse capacità di scrittura, ma più abili degli altri nel gioco del potere, avevano scelto invece la più remunerativa via manageriale, iniziando a commissionare marchette ai nuovi direttori, subito pronti a loro volta a farle redigere da chi non aveva modo di difendersi. E cioè i collaboratori vita, i cococo, i free lance a 15 euro al pezzo, quei paria tenuti insomma appesi per anni di fronte alla lusinga di un grasso verme infilato sull’amo: la regolare assunzione, ma coniugata sempre al futuro. Così, quell’antica regola della separazione tra Notizia e “servizietto” è andata via via cadendo, lasciando il posto alla loro equivoca sovrapposizione: l’uno per l’altra, insomma.

Proprio pochi giorni fa mi è successo di pensare all’ormai scomparso Grande Regno del Giornalismo e alle sue antiche parole, gergali e non che fossero. Mi è successo leggendo un lungo articolo sul sito online del Corriere della Sera. Articolo in cui, con copioso spreco salivale, veniva dato l’entusiastico annuncio del lancio dei nuovi Nutella Bisquits, gusci di pasta frolla ripieni della nota crema alle nocciole del Piemonte (o sono della Turchia? Mah, sai, le malelingue, a volte…). Il più grande e storico quotidiano italiano, insomma, sprecava spazio e visibilità degne della scoperta di un inedito romanzo di Hemingway per fare un gratuito spot pubblicitario a un prodotto alimentare del tutto superfluo, per non dire palesemente insalubre.

Fatto sta che a me, seppur se in pensione da qualche anno, è sempre rimasta “dentro” quella che il mio Maestro e primo Direttore, un certo Indro Montanelli, ricordava sempre a noi sbarbati dover essere la prima dote di un bravo giornalista: la Curiosità. L’altra, ammoniva, era avere “buoni piedi”, quelli necessari per andare a cercarsi le notizie. Così, curioso come sono rimasto, oltre che attento alle problematiche della salute per via di convivenza matrimoniale con un’oncologa, di quei biscotti annunciati con entusiasmo da caduta del Muro di Berlino, sono andato a leggermi sia l’elenco degli ingredienti sia la tabella nutrizionale. E mi è venuta la pelle d’oca, pensando che quella “roba” verrà data tutti i giorni ai bambini. Che poi la mangino anche i genitori, beh, quelli sono affaracci loro, ma che lascino intatti e sani almeno gli innocenti!

Detto in sintesi, ognuno di quei biscotti, del peso di 13 grammi, vale da solo 71 calorie. I grassi saturi sono 1,1 grammi a biscotto, ovvero il 30% sul totale dei grassi, percentuale che in un prodotto considerabile come sano non dovrebbe superare il 10/15%. E non è finita: ognuno dei quei biscotti, sempre da solo – fulmineo e furtivo boccone – contiene 8,7 grammi di carboidrati, dei quali 4,8 sono da zuccheri. Non un biscotto, insomma, ma un oltraggio: 105 grammi totali di zucchero su un pacchetto di 304 grammi. In proposito mi pare doveroso ricordare che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) indica in 25 grammi, pari a sei cucchiaini, la dose massima quotidiana di zucchero che dovremmo assumere per mantenerci in buona salute. Fatti due conti, con cinque di quei biscotti ci siamo già. Poi, però, nell’arco del giorno verranno anche gli altri zuccheri, quelli contenuti in cappuccini, brioche, bibite gassate, tè pronti, finti succhi di frutta, merendine, budini, patatine fritte (indice glicemico 92 fatto 100 quello del glucosio!), “sleppe” di tiramisù per coronare cene a base di birra e pizza.

E via così, diabetizzando e obesizzando…

Ce lo confermano peraltro i dati epidemiologici che pongono i bambini italiani al triste primo posto in Europa per obesità, con 87 grammi di zucchero consumati in media pro capite al giorno “grazie” alla colpevole ignoranza di genitori scellerati, gli stessi che in questi giorni si affollano e si mettono addirittura in coda, come miserabili dementi, per aggiudicarsi un campione gratuito di quei biscotti. Dati epidemiologici che ci parlano anche dei numeri quasi da epidemia di una patologia silenziosa quanto gravissima, la steatosi epatica (più nota come fegato grasso) di cui non sono responsabili i grassi, come si potrebbe credere, ma proprio gli zuccheri in eccesso che, non metabolizzabili dal nostro organismo oltre una minima quantità, si depositano appunto nel fegato sotto forma di grassi. La suddetta consorte oncologa, per dire, ha visitato bambini di 10 anni, obesi e con steatosi epatica all’ultimo stadio, quello cosiddetto “con le aree di risparmio”; che non sono però nulla di buono, come potrebbe suggerire il termine, ma sono autentici BUCHI che si aprono, sfaldandolo, sulla superficie di uno dei nostri organi vitali.

Grazie, zucchero! Grazie di cuore, maledetto veleno bianco, senza dimenticarci che sei anche il solo cibo di cui hanno bisogno le cellule tumorali per crescere e moltiplicarsi. Senza di te, loro muoiono. Così, giusto perché si sappia.

Fatto sta che in questi neo-biscotti, annunciati al volgo come un’ipercalorica Epifania che dovrebbe portare gioia al mondo, oltre allo zucchero e a una farcia untuosa c’è dell’altro, in primis la nota cremosa farcia che da sola è fatta per il 58% di zucchero e per un buon 20% di olio di palma, scadentissimo grasso saturo che così com’è in natura equivale già a una gettata di catrame sulle coronarie. Ma che una volta sottoposto alle alte temperature necessarie per la sua trasformazione industriale in crema alle nocciole o altro, fa ben di peggio: sviluppa due contaminanti genotossici e mutageni (significa che ci possono modificare il DNA, una bazzecola!); più un terzo, di nome glicidiolo, che invece è cancerogeno. A dirlo non è stato un passante incazzato con il solito “governo ladro”, ma gli scienziati dell’Authority sulla Salute alimentare (Efsa) nel 2016, in un rapporto di 160 pagine. Nota a margine: questo schifo di grasso è spesso uno degli ingredienti principali del latte in polvere per bambini; poi uno si chiede come mai tanti tumori infantili.

Eppure, il Corriere online non si è scomodato a fare qualcosa che nel Grande Regno del Giornalismo che “c’era una volta” sarebbe stata di rigore: una intervistina a corredo dell’articolo principale, anche solo quattro domande di approfondimento fatte a un medico che di alimentazione e degli effetti che essa ha sulla salute ne sa per davvero qualcosa, ma in modo indipendente e libero, senza cioè frequentazioni ravvicinate con chi queste cose le produce. Uno come il professor Franco Berrino, per esempio. E invece no, niente, solo le parole unidirezionali dell’amministratore delegato della Ferrero. Il Verbo, insomma.

Come non bastasse, pochi giorni dopo il Corsera, per non essere da meno, anche l’altra ammiraglia del neo-giornalismo italiano, la Repubblica, si è esibita in una pagina intera di “servizietto” dedicato a questi biscotti e all’azienda che li produce. Altra articolessa a piena pagina, senza la doverosa indicazione “INFORMAZIONE PUBBLICITARIA”, ma scritta intingendo il pennino nei calamai della retorica e dei buoni sentimenti. Sottolineando il coraggioso investimento al Sud, i milioni investiti in ricerca (ricerca di che, di altri zuccheri e grassi?), la schiera di nuovi assunti che fa tanto battere i cuori delle mamme d’Italia e le strabilianti tecnologie messe al servizio dell’indice glicemico.

Attendo ora altri giornali, per non dire dei grandi network tv, dove poter leggere o vedere altre marchette. Tutte identiche anche nei virgolettati, zuccherose e salivose forme di copia-e-incolla scaricabili da una comoda “velina” in formato Word. Arriveranno, arriveranno, è solo questione di pazienza. Il budget in fondo è grosso, i bilanci dei media piangono e al volgo che chiede pane, al posto delle superate brioche oggi si possono anche dare biscotti farciti di crema alla nocciola.

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