Economia

La faida tra i De Benedetti per Gedi? Solo questione di soldi. Il corsivo di Gambarotta

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Carlo De Benedetti potrebbe aver individuato come accasare quel 29,9% di Gedi che vuole ricomprare dai figli. E i figli lo hanno annusato. Sanno che papi ha in mente un’operazione finanziaria complessa nella quale il valore di un’azione Gedi è più alto di quei due bruscolini offerti a loro. Il corsivo di Gianni Gambarotta, già direttore del Mondo

Il direttore Michele Arnese, amico di lunga data, mi chiede di dire la mia sulla strana faida scoppiata improvvisa chez De Benedetti, che vede il patriarca Carlo schierato contro i figli Marco e Rodolfo. L’Ingegnere, in parola povere, accusa i due eredi di essere degli inetti, incapaci di gestire Gedi, il gruppo editoriale di Repubblica, Stampa, SecoloXlX, Espresso. Quindi propone di riprenderselo, acquistando la quota del 29,9 per cento che i Debe junior controllano attraverso la Cir.

Chi ha commentato finora la vicenda si è tenuto alto: “Ecco il patriarca, il fondatore che a oltre 80 anni non si sente finito e torna in prima linea a dimostrare che il gruppo editoriale da lui creato può ancora dire la sua nella guerra globale con i newmedia, che può svolgere un ruolo sempre importante sulla scena politica italiana, ecc”. “Ed ecco che gli eredi, piccati, rispondono con un secco no alla sua proposta di metterli in un angolo: quel ruolo, sacrosanto, vogliono svolgerlo loro. Si sentono in grado di farlo, ecc.”. Insomma: uno scontro padre-figli basato sui principi, sull’orgoglio.

Ora, al direttore Arnese che mi chiede un’opinione, rispondo con una domanda: siano sicuri che non si tratti solo di soldi? Mi spiego: non mi occupo più di questi temi da un pezzo, però ho seguito la finanza italiana dal 1970 e ho conosciuto bene il gruppo De Benedetti. E una cosa mi ha colpito nel comunicato diramato ieri sera dalla Cir per rifiutare la proposta di acquisto del pacchetto Gedi al prezzo di 0,25 euro per azione. Vi si legge che la proposta è “irricevibile, in quanto del tutto inadeguata. Non viene riconosciuto il valore reale della partecipazione”.

Insomma, i figlioli non dicono:”Papà, noi crediamo in quei giornali e vogliamo continuare a occuparcene. La sentiamo come una missione”. No. Se le parole hanno un senso, dicono: “Il prezzo, 0,25, è una miseria. Però se cacci qualcosa di più, se ne può parlare”.

E faccio un passo in più. Probabilmente (ma questa è davvero solo un’ipotesi) Marco e Rodolfo hanno fatto un semplice ragionamento. Sanno che il padre è sempre stato e continua a essere un finanziere intelligente e svelto. Un signore che, malgrado l’età, è sempre aggiornatissimo e ha capito che l’informazione, se vuole un futuro, deve cercarlo nell’ambito della multimedialità e deve avere grandi, davvero grandi dimensioni, per competere.

Insomma: l’Ingegnere ha già individuato come accasare quel 29,9 per cento di Gedi che vuole ricomprare dai figli. E i figli lo hanno annusato. Sanno che papi ha in mente un’operazione finanziaria complessa (fusione, integrazione con altri) nella quale il valore di un’azione Gedi è più alto di quei due bruscolini offerti a loro.

Quindi, caro direttore, la faida in casa De Benedetti potrebbe essere nient’altro che una questione di soldi.

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