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Arrestato Matteo Messina Denaro: esulto, ma non trovo conforto

Messina Denaro

Dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro. Il corsivo di Sergio Pizzolante, imprenditore ed ex parlamentare Pdl

 

Esulto. Ma non trovo conforto.

Ci sono voluti 30 anni per arrestare Matteo Messina Denaro che stava a Palermo, si curava in una clinica di Palermo, dalla quale entrava ed usciva da un anno, chattando con le signore.

Come ha detto Claudio Martelli, ci sono voluti 30 anni per arrestare Totò Riina, 30 anni per Messina Denaro.

60 anni di indagini, per arrestare a Palermo i due capi della Mafia che circolavano per Palermo.

Bisogna essere contenti a prescindere.

Ed io lo sono. A prescindere.

Grazie al Procuratore De Lucia, grazie davvero.

Grazie ai Carabinieri, ai Ros dei Carabinieri, grazie davvero.

Perché a prescindere? Prescindendo da cosa? Ecco, però.

Prescindendo dalla storia, fra l’arresto di Riina, trenta anni fa e l’arresto di Messina Denaro, fra l’uccisione di Falcone e Borsellino e il successo della Magistratura e dei Ros di ieri, da una storia triste.

Esulto e non riesco a sorridere. A trovare conforto.

Perché mi viene in mente lo Stato che lotta contro la Mafia ma anche lo Stato che lotta contro lo Stato, facendo un favore alla Mafia.

Andai, con Stefania Craxi, in carcere a trovare Bruno Contrada e il colonnello D’Antone, più volte, a Santa Maria Capua Vetere.

Poi andammo a dare conforto alla moglie di Contrada, a Palermo. In una casa che era il tempio della Polizia e dello Stato. Servitori dello Stato arrestati ingiustamente dallo Stato, mentre Messina Denaro comprava orologi di lusso e circolava per Palermo.

Esulto, ma non riesco a trovare conforto, io, nel ricordo dei volti di Contrada e D’Antone. E della signora Contrada.

Non riesco a trovare conforto pensando allo Stato che mette in galera o/e sotto inchiesta servitori dello Stato che hanno arrestato Totò Riina, come il Generale Mori. Come il Generale Subranni. Ingiustamente.

Mentre Messina Denaro circolava per Palermo.

Esulto, ma non riesco a trovare conforto pensando a Giovanni Falcone, l’avversario più grande, più geniale, della Mafia, che però trovò come suoi avversari i suoi colleghi, che gli impedirono di diventare capo della Procura di Palermo prima e capo della Procura Antimafia dopo.

Giovanni Falcone, Paolo Borsellino.

Come sarebbe andata con Falcone capo della Procura di Palermo e della Procura antimafia?

Per quanto Riina e Messina Denaro avrebbero circolato per Palermo?

Non lo sapremo mai. Impossibile. Purtroppo.

Esulto, ma non trovo conforto, pensando ai tanti professionisti dell’antimafia poi scoperti collusi con la Mafia.

Esulto, però mi assale la tristezza, pensando che le leggi più dure contro la Mafia, il carcere duro, cosiddetto, il 41 bis, la legislazione di emergenza, furono leggi volute da politici e da partiti, poi usate per distruggere quei politici e quei partiti.

Da personaggi che per questo hanno fatto carriera e cambiato il corso della storia.

Esulto, senza trovare conforto, pensando alla inesistente trattativa Stato-Mafia, che è stata una invenzione per imprigionare servitori dello Stato, per una lotta interna allo Stato, per fare la guerra allo Stato, da un pezzo di Stato.

Mentre Messina Denaro chattava con le signore.

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