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Arresto brigatisti a Parigi: Macron si copre a destra e Draghi dice addio al Lodo Moro

Elezioni Senato Francese

L’opinione di Francesco Galietti, esperto di scenari geopolitici e fondatore di Policy Sonar.

 

Le cronache degli ultimi giorni danno conto dell’arresto da parte delle autorità francesi di terroristi rossi italiani rifugiati da molto tempo in Francia, nonché dell’arresto in italia di una quinta colonna albanese degli attentatori di Parigi.

È il segno, tangibile, di una collaborazione sul terreno delle politiche securitarie fattasi sempre più stretta tra Italia e Francia. Chi scrive ritiene che tale collaborazione non abbia natura episodica, ma risponda a un disegno strategico condiviso con Washington. Ecco perché.

L’arresto dei brigatisti da parte di Parigi risponde senz’altro all’esigenza di Macron di “coprirsi a destra”. È il versante, a poco meno di un anno dalle presidenziali, su cui il presidente francese si sente più debole. Lo segnala, tra l’altro, il clamoroso appello pubblico firmato da ex alti ufficiali delle forze armate e degli apparati francesi, preoccupati per l’eccessivo lassismo rispetto alla minaccia islamista. Arrestando brigatisti rossi e potenziando la collaborazione con l’Italia, Macron si propone dunque di non lasciare campo aperto a Marine Le Pen.

Il solo calcolo elettoralistico di Macron, tuttavia, non basta a spiegare la convergenza italo-francese di questi giorni. Non spiega, ad esempio, la volontà di Vincent Bolloré e Silvio Berlusconi di cessare le ostilità dopo anni di micidiali guerre nelle sale da trading della finanza e nelle aule dei tribunali. Nemmeno spiega la ‘pax petrolifera’ tra l’italiana Eni e la francese Total che da qualche settimana si prospetta in Libia. È probabile, allora, che la convergenza tra Parigi e Roma sia benedetta dagli Usa, e risponda a un duplice obiettivo strategico.

Primo: assicurare un nucleo euro-mediterraneo forte in attesa delle elezioni tedesche di quest’autunno. Queste ultime potrebbero determinare potenti scosse di assestamento e pericolosi ‘vuoti d’aria’, rispetto a cui è indispensabile un puntello italo-francese.

Secondo: mandare messaggi dissuasivi tanto alla Turchia quanto alla Russia, la cui esuberanza a pochissimi chilometri dalla Sicilia è oltremodo sgradita agli americani.

Sul versante italiano, non rileva solo il vistoso arresto di una talpa russa al Ministero della Difesa italiano. C’è dell’altro: è necessario l’abbandono immediato del cosiddetto “lodo Moro” e delle sue riedizioni contemporanee. Draghi, definendo “dittatore” Erdogan, ha segnalato di volersi discostare da dottrine compromissorie.

Ne è stato invece recente – farsesco – interprete Giuseppe Conte, capace di accogliere a Ciampino la cooperante italiana Silvia Romano vestita con lo hijab, dopo la liberazione ad opera dei servizi segreti turchi con abbondante corredo fotografico.

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