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Fare la guerra con Biden alla Cina? Scazzi tra Cdu e Verdi in Germania

Laschet Cina

Laschet, candidato a succedere a Merkel in Germania, vuole che l’Europa sia cauta verso la Cina e non si faccia trascinare dall’America in una mentalità da Guerra fredda. Molto più dura è la posizione dei Verdi di Baerbock

Tensioni politiche sulla Cina in Germania.

In un’intervista al Financial Times, Armin Laschet – il candidato a cancelliere della Germania dell’Unione cristiano-democratica (CDU), il partito di Angela Merkel – ha invitato l’Europa a mantenere un atteggiamento prudente nei confronti della Cina.

“La domanda è: se parliamo di ‘contenere’ la Cina, questa cosa porterà a un nuovo conflitto? Abbiamo bisogno di un nuovo avversario?”, ha detto. Il riferimento è alla competizione per il primato geopolitico tra gli Stati Uniti e la Cina, e al tentativo del presidente Joe Biden di portare gli alleati nel Vecchio continente dalla parte americana per limitare – insieme – le ambizioni cinesi.

COSA PENSA LASCHET DELLA CINA

Secondo Laschet, “la Cina è un concorrente e un rivale sistemico, ha un modello di società diverso, ma è anche un partner, specialmente su questioni come il contrasto del cambiamento climatico”.

La sua risposta riprende la definizione di Pechino data dalla Commissione europea nel 2019 – precedente, quindi, agli ultimi sviluppi e all’indurimento delle posizioni dopo lo scambio di sanzioni per le violazioni dei diritti della minoranza uigura -, che vede nella Repubblica popolare tre cose diverse: un partner, un concorrente economico e un rivale sistemico, appunto.

NO ALLA MENTALITÀ DA GUERRA FREDDA

Laschet pensa che Biden abbia ragione a considerare la Cina come “una delle sfide più grandi per noi, per esempio sulle nuove tecnologie” e che faccia bene a “rafforzare la cooperazione tra le democrazie” (l’ultimo vertice del G7, in Cornovaglia, è servito a questo scopo). Ma Laschet pensa anche che l’Occidente dovrebbe resistere a farsi trascinare in una mentalità da Guerra fredda, anche se il paragone tra Cina e Unione sovietica regge poco.

“Il Ventunesimo secolo è molto diverso” dal periodo della contrapposizione USA-URSS, dice giustamente Laschet, “e il prisma di come appariva il mondo prima del 1989 offre indicazioni limitate. Siamo in un mondo multipolare con attori differenti”.

LASCHET FARÀ COME MERKEL SULLA CINA?

Nell’intervista al Financial Times Laschet lancia parole di apertura anche verso la Russia e difende il gasdotto Nord Stream 2 (al quale gli americani si oppongono invece fortemente). Sulla Cina, pur dicendosi contrario a una contrapposizione troppo netta, assicura comunque che non sarà morbido.

“Cercherò di promuovere la nostra partnership ovunque sarà possibile e, allo stesso tempo, di mettere in chiaro quello che ci aspettiamo dalla Cina: che accetti la reciprocità [nei rapporti economici e nella concorrenza, ndr], abbracci il multilateralismo e rispetti i diritti umani”.

Sembra quindi che la politica cinese di Laschet riprenderà la linea cauta di Angela Merkel – non a caso, è considerato il candidato della continuità -, che cercava di mettere insieme il mantenimento dei legami commerciali con Pechino senza però aprire ad accordi politici.

COSA PENSA BAERBOCK (VERDI)

Molto diversa da quella di Laschet – e sicuramente più gradita agli Stati Uniti – è la posizione sulla Cina di Annalena Baerbock, la candidata cancelliera dei Verdi.

Lo scorso aprile, intervistata dal giornale tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, Baerbock ha detto che tra Berlino e Bruxelles da una parte, e Pechino dall’altra, c’è una “competizione di sistemi”: “forze autoritarie contro democrazie liberali”. Pensa che la Belt and Road Initiative, l’iniziativa cinese per la costruzione di infrastrutture nel mondo, sia un esempio di “politica di potenza hardcore”.

COOPERAZIONE LIMITATA SULLA TECNOLOGIA

Baerbock non arriva ovviamente a dire che la Germania o l’Unione europea dovrebbero tagliare i contatti con la Cina e il suo grande mercato, ma crede che le democrazie liberali dovrebbero far valere i propri valori. L’Europa, per esempio, dovrebbe vietare ai prodotti cinesi ottenuti con il lavoro forzato – il riferimento è alla situazione degli uiguri nello Xinjiang – di accedere al proprio mercato.

Oppure, in materia di tecnologia, Baerbock è favorevole alla limitazione della cooperazione con le società cinesi come Huawei che potrebbero accedere ai dati sensibili degli europei e passarli al governo di Pechino. “Non possiamo integrare i prodotti di simili fornitori nell’infrastruttura europea”.

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