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Apple, Caterpillar e non solo. Ecco le aziende Usa che non gioiscono per la guerra di Trump alla Cina

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Apple Intel

Mentre Trump insiste sul fatto che l’economia americana è ancora immune dalla guerra commerciale, recenti dati economici suggeriscono che le tensioni con la Cina, il più grande partner commerciale dell’America, stiano cominciando a farsi sentire. L’approfondimento di Andrea Mainardi

 

Mentre a Shanghai riprendono i negoziati tra Stati Uniti e Cina per cercare se non di porre fine alla guerra commerciale, almeno di solidificare la debole tregua sancita un mese fa, nessuna delle due parti sembra mostrare particolare urgenza per raggiungere un accordo. Come riporta Cnbc, le aspettative per una risoluzione a lungo termine rimangono basse: Pechino sta aspettando la posizione di Washington su Huawei – che però non sembra affondare nonostante le cannonate Usa – e Donald Trump ritiene che la Cina tenda a resistere fino alle elezioni 2020, magari confidando di trovarsi poi a discutere con un presidente più conciliante.

GLI USA ACCUSANO IL COLPO?

Mentre Trump insiste sul fatto che l’economia americana è ancora immune dalla guerra commerciale, recenti dati economici suggeriscono che le tensioni con la Cina, il più grande partner commerciale dell’America, stiano cominciando a farsi sentire. Ma sono segnali non sempre lineari. Dati diffusi venerdì – riporta il New York Times – mostrano un rallentamento dell’economia americana nel secondo trimestre dell’anno, con il prodotto interno lordo in espansione a un tasso annuo di appena il 2,1% e il crollo delle esportazioni e degli investimenti delle imprese.

IL SOCCORSO DELLA FEDERAL RESERVE

La Federal Reserve ha spesso citato la guerra commerciale come un problema per l’economia e si prevede che già mercoledì taglierà i tassi di interesse per contribuire a far proseguire l’espansione economica. Ma allo stesso tempo suggerisce che gli investitori stanno diventando meno sensibili alle incertezze intorno alla guerra commerciale.

COMPAGNIE IN DIFFICOLTÀ

Le grandi compagnie americane le cui performance hanno subito un calo citano ovviamente tra le ragioni le tensioni commerciali su entrambe le sponde del Pacifico. Caterpillar ha registrato un calo delle vendite per il secondo trimestre. Le azioni Ford sono diminuite dopo che la società ha registrato utili del secondo trimestre al di sotto delle aspettative. Amazon ha registrato risultati contrastanti, battendo le previsioni di vendita ma mancando le stime sugli utili.

LE CONTROMOSSE

Mentre Hasbro e altre società hanno discusso dei piani per spostare parte delle loro catene di approvvigionamento dalla Cina verso paesi come il Vietnam, aziende come Juniper Networks e O’Reilly Automotive lamentano le conseguenze del braccio di ferro, ma stanno mettendo in campo contromosse per resistere. Il rivenditore di ricambi auto O’Reilly Automotive settimana scorsa ha annunciato di aver aumentato i prezzi dei suoi prodotti per compensare i maggiori costi. Intanto lo stock di Mattel è aumentato del 16% da giovedì, quando i risultati trimestrali del produttore di giocattoli hanno superato le aspettative. L’indice Philadelphia Semiconductor è aumentato del 38%, anche se le tensioni commerciali e le restrizioni statunitensi sulle vendite alle telecomunicazioni cinesi Huawei rendono più difficile prevedere quando i chipmaker statunitensi si riprenderanno da una possibile recessione globale e ciclica.

GLI UTILI GUIDANO LE AZIONI

Due dei tre principali indici azionari statunitensi hanno chiuso a nuovi massimi record la scorsa settimana (qui l’analisi di FxEmpire). L’indice di riferimento S&P 500 si è attestato a 3026,00, in rialzo dell’1,7%. Il chip blu Dow Jones Industrial Average ha chiuso a 27192,00, in rialzo dello 0,1% e il Nasdaq Composite basato sulla tecnologia ha chiuso a 8330,00, in rialzo del 2,3%. Le azioni di Google Alphabet sono aumentate dopo che la società ha registrato utili maggiori per il secondo trimestre del 2019. Le azioni Intel sono aumentate di oltre il 7%. Starbucks è salito di quasi il 6%. Twitter ha registrato guadagni che superano le stime contribuendo ad aumentare i prezzi delle azioni dell’8,9%. Le azioni della Coca-Cola sono aumentate di oltre il 6% dopo che la società ha registrato utili. United Technologies ha registrato risultati trimestrali migliori del previsto.

NON SOLO HIGH-TECH, ANCHE L’AGRICOLTURA NELLA PARTITA DI SHANGHAI

I colloqui di Shanghai rappresentano un passo critico. A lungo termine, i funzionari statunitensi hanno suggerito di poter eliminare i dazi, in cambio, Pechino firmerebbe un accordo legalmente vincolante per l’acquisto di prodotti agricoli statunitensi. La Cina ritiene di aver porto il ramo d’ulivo seguendo la promessa di ricominciare ad acquistare prodotti agricoli americani. Milioni di tonnellate di soia americana sono state spedite in Cina dal 19 luglio, secondo quanto riferito dai media statali cinesi.

E HUAWEI RESISTE

Huawei rimane su un terreno instabile: è ancora nella black list degli Stati Uniti. Il miliardario Ren Zhengfei – fondatore della società – ha avvertito proprio il mese scorso che le sanzioni avrebbero ridotto le sue entrate di circa 30 miliardi di dollari nei prossimi due anni. Tuttavia il colosso cinese delle telecomunicazioni ha appena comunicato che i ricavi nella prima metà dell’anno sono aumentati del 23,2% rispetto al +15% del 2018. In soldoni: i ricavi sono saliti a 401,3 miliardi di yuan (58,28 miliardi di dollari) dai 325,7 miliardi di un anno fa. Merito delle vendite di smartphone in casa. Secondo i dati Canalys, la società ha spedito 37,3 milioni di smartphone nel secondo trimestre dell’anno con un aumento del 31% su base annua. Mentre i suoi principali rivali hanno perso terreno: la sola Apple accusa un meno 14%, pari a 5,7 milioni di unità.

IL MELAFONINO IN CALO? CUPERTINO NON PIANGE

La società di Cupertino è nel mezzo di una transizione. Ha scoperto che esiste un limite a quanto i consumatori pagheranno per un nuovo iPhone. Al contrario, veleggia la sua attività di servizi, che nell’ultimo trimestre ha generato 11,4 miliardi di dollari, con un balzo di quasi il 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Una linea di business che la mette da sola al 68esimo posto nella classifica Fortune 500. Gli analisti prevedono entrate per circa 53,5 miliardi di dollari per il trimestre. Lieve flessione: nel 2019 la società ha generato ricavi per 53,3 miliardi. All’orizzonte rimangono gli avvertimenti di Mr President. @realDonaldTrump ha chiarito – ovviamente via twitter: “Ad Apple non sarà concessa nessuna esenzione dai dazi per i componenti del Mac pro prodotti in Cina. Produceteli negli Stati Uniti e non avrete dazi”. (Qui l’approfondimento di StartMag.it).

RECESSIONE O NO?

Molti indizi portano in quella direzione ma, come titola il Sole 24 Ore, “l’espansione potrebbe continuare”. Alessandro Penati, presidente e fondatore della Quaestio Capital Management, ammette che “la più prolungata ripresa Usa del dopoguerra (oltre 120 mesi) ha trainato il ciclo mondiale” e che adesso “sta cominciando a perdere forza propulsiva”. Tuttavia, “la longevità del ciclo americano non implica che non possa durare ancora”. “Diversamente dal 2008 – conclude – l’elevato indebitamento globale non è necessariamente sintomo di crisi incombente (…) Più che una recessione, ha forse più probabilità di realizzarsi uno scenario di continua, ma debole espansione. Questo non significa che il resto del 2019 sarà necessariamente esente da episodi di volatilità. Ma, a meno di shock imprevisti e imprevedibili, un vero crollo dei mercati, con l’ineludibile strascico di crisi finanziarie, è tutt’altro”.

 

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