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Dio salvi la ragione

Il caso dei Windsor, con il fermo di Andrea, conferma un dato diffuso: le famiglie sono un coacervo di dolori ed errori, di cui il potere e il denaro sono un enzima potente. Il corsivo di Battista Falconi.

Il caso dei Windsor, con il fermo di Andrea, conferma un dato diffuso, che le famiglie sono un coacervo di dolori ed errori, di cui il potere e il denaro sono un enzima potente. I soldi non danno la felicità, come dice il proverbio, anzi la provocano; il potere è un ambito patologico, come i critici di Trump si affannano a sostenere. Se i reali britannici hanno lo scandalo Epstein noi abbiamo gli Agnelli, dilaniati da una guerra ereditaria e finanziaria senza esclusione di colpi.

Accade perché le famiglie, come e più del lavoro, sono un contesto di convivenza forzata e di obblighi reciproci, due condizioni che mal tolleriamo. E perché al loro interno le generazioni si succedono, più o meno consapevolmente, per uccisione del padre freudiana: caso classico, anche qui catalizzato da soldi e potere, quello delle aziende famigliari dove il passaggio di mano è quasi sempre un trauma. Del Vecchio, Kamprad e Benetton sono lì a dimostrarlo.

A un genio che crea un impero consegue un figlio che lo rovina, a un fratello che regna si affianca uno che passa informazioni riservate a un pedofilo. Ma anche quando le famiglie sono povere e c’è meno da contendere, discussioni e liti sono quasi la regola. Genitori incapaci di gestire la fragilità dei figli, fratelli che non si parlano più, cugini che si parlano mediante avvocato sono tristezze e infelicità che fanno parte dell’esperienza quotidiana di molti di noi.

Una piccola, semplice, breve riflessione su questioni così minute, personali e private può forse aiutarci, nel momento in cui dibattiamo della “guerra nel fango” tra le istituzioni e i partiti o dello scambio di messaggi rancorosi tra leader internazionali di nazioni confinanti. Pretendere in politica e diplomazia ciò che non riusciamo a realizzare in casa nostra è ovviamente impossibile. Nelle prime come nella seconda sono le pulsioni interiori a comandare sulle strategie, i sentimenti e le emozioni a prevalere sulle ragioni e persino sulle convenienze.

La mamma di Domenico, il povero bimbo napoletano a cui sarebbe stato impiantato un cuore danneggiato, il “piccolo guerriero” dell’ospedale Monaldi, che ora non ne potrà ricevere un altro e al quale quindi si prospetta un destino infausto – “La famiglia ha deciso di accompagnarlo alla fine della vita, non è eutanasia ma inizierà una terapia clinica non finalizzata alla guarigione ma ad alleviare le sofferenze” – dopo aver manifestato i suoi straziati sentimenti pubblicamente ne ha dichiarato uno fuori moda, usando una parola, “rassegnazione”, che le fa onore. Restano solo le preghiere, per chi crede.

La mamma di un bimbo condannato a morte ha evitato che i sentimenti prevalessero sulla ragione. Un po’ come Re Carlo, che ha “scaricato” il fratello per salvare il Re e lo Stato.

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