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Tutte le alleanze (anticinesi) di Usa, Taiwan, Giappone e Corea sui chip

Semiconduttori

Gli Stati Uniti vogliono formare un’alleanza sui semiconduttori con Taiwan, Giappone e Corea del sud. L’obiettivo è escludere la Cina. Ma c’è qualche tensione con Seul. Tutti i dettagli

 

Gli Stati Uniti, la Corea del sud, il Giappone e Taiwan – tutti importanti paesi produttori di microchip – stanno formando delle alleanze sui semiconduttori con l’obiettivo di “serrare” le loro catene di approvvigionamento e impedire alla Cina di accedere alle tecnologie più avanzate.

PERCHÉ I SEMICONDUTTORI SONO CRUCIALI

I semiconduttori (o microchip) sono dei componenti essenziali alla manifattura di elettrodomestici, automobili, smartphone e sistemi d’arma, oltre ad essere fondamentali per l’affermazione del 5G e per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale: si tratta, insomma, di dispositivi cruciali per lo sviluppo futuro e la competitività delle economie. Praticamente tutti i principali governi al mondo stanno cercando sia di assicurarsene le forniture, sia di sviluppare capacità avanzate per la loro progettazione e produzione.

IL PESO DI TAIWAN E COREA DEL SUD

Gli Stati Uniti sono leader nella fase di design dei semiconduttori ma non dispongono di grande capacità manifatturiera – l’amministrazione del presidente Joe Biden vuole rimediare con un grosso programma di finanziamenti pubblici -, che si concentra principalmente in Asia. E più nello specifico a Taiwan, dove ha sede la società TSMC, e in Corea del sud, con Samsung: questi due paesi valgono insieme circa l’80 per cento della capacità globale di manifattura di chip, che avviene in stabilimenti chiamati fonderie.

LA GEOPOLITICA DEI SEMICONDUTTORI

Questa forte concentrazione della filiera dei microchip in un un ridotto numero di aziende e di paesi ha “gettato i semiconduttori nel regno della geopolitica”, scrive CNBC.

“Quello che è successo è che ci sono molte aziende sparse per il mondo che si occupano di una piccola parte [della filiera dei semiconduttori], il che significa che c’è un angolo geopolitico, giusto? Cosa succede se un’azienda non fornisce le cose di cui si ha bisogno? E se uno dei paesi mettesse in atto azioni di spionaggio attraverso i chip? Queste cose lo rendono uno strumento geopolitico”, ha detto a CNBC Pranay Kotasthane, analista dell’High Tech Geopolitics Programme.

“L’altro significato geopolitico”, ha aggiunto l’esperto, “è legato al ruolo centrale di Taiwan nella catena di fornitura dei semiconduttori. E poiché le tensioni tra Cina e Taiwan sono aumentate, c’è il timore che, dato che gran parte della produzione avviene a Taiwan… cosa succederebbe se la Cina dovesse occupare o anche solo se ci fossero tensioni tra i due paesi?”.

ESCLUDERE LA CINA

Negli ultimi due anni, gli Stati Uniti in particolare hanno lavorato per creare delle partnership con gli altri attori di peso della supply chain dei semiconduttori. Lo scorso maggio, durante una visita in Corea del sud, Biden ha visitato una fabbrica di Samsung. Più o meno nello stesso periodo, la segretaria al Commercio Gina Raimondo si è riunita a Tokyo con l’omologo giapponese Koichi Hagiuda per discutere di “cooperazione in ambiti quali i semiconduttori e il controllo delle esportazioni”. Il mese scorso la presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, ha detto al governatore dell’Arizona Doug Ducey che intende produrre “chip della democrazia” assieme agli americani.

Gli Stati Uniti hanno anche proposto un’alleanza “Chip 4” con Taiwan, il Giappone e la Corea del sud, ma i dettagli sono ancora in fase di definizione. Che la Cina venga sistematicamente esclusa dalle iniziative americane non è un caso; anzi, l’obiettivo di Washington è proprio quello di isolare Pechino e impedirle di accedere a componenti e tecnologie avanzate, in modo da complicarne i piani di sviluppo economico.

“A mio avviso, nel breve periodo lo sviluppo della Cina in questo settore sarà fortemente limitato” a causa di queste alleanze, ha detto Kotasthane a CNBC.

AMBIZIONI E LIMITI DI PECHINO

Negli ultimi anni, tuttavia, la Cina ha investito molto nel rafforzamento dell’industria nazionale dei semiconduttori, puntando a ridurre la dipendenza dalle importazioni e a raggiungere l’autosufficienza. Non sono obiettivi facili da realizzare, però, perché la filiera dei chip è molto complessa e l’expertise si concentra in pochissime mani.

Pechino sta comunque facendo progressi, ma continua a dipendere dai macchinari stranieri e il suo maggiore produttore di chip, SMIC, rimane lontano dai livelli di sofisticatezza di TSMC e Samsung.

I CONTRASTI TRA AMERICA E COREA DEL SUD

Nemmeno i piani americani proseguono senza intoppi, in realtà. Intervistato dal Financial Times, il ministro del Commercio della Corea del sud, Ahn Duk-geun, ha detto che ci sono delle tensioni tra Seul e Washington relative alle restrizioni americane sulle esportazioni di macchinari per i chip verso la Cina.

Nonostante le eventuali divergenze politiche tra i governi, infatti, quello cinese è un mercato chiave per le aziende produttrici di semiconduttori come la statunitense Qualcomm o la sudcoreana Samsung.

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