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Accordo Israele-Libano a Washington: un fragile passo verso la pace

Israele e Libano firmano a Washington, con la mediazione degli Usa, un accordo quadro per il ritiro parziale israeliano e il disarmo di Hezbollah, definito da tutte le parti come un primo passo verso la pace.

Ieri a Washington è stato firmato un accordo quadro trilaterale tra Israele e Libano, mediato dagli Stati Uniti, che rappresenta un primo tentativo concreto di porre fine ai combattimenti nel Paese dei Cedri e di avviare un percorso verso il ripristino della sovranità libanese e la sicurezza delle comunità israeliane al confine nord.

L’intesa, definita da tutte le parti come “l’inizio dell’inizio”, prevede il ritiro parziale delle forze israeliane da due “zone pilota”, il dispiegamento dell’esercito libanese in quelle aree e l’avvio di un meccanismo per il disarmo di Hezbollah, sebbene il gruppo sciita non fosse parte diretta dei colloqui e, come rimarca CNBC, rigetti ogni ipotesi di cessate il fuoco con Tel Aviv.

Come sottolinea anche il New York Times, si tratta di un accordo ancora molto limitato, che lascia aperti nodi delicati come la permanenza delle truppe israeliane nella cosiddetta “zona di sicurezza” e il completo disarmo del movimento filo-iraniano.

I colloqui

I negoziati si sono svolti nella capitale americana, al Dipartimento di Stato, nell’ambito del quinto round di colloqui diretti tra le due delegazioni avviati lo scorso aprile.

L’amministrazione Trump ha svolto un ruolo di mediazione centrale, gestendo quattro giornate di intense discussioni. Come scrive Axios, il Segretario di Stato Marco Rubio è intervenuto personalmente nella fase conclusiva, tenendo anche conversazioni telefoniche con Benjamin Netanyahu e il presidente libanese Joseph Aoun per superare le ultime divergenze.

Gli Stati Uniti non si sono limitati a facilitare il dialogo, ma hanno agito da veri e propri garanti dell’intesa.

I rappresentanti e la firma dell’accordo

A siglare il documento sono stati l’ambasciatrice libanese negli Stati Uniti, Nada Hamadeh Moawad, e l’ambasciatore israeliano Yechiel Leiter, alla presenza di Rubio.

Come evidenzia l’Associated Press, il testo è trilaterale e vede gli Usa non solo come mediatori ma anche come firmatari.

Entrambi gli ambasciatori hanno guidato le rispettive squadre in quella che Moawad ha definito una trattativa “lunga e difficile”, mentre Leiter ha parlato di un treno rimesso sui binari dopo il rischio di deragliamento.

Cosa prevede l’accordo quadro

Come sottolinea Al Jazeera, l’accordo stabilisce un processo graduale e basato sui risultati concreti. Israele procederà al ritiro da due piccole zone pilota – una a sud e una a nord del fiume Litani – permettendo all’esercito libanese di assumere il controllo esclusivo del territorio, con verifiche anche da parte di ufficiali militari americani. Queste aree fungeranno da banco di prova per eventuali ampliamenti futuri.

In parallelo, il Libano si impegna a estendere l’autorità dello Stato su tutto il suo territorio, procedendo al disarmo di Hezbollah e allo smantellamento delle sue infrastrutture militari.

Israele, tuttavia, manterrà la propria “zona di sicurezza” nel sud del Libano fino a quando ogni minaccia non sarà eliminata.

L’intesa prevede inoltre la costituzione di un Gruppo di Coordinamento Militare Trilaterale facilitato dagli Stati Uniti.

Il ruolo degli Stati Uniti

Washington ha giocato un ruolo decisivo, non solo diplomatico ma anche economico e di sostegno sul campo.

Come riporta Reuters, Rubio ha annunciato un contributo immediato di 100 milioni di dollari in aiuti umanitari, da erogare in coordinamento con le Nazioni Unite, oltre a 30 milioni per rafforzare le capacità operative dell’esercito libanese.

Gli Usa si sono inoltre impegnati a facilitare l’implementazione dell’accordo attraverso il nuovo meccanismo di coordinamento militare, confermando il proprio sostegno a un Libano sovrano e stabile, lontano dall’influenza iraniana.

Che cosa si dice dell’accordo

Nel corso della cerimonia e nelle ore successive, i principali protagonisti hanno rilasciato dichiarazioni che riflettono sia la cautela sia le speranze legate a questo passo.

Rubio ha sottolineato, con parole riferite dalla CNN, che “oggi è un buon giorno” e ha definito l’accordo “l’inizio dell’inizio”, aggiungendo: “C’è tanto lavoro davanti a noi, non sottovalutiamo la difficoltà del compito, ma comprendiamo la sua importanza vitale e siamo onorati di aver contribuito a portarlo a termine”.

In una successiva dichiarazione scritta diffusa dal Dipartimento di Stato e riportata da Axios, Rubio ha aggiunto che l’accordo “stabilisce un processo chiaro e strutturato per ripristinare la sovranità del Libano, disarmare Hezbollah e smantellare le sue infrastrutture terroristiche e consentire a Israele di tornare ai suoi confini una volta rimossa tale minaccia per i suoi cittadini”.

Dal Libano, il presidente Aoun ha parlato di un “primo passo sulla strada del ripristino della sovranità e dell’integrità territoriale libanese”, auspicando che permetta agli sfollati di “ritornare alla loro terra pienamente liberata sotto la sovranità dello Stato libanese”.

Da parte israeliana, l’ambasciatore Leiter ha affermato che “in questo accordo trilaterale basato sui risultati, l’Iran è fuori, Hezbollah è fuori e la strada verso la pace tra Israele e Libano è dentro”, ringraziando la collega libanese per la determinazione dimostrata.

Come riferisce il New York Times, Netanyahu ha insistito sul fatto che “la cosa più importante è che Israele rimanga nella zona di sicurezza nel sud del Libano finché Hezbollah non sarà disarmato”, definendo l’intesa “una grande vittoria” e “un duro colpo per l’Iran”.

Di tutt’altro tenore le parole di Hassan Fadlallah, deputato di Hezbollah, riportate da Axios: secondo il deputato le autorità libanesi “non potranno applicare l’accordo senza andare’a una guerra civile”, ribadendo che il gruppo si opporrà con forza a qualsiasi tentativo di imposizione sul terreno.

Parlando al canale di notizie pro-Hezbollah Al-Mayadeen, Fadallah ha detto, secondo la CNN: “Chiunque stringa la mano al nemico è un criminale come loro”, rincarando la dose.

Un funzionario del movimento filo-iraniano citato anch’egli da Axios ha dichiarato che il gruppo respinge l’accordo quadro, in quanto permette la continua presenza di Israele nel sud del Libano, e che Hezbollah non avrebbe rinunciato alle sue armi senza un ritiro israeliano, facendo eco alla posizione di lunga data del gruppo.

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