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5G, gas, armi. Tutte le nuove intese fra Cina e Russia (che sposa Huawei e fa innervosire Trump)

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Che cosa è emerso dall’incontro a Mosca tra il presidente russo Vladimir Putin e quello cinese Xi Jinping su 5G, difesa, Gnl e non solo. L’approfondimento di Marco Orioles

 

A suggellare l’incontro di ieri a Mosca tra il presidente russo Vladimir Putin e quello cinese Xi Jinping c’è stata, nella migliore tradizione della diplomazia cinese dei panda, la cerimonia di consegna, allo zoo della capitale, di Din Din e Ru Yi, due esemplari di panda giganti affidati alla Russia per quindici anni nell’ambito di un progetto congiunto di ricerca scientifica.

Vengono celebrati anche così, con un gesto quanto mai simbolico, l’instaurazione 70 anni fa delle relazioni diplomatiche tra Cina e Russia e i rapporti, sempre più solidi, tra i rispettivi leader. Gli agiografi di turno sottolineano che questa visita di Stato marca la ventinovesima volta in cui Putin e Xi si vedono faccia a faccia da quando il secondo si è insediato al vertice della gerarchia cinese sei anni fa, e l’ottava volta in cui il capo ormai a tempo indeterminato del regime di Pechino mette piede in Russia per recare omaggio allo Zar.

L’occasione è solenne e l’illustre ospite arrivato da Est la marca concedendo una lunga intervista all’agenzia di stampa russa Tass nella quale definisce Putin, con parole prontamente rilanciate dal quotidiano cinese in lingua inglese Global Times, “il mio migliore e caro amico”.

La direttiva è di rimarcare l’abbraccio tra i due leader e la zelante emittente cinese CGTN si mette in mostra parlando, con un’espressione che in Cina assume grande significato, di Putin e Xi come i “timonieri” delle rispettive nazioni.

In Russia, insomma, l’atmosfera è quella delle grandi occasioni. E l’agenda di questa visita di tre giorni è fitta. Oltre all’incontro al vertice avvenuto ieri al Cremlino nella Sala di San Giorgio, e il rapido passaggio allo zoo ad ammirare i panda, i due presidenti hanno fatto tappa ad un’esposizione di auto prodotte dalla cinese Great Wall Motors nello stabilimento russo di Tula.

Oggi, invece, Xi sarà l’ospite d’onore dell’edizione n. 23 del Forum Internazionale di San Pietroburgo, la kermesse concepita per attrarre investimenti stranieri in Russia, cui prenderà parte una maxi delegazione cinese forte di oltre mille persone. Ci sarà tempo anche per onorare Xi con una laurea honoris causa concessa dall’Università Statale di San Pietroburgo.

La volontà, insomma, è di mostrare al mondo che Russia e Cina sono stretti partner, se non alleati. E lo si fa in un momento in cui ambedue i Paesi sono nel mirino degli Stati Uniti, che tra sanzioni contro Mosca e dazi contro Pechino sarebbe riuscita, notano vari osservatori, nel miracolo di avvicinare due nazioni che non sempre sono andate d’amore e d’accordo.

È una conclusione cui giunge tra gli altri anche la CNBC, che scorge all’orizzonte l’ombra del “più profondo cambiamento geopolitico degli anni post-Guerra Fredda”: un cambiamento che vede “la Cina di Xi Jinping e la Russia di Vladimir Putin approfondire il loro allineamento strategico” .

Il perché di questo allineamento è presto detto, se stiamo all’analisi di Doug Bandov, già consigliere di Ronald Reagan e oggi Senior Fellow al Cato Institute.“Mosca e Pechino”, scrive Bandov su The National Interest, saranno anche divisi da una storia puntellata da tensioni e incomprensioni, ma “condividono un grande obiettivo: resistere al dominio Usa”.

Russia e Cina hanno ottime ragioni per esprimere e incarnare insieme questa resistenza. Per la Russia, spiega Bandov, si tratta anzitutto di rispondere al provocatorio allargamento della Nato ad Est, che ha portato gli eserciti occidentali alle porte della Russia. Per la Cina, la questione principale, da un punto di vista militare, riguarda invece la presenza della marina Usa nel Pacifico, che Washington ha il difetto di considerare “un lago americano”. Comune ad entrambi i Paesi è poi l’irritazione per quelle politiche della Casa Bianca in Paesi come Corea del Nord, Iran, Cuba, Siria, Serbia che sembrano pensate apposta per pestare i piedi a Cina e Russia e ai loro (pochi) alleati.

È piena, insomma, la convergenza di interessi tra due potenze che gli Usa, appropriatamente, definiscono “revisioniste”, intenzionate cioè a sfidare uno status quo a livello internazionale che vede l’America dettare ancora legge. Con un simile obiettivo condiviso, Russia e Cina non possono che unire le forze e passare sopra i non pochi punti che le separano.

E il modo scelto da Putin e Xi per segnalare la volontà di spezzare insieme l’assedio dell’impero americano non poteva che essere l’affidamento a Huawei della realizzazione del 5G russo. Tra i trenta accordi che vengono siglati a margine della visita di Stato c’è infatti anche quello tra il colosso di Shenzhen e la telco russa MTS per “lo sviluppo delle tecnologie 5G e il lancio pilota nel 2019 e nel 2020 delle reti di quinta generazione”.

Questo schiaffo a Washington rientra in un pacchetto più ampio – una trentina gli accordi intergovernativi e commerciali passati alla firma dei due leader – pensato per dare slancio al partenariato russo-cinese e per approfondire una relazione bilaterale che il Ministero degli Esteri cinesi lo scorso aprile definiva “al miglior livello della storia”  e di cui l’ambasciatore cinese in Russia Liu Hi, in un intervento su CGTN, ha parlato nei termini di una “era dorata” russo-cinese.

Come annuncia l’agenzia di stampa cinese Xinhua, il partenariato rafforzato immaginato da Xi e Putin prevede anzitutto l’integrazione tra i due ambiziosi progetti strategici di Russia e Cina: l’Unione Economica Eurasiatica (EEU) e la Belt and Road Initiative (BRI).

La Cina ha già investito nel contesto della BRI 2,58 miliardi di yuan (373 milioni di dollari) per realizzare un ponte sul fiume Amur che, collegando la città cinese di Heihe con quella russa di Blagoveshchensk, renderà più agevole l’esportazione di beni agricoli in Cina.

Ma si può fare molto di più ed è per questo che Xi, nell’intervista alla Tass, ricorda che Putin ha partecipato ad entrambi i Forum in Cina sulla BRI, nel 2017 e nel 2019. Xi sottolinea poi che lui e il collega russo hanno firmato nel maggio del 2015 una dichiarazione congiunta sulla cooperazione nell’ambito dei progetti BRI e EEU e, l’anno scorso, un accordo sulla cooperazione economica e commerciale nel contesto dell’EEU. Con il prospettato raccordo tra i due progetti, Russia e Cina hanno quindi posto – sottolinea il presidente cinese –  le “fondamenta istituzionali” di “una più forte cooperazione economica e commerciale tra le due parti”.

Sul fronte dei commerci, le relazioni tra i Russia e Cina sono in effetti migliorate negli ultimi tempi. La settimana scorsa, il viceministro degli Esteri cinese Zhang Hanhui ha comunicato con orgoglio che gli scambi tra i due Paesi nel 2018 sono cresciuti del 24,5% e hanno toccato la ragguardevole soglia dei 108 miliardi di dollari.

La Cina è diventata per la Russia addirittura il primo partner commerciale, posizione che fino al 2010 era occupata dalla Germania. Il problema, come osserva Deutsche Welle, è che si tratta di una relazione con non pochi squilibri. In Cina, la Russia esporta soprattutto risorse naturali come petrolio, gas e legno, importando invece macchinari, automobili e beni di consumo. DW nota anche che, per la Cina, la Russia rappresenta tutto sommato un partner marginale, che importa appena l’1,9% di tutto il made in China (che fluisce invece copiosamente verso l’Occidente).

Ecco perché Willy Lam, docente all’Università Cinese di Hong Kong, desidera precisare alla Cnn che “non c’è molto che la Russia, che è abbastanza isolata e con un’economia abbastanza piccola, possa fare per aiutare la Cina sul fronte commerciale” in un momento in cui questo fronte è surriscaldato dalla guerra commerciale in corso con gli Usa.

Ci pensa il South China Morning Post a ricordare, poi, che gli investimenti cinesi in Russia, secondo i dati della Banca Centrale russa, sono calati di ben il 24% nella prima metà del 2019 e hanno continuato a scendere nei due trimestri successivi. Il risultato è che l’odierno volume complessivo degli investimenti di Pechino in Russia, con un valore assoluto di circa 4,54 miliardi di dollari, è oggi pari a due terzi del livello raggiunto cinque anni fa, alla vigilia dell’invasione russa della Crimea. Ecco perché gli esperti sentiti dal quotidiano di Hong Kong nutrono forti riserve sulle prospettive di questa partnership.

È sul fronte dell’energia, invece, che Russia e Cina sono destinati ad intendersi sempre più. È ancora il South China Morning Post a sottolineare che Pechino, a seguito delle tensioni con gli Usa, ha ridotto consistentemente le importazioni di gas naturale liquefatto dall’America. E chi colmerà il conseguente gap nel mercato cinese se non l’amico Putin? A tal proposito, Shi Ze, ricercatore del China Institute of International Studies, invita a guardare al progetto Yamal LNG, di cui l’azienda di Stato cinese China National Petroleum Corporation possiede una quota del 20% e il Silk Road Fund un altro 9,9%, come segnale di una imminente intensificazione della cooperazione energetica.

Anche dal punto di vista militare, Russia e Cina possono senz’altro fare di più. Si può pensare che Putin e Xi abbiano parlato a Mosca di armi, che la Russia vende in grande quantità ad una Cina che però, su questo fronte, si mostra sempre più autonoma. È probabile poi che siano in cantiere altre iniziative congiunte sulla falsariga della grande esercitazione Vostok 2018 cui hanno preso parte, si stima, trecentomila militari russi e tremila cinesi. Entrambi i Paesi hanno poi gli occhi puntati sull’Artico, suscitando grande preoccupazione a Washington dove il Segretario di Stato Mike Pompeo ha denunciato i pericoli di una militarizzazione di Mosca e di una parallela penetrazione di Pechino.

Ma se c’è un campo in cui Russia e Cina possono davvero marciare in sincrono, e promettono di farlo, è quello della politica internazionale e dei consessi in cui essa si esprime. Su questo fronte, Putin e Xi vogliono trasmettere al mondo l’impressione di una convergenza e volontà di collaborazione finalizzata al solito obiettivo: il contrasto degli Usa.

Nel comunicato Tass sull’incontro di ieri al Cremlino, si sottolineava che “le posizioni di Russia e Cina sui temi globali chiave sono simili o coincidono”. Ecco, pertanto, che tale idem sentire è chiamato a svilupparsi in tutte le sedi utili. Xi e Putin, riferisce Xinhua, hanno concordato infatti di “rafforzare la comunicazione e il coordinamento alle Nazioni Unite, nell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai, nei BRICS, nell’APEC e nel G20, per salvaguardare congiuntamente il multilateralismo e le regole delle relazioni internazionali” dall’assalto trumpiano.

Dalla loro gabbia nello zoo di Mosca, i due panda sono insomma chiamati a vegliare su una vera e propria special relationship che a Washington, si può scommettere, stanno seguendo con attenzione.

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