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Chi farà gol fra Conte e Grillo nei 5 Stelle?

Draghi Catasto

Gli altalenanti rapporti fra Grillo e Conte. Il futuro del Movimento 5 Stelle. E le incertezze del Pd. Il punto di Gianfranco Polillo

 

Nel 1992 Bruno Trentin, prestigioso segretario generale della CGil, firmò l’accordo che poneva fine all’istituto della scala mobile e subito dopo si dimise dalla carica che ricopriva nel sindacato. Fu una scelta sofferta e dolorosa: da un lato i grandi interessi del Paese, alle prese con un’inflazione persistente, mentre a Bruxelles si decidevano le regole del Patto di stabilità. Dall’altro la coerenza di una militanza politico-sindacale che entrava in conflitto con il senso del dovere, necessario per preservare il rapporto unitario con le altre organizzazioni dei lavoratori.

Ieri a Beppe Grillo è toccato qualcosa di simile. La differenza nel fatto che a bere quel calice amaro è stato costretto da una rivolta plebea di attivisti, che non hanno gradito il compromesso raggiunto in tema di prescrizione. Ingenerosità della politica. Molti dei contestatori, quelli più blasonati con scranno alla Camera o al Senato, senza di lui erano e sarebbero nulla. Se non ci fossero state le sue invettive contro una politica ritenuta indecente, molti di loro non solo sarebbero rimasti nell’ombra. Ma spesso costretti a sbarcare il lunario nei modi più impensati.

Da questo punto di vista la storia dell’avvocato del popolo è emblematica. Anche lui, perfetto sconosciuto, vince la lotteria di Palazzo Chigi. All’inizio svolge solo una funzione notarile tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che sono i veri capi del governo. Quindi, grazie anche all’imbonimento di Rocco Casalino, il grande salto nella politica. Spinto – ironia della sorte – da quello stesso Beppe Grillo ora ridotto all’impotenza. Non dimentichiamo che il passaggio dal giallo verde al giallo rosso fu soprattutto opera dell’Elevato, grazie ad una delle sue giornate romane. Ed agli antichi rapporti con Nicola Zingaretti. Lo stesso che aveva garantito a Matteo Salvini il ricorso alle urne, se avesse staccato la spina al Conte 1.

Il Conte due fu apoteosi. Nel libro di Matteo Renzi, che uscirà domani, sono ricordati i mille episodi che hanno portato il leader fiorentino, che a quel parto aveva dato un contributo determinante, a rivedere totalmente le sue posizioni iniziali. Fino a realizzare, direbbe Marco Travaglio, ovviamente sbagliando, il “conticidio”. La forza dell’avvocato stava tutta nella sua ignoranza. Absolute beginner. Nel non conoscere cioè le regole della politica e dalla sua dipendenza da Rocco Casalino con le sue sceneggiate: format: “Grande fratello”. Qualità che non sono venute meno.

In principio Conte era, con la sua pochette, l’istituzione personificata. Il suo parlare: la bouche de la lois, che si sarebbe manifestata nel diluvio dei DPCM, che avrebbero scandito il decorso della pandemia. Il tutto accompagnato da quelle dirette televisive, in cui il popolo veniva informato sulle cose che poteva o non poteva fare. Dopo essere stato costretto a lunghe tiritere edificanti, ed attendere, a causa dei ritardi sistematici (un modo per aumentare il pathos?) che l’oracolo parlasse.

Questo Conte, oggi, non esiste più. Al Grillo responsabile, di cui si diceva all’inizio, si contrappone il mister Hyde che vuole cavalcare la protesta contro Draghi e mandare a monte il compromesso sulla prescrizione. Ha come riferimento il Dibba, che dalle lontane terre del Sud America, al grido “l’impunità é tornata” si scaglia contro i “governisti”, ossia i ministri Cinque stelle, che hanno calato “le brache”. Soprattutto, ma questo lo si vedrà meglio nei prossimi giorni, il sostegno di tutti coloro che sperano di bloccare la tagliola del divieto di un terzo mandato e poter ancora godere di laute prebende.

E poco importa se saranno sempre meno. Un po’ per la parabola discendente assunta dal Movimento, un po’ per aver segato il ramo su cui erano seduti, quando hanno imposto la riduzione del numero dei parlamentari, senza accompagnare quel progetto alle necessarie riforme regolamentari e costituzionali. Pura schizofrenia, che oggi appare in tutta la sua tragica dimensione. Di cui l’avvocato del popolo ha saputo approfittare nel suo assalto al Palazzo d’inverno. Fino a sottrarre a Grillo lo scettro del comando.

Potenza del trasformismo, che, questa volta si accompagna al parricidio nel segno della più totale confusione politica. Solo qualche giorno fa Davide Casaleggio, parlando dello scontro in atto tra Grillo e l’ex premier, aveva detto “le idee di Conte sul M5S non mi sono ancora chiare e non capisco perché questo fantomatico Statuto sia stato tenuto segreto in questi mesi. Ma non è con uno Statuto che si fa un movimento. Mi sembra più un’organizzazione sul modello dei partiti del Novecento più che un movimento”. Ma quello ch’era vero ed evidente ieri, oggi non lo é più. E quindi lo stesso Casaleggio dovrà aggiustare il tiro.

Noi, da semplici cronisti, ci limitiamo solo ad osservare. E ricordare. Meno di una settimana fa Grillo aveva detto: “Sono il garante, non un coglione”. Oggi Conte fa sapere che l’accordo appena sottoscritto prevede “la piena agibilità politica per il leader”. Per cui non si capisce quale sarà il ruolo del garante. Se si tratterà di diarchia, per altro su due linee politiche contrapposte, o di un semplice appeasement. La foglia di fico che nasconde il suo definitivo esproprio. Dalla soluzione di questo piccolo rebus, dipenderà l’evoluzione prossima futura della politica italiana. Renderà più o meno duro il confronto e lo scontro in Parlamento, come già si é visto nelle prime dichiarazioni di Matteo Salvini.

“Vuol far cadere il Governo Draghi – questa l’accusa del leader della Lega nei confronti di Conte – lo impediremo con ogni mezzo democratico”. Ed é allora che la situazione si tinge ancor più di giallo: proprio a partire dal dibattito parlamentare sulla prescrizione. Da soli i 5 stelle possono far ben poco. Agitarsi, protestare, minacciare; ma i numeri sono quelli che sono. A meno che il PD di Enrico Letta non si renda disponibile per le necessarie trasfusioni di sangue, il cui esito rimane, comunque, incerto, data l’opposizione dei renziani.

Ed allora? Vuoi vedere che alla fine della fiera lo stesso PD, o buona parte di esso, non sarà costretto a marciare a fianco delle odiate destre e votare di concerto? Procuriamoci i pop-corn e mettiamoci comodi. Lo spettacolo sta per cominciare.

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