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33 misure per la sanità in Francia

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Il ministro francese della Salute, Olivier Véran, confermato nel governo Castex, ha elencato 33 misure per il sistema sanitario in Francia. L’approfondimento di Enrico Martial

Si procede per annunci e per programmi, ma intanto martedì 21 luglio il ministro francese della salute, Olivier Véran, confermato nel governo di Jean Castex, ha elencato 33 misure per il sistema sanitario francese.

Il metodo di concertazione – che costituisce la cifra del nuovo governo ma che è già attivo per singoli problemi dall’inizio del 2019  – è entrato nel tema sanitario  con una trattativa, con discrete tensioni e qualche manifestazione, dal 25 maggio al 10 luglio, che ha coinvolto circa 300 persone in rappresentanza di 90 organizzazioni sindacali e indipendenti, medici e personale sanitario. I lavori sono stati coordinati da Nicole Notat, tra il 1992 e il 2002 segretaria generale della CFDT, sindacato di area socialista (e della sinistra cattolica) ma che appoggiò nel 1995 la riforma delle pensioni di Alain Juppé. La concertazione, a cui è stato dato il nome di “Ségur de la santé”, dal viale in cui si trova il ministero a Parigi, si è svolta anche con una consultazione online (quasi 120 mila partecipanti, con domande aperte e a schema) e 200 riunioni territoriali. Le conclusioni hanno un versante finanziario e uno organizzativo e sono state integrate dalle proposte del ministro Véran. Per quanto il sistema sanitario sia diverso da quello italiano (che è universale, rispetto a quello mutualistico francese), l’elenco dei temi ricorda il nostro dibattito.

Sotto il profilo finanziario, sono stati assegnati 8,2 miliardi di euro per il personale ospedaliero, ai vari livelli, (si è detto per gli infermieri circa 180 euro netti al mese) a cui si aggiungono 19 miliardi di cui 13 destinati in parte ad assorbire i debiti degli ospedali, anche quelli della crisi del Covid, e 6 miliardi per le strutture. Di questi ultimi, 2,1 miliardi servono per rinnovare un quarto dei posti degli EHPAD, i centri socio-assistenziali per gli anziani che corrispondono alle nostre RSA, 2,5 miliardi per interventi urgenti su ospedali e 1,4 miliardi per la digitalizzazione, anche spingendo sulla telemedicina, secondo le esperienze maturate durante la crisi.

Sotto il profilo della partecipazione dei territori – nella linea del governo Castex – viene decentrata la programmazione della spesa sotto i 100 milioni di euro a delle “conferenze regionali per gli investimenti sanitari”, mentre per il livello superiore rimane a un Consiglio nazionale per gli investimenti che sostituirà dal 2021 l’attuale criticata struttura verticale e interministeriale (Copermo), sinonimo di riduzione di posti letto e di chiusure. In entrambe le istanze parteciperanno soggetti ed eletti locali.

Gli stessi ospedali, accusati di eccessi burocratici, avranno una governance più partecipata, correggendo la legge del 2010 con i contributi di medici, personale sanitario e pazienti. Le Agenzie regionali per la salute (ARS, una forma decentrata dello Stato) rafforzeranno il loro livello dipartimentale (provinciale) sempre con il coinvolgimento degli eletti locali. Per quanto riguarda le prossime decisioni sulla spesa sanitaria complessiva, bisognerà prevedere, dopo gli studi preparatori, una nuova sessione di concertazione nel 2021, anch’essa con modalità più condivise, e quindi più responsabilità locali. In altri termini, la partecipazione politica locale e regionale alle decisioni sarà accompagnata, in modo progressivo, dal co-finanziamento locale del sistema sanitario.

Già durante l’emergenza Covid-19 sono stati creati circa 9000 posti letto supplementari, ed è stata discussa la riapertura di strutture o l’ampliamento dell’accoglienza, in risposta ai tagli del passato. Con le dotazioni finanziarie annunciate, oltre agli investimenti generali sono previsti anche 4000 nuovi posti letto “su domanda”, cioè in funzione dei picchi stagionali o appunto di quelli epidemici (con un meccanismo ancora da precisare), 15.000 nuove assunzioni e 2000 posti di formazione per il personale paramedico, con 250 nuovi insegnanti all’Università, per raddoppiare il personale socio-sanitario entro il 2025.

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