skip to Main Content

Twitter vs Trump. Non fornisce identità del gestore di un account

Twitter Mirabelli

Twitter si rifiuta di fornire all’Amministrazione Trump l’identità che si cela dietro un account che si oppone alle politiche sull’immigrazione del neo Presidente

La storia si ripete. Se nel Passato i protagonisti erano Apple e Fbi, ora lo sono Twitter e Trump. Il social network, così tanto amato dal Presidente Americano (ai 140 caratteri affida annunci, sfoghi e rimproveri), si è rifiutato di eseguire un ordine del dipartimento per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, trascinando anche la nuova amministrazione in tribunale. In particolare, la piattaforma di microblogging ha detto no alla richiesta di rendere nota l’identità del gestore di un account. Approfondiamo insieme.

Il caso Twitter-Trump

Twitter, il social network fondato da Jack Dorsey, si è rifiutato di fornire, al dipartimento per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, l’identità del gestore dell’account  @ALT_UCIS  (dove Ucis sta per Us citizenship and immigration serivces), apertamente schierato contro le politiche sull’immigrazione della Casa Bianca.

dorseyLa richiesta era stata fatta a marzo 2016 perché l’amministrazione ha il sospetto che dietro quell’account si nasconda un dipendente di un ufficio federale americano che si occupa di immigrazione. Il profilo fa parte del gruppo di account nati dopo l’insediamento di Trump per contrastare la politica di azione del neo Presidente.

Twitter, però, non solo si rifiutata di rispondere, definendo “illegale” la richiesta ricevuta a marzo, ma ha anche trascinato i Tribunale, denunciando la mancata libertà di espressione sui social network. Così facendo Trump toglie voce a chi esprime posizioni critiche contro l’amministrazione.

“Il diritto di esprimersi liberamente assicurato agli utenti di Twitter e alla stessa Twitter, come previsto dal primo emendamento della Costituzione americana include il diritto di creare questo genere di interventi anonimi o coperti da una pseudonimo”, scrive il social network nella denuncia.

Il precedente

Il tema della privacy e e richieste americane ci fanno venire in mente un grande precedente. A febbraio 2016, un giudice ha imposto ad Apple di ottemperare alle richieste del Bureau e di garantire l’accesso ai dati protetti da crittografia dell’iPhone di uno degli attentatori di San Bernardino. La casa di Cupertino, però, non ha ceduto, preferendo la protezione dei dati e la tutela della privacy dei propri utenti. “Il governo chiede ad Apple di violare i nostri utenti e minare decenni di innovazioni di sicurezza che proteggono i nostri clienti – tra cui decine di milioni di cittadini americani – da hacker e criminali informatici sofisticati”, aveva affermato Tim Cook. “L’FBI vuole farci sviluppare una speciale versione di iOS priva di barriere di sicurezza, per poi instaapplellarla su uno degli iPhone ottenuti nel corso delle indagini e ottenerne i dati contenuti. Un software del genere, che al momento non esiste, sarebbe in grado di disattivare le protezioni di qualunque iPhone”.

Il no di Apple, però, non ha fermato il governo federale che è riuscito ad ottenere i dati.  L’Fbi avrebbe pagato un gruppo di hacker professionisti per sbloccare l’iPhone dell’autore della strage. Gli hacker sono riusciti a individuare un difetto del software che ha poi consentito agli investigatori di aggirare il codice

I problemi infiniti di Twitter

Pochi iscritti, pochi ricavi. Anche nel quarto trimestre 2016, quello delle elezioni americane, le perdite trimestrali sono aumentate, mentre i ricavi sono saliti di un modesto 1%. La crescita c’è, ma è troppo troppo bassa.

La società nell’ultimo trimestre 2016, in particolare, ha registrato ricavi per 717,2 milioni di dollari, sotto le attese degli analisti, che puntavano a 740,1 milioni di dollari. Gli utenti mensili attivi sono saliti a 319 milioni, 2 milioni in più rispetto ai tre mesi precedenti. Il rosso e’ aumentato a 167,1 milioni di dollari, a fronte dei 90,2 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Twitter è in perdita da quando è sbarcata in Borsa e ha più volte dichiarato la sua intenzione di voler tornare all’utile nel 2017.

In dieci anni di vita, c’è da dire, Twitter non è mai riuscito a chiudere un bilancio in utile. E ora il social network dei cinguettii rischia di farsi sorpassare anche da Baidu, il suo epigono cinese, che ha circa 300 milioni di utenti.

Il crollo in Borsa

vendita TwitterLa crescita lenta, ovviamente, si è riflessa anche nell’andamento azionario. Quando il 7 novembre 2013 la società di San Francisco debuttò a Wall Street, ricordiamo, chiuse con un rialzo del 72% a un prezzo di quasi 45 dollari per azione. Il mese successivo il titolo tocco un massimo storico di 73,82 dollari. Ma da allora la compagnia ha perso circa l’80% del proprio valore in borsa, sceso da oltre 40 miliardi di dollari ad appena 12 miliardi di dollari.

I suoi pregi sono anche i suoi forti limiti

Qualcosa sicuramente non va.Ancora oggi i messaggi sono brevi. l’aspetto della brevità piace, anche se su qualcuno, negli anni del boom, pensava che il limite di 140 caratteri fosse un segno della povertà di spirito del nuovo secolo.
C’è Poi l’aspetto della cronologia in cui compaiono i messaggi: l’ordine di pubblicazione ben si adatta alle notizie flash. La cronologia e la brevità piacciono talmente tanto che fanno della piattaforma un mezzo per la diffusione di dichiarazioni ufficiali: è su Twitter che i politici e i ceo fanno dichiarazioni ufficiali, è il social del cinguettio che ha introdotto (prima di Facebook) una sorta di certificazione di autenticità del proprio profilo.

Ma sono proprio queste caratteristiche che tanto piacciono a rappresentare anche i limiti: un numero alto di utenti significa che l’ordine cronologico rende confusa la bacheca (e gli utenti se ne vanno). Negli ultimi mesi sono stati fatti i tentativi di modifica: è stato introdotto il criterio di rilevanza nell’ordine dei messaggi, ma a poco è servito. E se nei primi anni gli utenti di Twitter sono cresciuti allo stesso ritmo di Facebook, dal 2014 i numeri

Si sperava nell’effetto Trump

Si era sperato che la Presidenza di Trump potesse incidere sulla crescita degli utenti del social del cinguettio. Circa un anno fa, come spiega Bloombeg, il Tycoon aveva “solo” 2 milioni di follower. Durante la campagna elettorale i seguaci son diventati ben 19 milioni. E tutto sembrava finire lì.trump silicon valley

E invece, dopo l’elezione a inquilino della Casa Bianca, Donald Trump ha continuato ad utilizzare Twitter, anche per parlare direttamente alle aziende. E allora i follower son passati a 24,3 milioni.


L’aumento del numero di follower si era tradotto in un boom di app Twitter scaricate.

“C’è stato un balzo significativo delle App di Twitter scaricate negli Usa e CivicScience ha segnalato un aumento dell’uso”,aveva detto Richard Greenfield di Btig. “Tanta gente, solo per seguire il presidente, sta imparando a usarlo e questo tornerà sicuramente a far crescere la base di utenti”. Ma in realtà tutto questo non è poi inciso granchè.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie da EnergiaOltre!

Errore

Back To Top

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie da EnergiaOltre!

Errore