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La bizzarra guerricciola degli utenti-scrocconi contro Spotify

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Beccati con le mani nel sacco. O in questo caso con le orecchie. È quello che è successo ad alcuni utenti dell’app Spotify sorpresi a utilizzare una versione crakkata (non ufficiale) della piattaforma per accedere illegalmente a funzionalità premium. Spotify li ha avvisati tramite email che il protrarsi dell’accesso con app hackerate potrebbe comportare la sospensione o disattivazione dell’account colpevole invitandoli a scaricare la versione autorizzata.

LA QUERELLE

La società fondata da Daniel Ek e Martin Lorentzon 10 anni fa a Stoccolma offre un servizio freemium di streaming di musica, video e podcast gratuitamente. L’app consente di creare e personalizzare le proprie playlist e sfogliare i contenuti utilizzando parametri quali ricerche di genere, artista e album. In cambio Spotify costringe i free-listeners a sentire anche un po’ di pubblicità: non dimentichiamoci che la società deve ricompensare gli artisti attraverso royalties in base all’ascolto totalizzato dai loro brani. Per chi la pubblicità proprio non la sopporta, Spotify offre abbonamenti premium: 9,90 euro al mese sia per ascoltare brani illimitatamente senza interruzioni o limitazioni come lo skip dei brani, sia per scaricare la musica sul proprio dispositivo e ascoltarla offline.

Ma alcuni dei 159 milioni di clienti proprio non ci stanno a pagare 9,99 euro al mese e hanno installato un software speciale per accedere illegalmente alle funzionalità premium. Da qui hanno origine le famose mail di cui sopra. Il problema è venuto alla luce dopo che il sito TorrentFreak ha pubblicato le dichiarazioni fatte da alcuni dei fan di Spotify destinatari del gentile avvertimento. Nella mail, la società di Stoccolma avvisa i trasgressori della disattivazione del servizio a seguito della rilevazione dell’attività anomala invitandoli cortesemente a scaricare e installare l’app Spotify ufficiale.

QUANDO SI DICE TEMPISMO

Non è ancora chiaro esattamente quanti siano questi trasgressori e nemmeno da quanto tempo Spotify fosse a conoscenza della loro attività illecita. Sembra che Daniel Ek e Martin Lorentzon abbiano chiuso un occhio finora ma con la prossima quotazione in Borsa abbiano acceso le antenne e controllato i conti.

IL FREEMIUM NON CI BASTA

Negli ultimi giorni si è scatenata l’ira degli utenti “ribelli” che subito si è riversata sui forum e social è lamentato sui forum sulla ricezione della mail manacciosa. Il modello freemium non gli basta ma non ci pensano proprio a pagare per l’abbonamento premium come i restanti 71 milioni di utenti paganti. E le stelline di rating sulla pagina Spotify del Google Play Store hanno iniziato a cadere precipitosamente.

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